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Stop alla clausola di salvaguardia: pienamente operative le nuove aliquote dei fringe benefit

Stop alla clausola di salvaguardia: pienamente operative le nuove aliquote dei fringe benefit
In attesa della clausola di salvaguardia i Fleet manager sin da quando le nuove aliquote dei Fringe benefit erano in discussione nelle commissioni - già a novembre 2024 - hanno "allungato tutto il possibile", per poi "accelerare le nuove immatricolazioni dov'è possibile".

IN QUESTO ARTICOLO

Tempo scaduto. La clausola di salvaguardia ormai è evaporata. Chi aveva fatto i salti mortali – anche a colpi di promesse, rilanci e chissà cos’altro – per  programmare le consegne di nuove auto ai propri colleghi entro il 30 giugno di quest’anno (e lo si è visto anche nei numeri, visto che il noleggio a lungo termine ha continuano a macinare segni più nelle nuove immatricolazioni…) ora, forse, si può rilassare. Ormai le nuove aliquote dei fringe benefit sono “legge”.

I Fleet&Mobility Manager navigano comunque nell’incertezza e sommersi da innumerevoli dubbi e domande. Cercheremo di fugarne qualcuno nell’incontro digital giovedì 3 luglio intitolato CARO FISCO TI SCRIVO tra il fiscalista Francesco delli Falconi e Best Mobility.

Best Mobility è l’associazione nata con lo scopo di valorizzare e sviluppare il ruolo del Fleet&Mobility manager e di tutte le funzioni aziendali coinvolte nella mobilità, attraverso la promozione di contenuti e competenze nell’ambito della mobilità sostenibile, in tutte le sue evoluzioni, seguendo tre parole chiave: DIALOGO, CONDIVISIONE e FORMAZIONE.

Leggi Anche: Clausola di salvaguardia sulle aliquote dei fringe benefit per le auto aziendali, finalmente! 

Nuove aliquote dei fringe benefit: cos’hanno fatto i Fleet manager?

In attesa della clausola di salvaguardia, che ha visto una mera accelerazione delle immatricolazioni ove è possibile, i Fleet manager sin da quanto le nuove aliquote dei Fringe benefit erano in discussione nelle commissioni – già a novembre 2024 – hanno “allungato tutto il possibile”. “È una bomba per noi. Stiamo impazzendo”.

Questi sono solo alcune dei commenti di alcuni dei 98 Fleet manager (che gestiscono oltre 83.000 veicoli) che abbiamo interpellato per la Instant Survey dal titolo “Caro Fisco ti scrivo”, presentata nel corso dell’undicesima edizione del Fleet Motor Day. Commenti rincarati dopo la presentazione della survey, nonché sui social: “#stiamo impazzendo. “Houstonabbiamounproblema” ha scritto su Linkedin la Corporate Fleet manager & Indirect procurement di PQE Alessandra Del Dottore“.

Le ha risposto il collega Fleet & Mobility manager di Sammontana Silvio Fornera, citando il grande Antonio De Curtis, in arte Totò: “…Dunque, noi vogliamo sapere, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare. Sa, è una semplice informazione. Noio volevam savuàr l’indiriss…”. Ora però la direzione è – o sembra – segnata. Non per nulla a maggio il plug-in ha visto un vero e proprio boom di immatricolazioni, più dell’elettrico. 

Leggi Anche: L’impatto della nuova fiscalità sull’auto aziendale, i risultati della survey di Fleet Magazine

La confusione regnava sovrana

 “Siamo tutti in una situazione di stallo, non sappiamo dove andare. E vedo che siamo tutti sulla stessa barca. C’è confusione anche fra i driver, che mi contattano dopo ogni nuovo articolo sui giornali – ha raccontato Cristian Espertini, Fleet e Mobility Manager di Gi Group Holding -. Mi sono ritrovato nei risultati della survey sulla questione fiscale. Sono argomenti su cui ci stiamo interrogando, cambieremo il mix, ci prendiamo del tempo”. La confusione anima tutti: anche i fan dell’elettrificazione, anche chi non ha la “sventura” di avere full hybrid in parco (trovandosele da un giorno all’altro tassate come le diesel), anche con chi si è consultato con uno stuolo di fiscalisti aziendali.

I professionisti del fisco non sono meno in difficoltà, perché se le regole sono incerte è difficile dare pareri certi. “Ci fanno tante domande ma non sempre abbiamo tutte le risposte”, come ha detto sul palco dello Spazio Novecento anche Francesco delli Falconi – Partner CMS Adonnino Ascoli & Cavasola Scamoni, che ha commentato per noi la survey assieme al presidente di Aniasa Alberto Viano. Un‘incertezza, una nebbia che con il nostro convegno abbiamo cercato di diradare. Così come ha fatto – almeno in parte – proprio al termine del Fleet Motor Day l’Esecutivo votando in Commissione delle attività Produttive un emendamento nel DL Bollette – a “soli” due mesi dalla “scadenza” – su una clausola di salvaguardia per le auto aziendali ordinate nel 2024 e consegnate entro il 30 giugno.

Con le elettriche, però, che potevano scegliere “le nuove aliquote per i fringe benefit”, rispettivamente al 10 e al 20% del costo chilometrico calcolato su una percorrenza di 15.000 chilometri annui. 

Fiscalità centrale

“La fiscalità per il settore del noleggio è un aspetto centrale” spiega Viano, che ha ricordato come sia questa la leva utilizzata per spingere le flotte verso l’elettrificazione.  Una strategia non solo italiana, ma europea: il Piano europeo per l’automotive, infatti, identifica le flotte aziendali come settore chiave per l’elettrificazione della mobilità e la Commissione UE intende adottare ulteriori azioni per rendere le flotte aziendali più eco-compatibili. Un’intenzione che spesso, però, non fa i conti con la realtà.

“Questa brusca accelerazione e penalizzazione delle motorizzazioni non alla spina si sta traducendo in un grosso impatto in termini di maggiori oneri fiscali per i dipendenti – prosegue Viano –, aumentando quel cuneo fiscale che si voleva diminuire, e in una ricerca di proroghe per rimandare l’impatto fiscale più avanti possibile. La proroga dei contratti comporta una mancata immatricolazione e un rallentamento del mercato”.

Il settore del Noleggio a lungo termine, infatti, ha registrato nel primo trimestre dell’anno una perdita di immatricolazioni, in capo alle imprese del settore, di quasi il 28%, compensato dalle politiche commerciali delle case automobilistiche che invece hanno sostenuto le immatricolazioni nel canale Noleggio, grazie alle captive legate a brand automotive, in crescita di oltre il 60%. 

L’effetto immediato sulle flotte

In ogni caso le nuove aliquote per i fringe benefit sono legge. Premiando le full electric, con il 10% di fringe, e le Plug-in, con il 20%, mentre tutte le altre salgono al 50%, penalizzando così fiscalmente sia i dipendenti, sia le aziende che scelgono vetture benzina – anche Full hybrid – e diesel. Perciò, prima del pannicello caldo dell’emendamento sulla clausola di salvaguardia, abbiamo chiesto “Che effetti immediato hanno avuto le nuove aliquote sui fringe benefit per la vostra flotta?

E ben il 42% dei rispondenti ha scelto di rinviare il rinnovo del proprio parco veicoli, allungando i contratti esistenti. Se per il 36% non cambia nulla – o forse non hanno contratti in scadenza o non i sono informati… – il 10% ci ha detto che ha rinegoziato con le società di noleggio a lungo termine la motorizzazione o l’auto in toto precedentemente contrattualizzata. 

 

E più a lungo termine?

Le nuove aliquote dei fringe benefit comportano poi più a lungo termine una inevitabile revisione delle Car policy/Car list, per ben il 58% dei Fleet & mobility manager interpellati, con “solo” il 18% che non farà nulla di tutto questo. Interessante sottolineare che ben il 9% delle aziende elimina, o lo farà a breve, la presenza di auto termiche in flotta. L’8% introduce o introdurrà a breve un budget mobility, che va incontro a quel 3% di chi vuole rinunciare all’auto aziendale. Il budget di mobilità potrebbe essere usato su altri mezzi di mobilità, oppure anche facendo anche un downgrading dell’auto che spetterebbe al driver.

Pericolo rincari

La nuova fiscalità delle auto aziendali preoccupa, e molto, i Fleet & mobility manager, dal punto di vista dei costi in aumento. Infatti il 25% ha affermato che teme dei costi maggiori dei canoni, anche del 20-30%, mentre il 20% si dice preoccupato di una esplosione dei costi di ricarica – meno – e di rifornimento – di più, naturalmente per le plug-in-. Anche qui nell’ordine del 30%.

I maggiori costi di carburante per le plug-in preoccupano diversi fleet manager, specialmente chi non è pronto (per diverse ragioni) all’elettrico, e userà a malincuore le ibride plug-in in sostituzione delle diesel, pur sapendo che la flotta consumerà ed emetterà di più. Stefano Pedano, Head of General Affairs & WPS in Samsung Italia, ci ha detto: “Mi sono confrontato con più persone di altre aziende che le utilizzano e tutti mi indicano che le auto plug-in se non ricaricate ottimisticamente riescono a percorrere oltre 10-11 chilometri al litro a causa del peso importante della batteria. Facendo qualche simulazione: l’azienda, convertendosi integralmente al plug-in, si troverà probabilmente a spendere almeno 1,3 volte in più per il carburante”.

 

 

Ahi, ahi, ahi Full hybrid

Questa decisione poi penalizza, e grandemente, una tecnologica, quella motorizzazione full hybrid che negli scorsi anni era stata individuata come la migliore per portare avanti la transizione nelle flotte. E che ora con le nuove aliquote è parificata alle termiche. Visto che molti le hanno prese proprio per sostituire le diesel (a cui ora sono fiscalmente equiparate) tanti ci hanno raccontato: “Privilegeremo il diesel: c’è il rischio che le full hybrid escano dalle car list”.

Quindi il 33% degli intervistati sarà costretto a farle uscire dalle nuove car list, mentre il 22% le cercherà di mantenerle in flotta finché sarà possibile. La stessa percentuale di Fleet & mobility manager dice invece che le manterrà normalmente in flotta, con il 21% invece che non le mai inserite in flotta. L’1% invece degli interpellati ne acquisterà qualcuna per uso interno.

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