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Dei 68 milioni di vetture prodotte 27,5 milioni arrivano dalla Cina e 14,8 dall’Europa: dall’Italia solo 300 mila

Dei 68 milioni di vetture prodotte 27,5 milioni arrivano dalla Cina e 14,8 dall’Europa: dall’Italia solo 300 mila
La produzione italiana di autovetture nel 2024 ha perso circa il 43% fermandosi a 310.000 unità, solo il 2,1% della produzione europea per un'industria riconosciuta come fondamentale per il nostro PIL.

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L’Italia resta indietro nella transizione energetica (con le auto alla spina tra elettriche pure e Plug-In ferma al 7,6% di quota, rispettivamente pesano il 4,2% e il 3,4%), ma anche nella produzione: in un’Europa già surclassata dalla Cina, che nel 2024 ha sfornato 27,5 milioni di vetture, con una produzione lo scorso anno di 14,8 milioni, solo 310 mila arrivano dal Bel Paese. Parliamo di una perdita anno su anno del 43%.

Questi sono alcuni dei dati presentati nella 28ª edizione della Sintesi Statistica dell’UNRAE, che evidenzia come il 2024 abbia segnato per il settore automotive italiano una sostanziale stagnazione del mercato: i 1,559 milioni di unità immatricolate, a -0,5% rispetto ai 1,566 milioni del 2023, confermano ancora un sostanziale gap (-18,7%) rispetto ai 1,917 milioni del 2019.

“Il 2024 è stato per l’Italia un altro anno perso – dichiara il Direttore Generale di UNRAE Andrea Cardinali – Perso per la transizione energetica, che con l’Ecobonus lungamente atteso, poi celebrato e infine cestinato, ha continuato ad arrancare con un infimo 7,6% di auto ricaricabili, 1/3 della media europea, fra incentivazione intermittente e mal congegnata, infrastrutture pubbliche inadeguate e ricariche a costi elevati. Perso anche per il rilancio della produzione nazionale, scesa al minimo storico di vetture prodotte nel Paese, soltanto 310.000. Perso anche per la riforma fiscale delle flotte, nel secondo anno della delega al Governo. Con un nulla di fatto per le aziende e un incoerente provvedimento sul fringe benefit a fine anno, che ha stravolto senza preavviso né consultazioni l’unica norma improntata alla neutralità tecnologica”.

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L’Italia è ultima nella classifica della transizione energetica

L’Italia è anche all’ultimo posto fra i maggiori mercati europei in termini di transizione (come detto la penetrazione di EV e PHEV sfiora il 7,6%): in Spagna sono all’11,4%, nel Regno Unito 28,2%, in Francia e Germania rispettivamente 25,4% e 20,3%.

Questo ritardo nella transizione energetica si riflette direttamente sulle emissioni di CO₂ in modesta riduzione a 119,1 g/Km e pertanto ancora distanti dalla media UE27 di 107,8 g/Km.

Prosegue il declino del diesel che perde ulteriori 3,7 punti percentuali, scendendo al 13,8%; mentre le motorizzazioni a benzina salgono al 29,2%. Si conferma la crescita delle ibride, che ormai hanno raggiunto il 40,0% di quota di mercato.

Per quanto riguarda gli altri comparti, i veicoli commerciali leggeri chiudono con una crescita dell’1,1% a 198.600 unità, con il diesel che risale a quota 83,7% mentre gli elettrici puri retrocedono a un esiguo 1,9%. I veicoli industriali registrano un lieve calo dello 0,8% a 28.500 unità, mentre rimorchi e semirimorchi proseguono la forte flessione con -13,6% a 13.450 unità. Mercato molto dinamico per gli autobus (+20,6% a 4.960 unità), grazie ai finanziamenti del PNRR e ad alcune importanti gare per il rinnovo del parco circolante.

Il problema è la ricarica?

Secondo i dati Unrae, è insufficiente la capillarità delle infrastrutture di ricarica pubbliche, nonostante i 63.000 punti al 31 marzo 2025, di cui il 18% con potenza pari o superiore a 50 kW e il 6,4% con potenza superiore a 150 kW, abbiamo 12,7 punti di ricarica ogni 100 km di strade e quindi ci piazziamo solo sedicesimi in Europa (la media europea è di 18,4 punti ogni 100 km).

Siamo vecchi, vecchi, vecchi… ma le nostre auto di più

Secondo la Sintesi Statistica, a fine 2024:

  • oltre 40,5 milioni di autovetture in Italia avevano una età media di 13,0 anni (21,8% ante Euro 4),
  • oltre 4,5 milioni di veicoli commerciali leggeri avevano età media di 14,8 anni (37,2% ante Euro 4),
  • 752.000 veicoli industriali di 14,7 anni (49,4% ante Euro V),
  • 63.200 autobus avevano età media di 11 anni (26,3% ante Euro 4).

Il panorama internazionale della produzione: dominio all’Asia

Nell’Europa a 31 (Unione europea più Regno Unito, Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera) nel 2024 sono stati immatricolati 12,96 milioni di vetture: l’Italia con i suoi 1,559 milioni pesa il 12% del totale.

A livello mondiale, secondo i dati OICA, nel 2024 sono state immatricolate circa 67,5 milioni di autovetture, di cui il 65,2% in Asia, il 17,1% in Europa Occidentale, il 6,0% in Europa Orientale, il 5,7% nel mercato Nafta (USA, Canada, Messico), il 4,7% in Centro e Sud America.

Nello stesso periodo, nel mondo sono state prodotte circa 68 milioni di vetture: con 47,3 milioni circa l’Asia copre il 69,8% della produzione mondiale, e più della metà di questa quota (27,5 milioni circa) è fabbricata in Cina; l’Europa Occidentale rappresenta il 13% della produzione mondiale, l’Europa Orientale l’8,8% circa, i Paesi Nafta il 3,8%, il Sud America il 3,2% circa, mentre una piccola quota residua viene prodotta in Africa (1,3%).

La produzione italiana di autovetture nell’ultimo anno ha perso circa il 43% fermandosi a 310.000 unità, il 2,1% della produzione europea.

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