In America lo chiamano whistleblower, da noi si dice gola profonda. Entrambi i termini indicano qualcuno in possesso di informazioni segrete e così rilevanti da aver la forza di cambiare il corso degli eventi. Di poter, ad esempio, pesantemente colpire una tra le più potenti case costruttrici di automobili. Lo sconosciuto Lukasz Krupski, oggi, ha il potere di far tremare Elon Musk. Ma iniziamo dal principio…
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La scintilla iniziale
È il 2019 e ci troviamo in Norvegia, dentro uno store Tesla che si prepara a uno dei classici eventi di presentazione dei nuovi prodotti. A occuparsi di rendere le auto presentabili c’è l’operaio 34enne Lukasz Krupski. Un tipo tranquillo ma determinato, col sangue freddo e le idee chiare. Uno di quelli che a prima vista non definiresti un possibile eroe, ma che si rivela tale quando le cose si fanno difficili.
Un collega di Krupski, un tecnico, attua alcune modifiche ai dispositivi di ricarica delle auto. Modifiche non autorizzate. Brilla la prima scintilla, in meno di un minuto il cavo di ricarica prende fuoco. Krupski, a mani nude, lancia via il dispositivo in fiamme prima che queste possa espandersi al resto dell’esposizione e, con delle coperte improvvisate, placa l’incendio. Le auto sono salve, il negozio anche, così come tutti i presenti. L’unico a finire in ospedale è Krupski stesso, per via delle ustioni riportate durante il salvataggio.
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Dai ringraziamenti alle minacce
L’azione di quel semplice operaio è così epica da guadagnarsi gli elogi del Ceo in persona. Elon Musk manda comunicazioni a tutti, ringraziando il giovane dipendente: “Se non fosse stato per lui, anche l’auto si sarebbe incendiata”. Ma Krupski non è del tutto d’accordo, le auto non si sarebbero incendiate e la sua pelle ustionata se in negozio fossero stati presenti degli estintori, se le auto non fossero state circondate da materiali infiammabili, se ci fosse stato qualcuno addestrato davvero a gestire emergenze del genere.

Le accuse di Krupski non piacciono ai suoi superiori, e non sono ben viste neppure dai suoi pari. Una volta rientrato a lavoro, la sua postazione viene rilegata in un seminterrato, le prese in giro fioccano, così come insulti e aggressioni. Qualcuno arriva persino a minacciarlo di accoltellarlo con un cacciavite. Ma non si può licenziare qualcuno solo perché si è lamentato, così si iniziano a mettere in dubbio le sue performance e la capacità di gestire le scadenze. Dopo tre anni di mobbing spudorato, Krupski viene licenziato per “cattiva condotta e pessima influenza sui colleghi”.
La soffiata
Il mite Krupski si è rivelato inaspettatamente in grado di trasformarsi in eroe e, poco dopo, anche in grado di diventare un cattivo, il più pericoloso antagonista di Elon Musk. Assieme agli oggetti personali conservati nel cassetto della scrivania, prima di lasciare la sede Tesla Krupski ha portato via con sé anche un consistente faldone di dati sensibili. Non che ci abbia messo molto: pare che nome, cognome, recapiti e stipendi di tutti i lavoratori Tesla (compreso lo stesso Elon Musk) sia tranquillamente reperibili sul software aziendale.

Krupski ha inoltre fotografato la dimostrazione pratica delle precarie regole di sicurezza attuate in azienda. Ancora, l’eroe della vendetta è entrato in possesso di migliaia di rapporti sugli incidenti e di comunicazioni interne che segnalano difetti nel software di assistenza alla guida dell’Autopilot Tesla.
Cosa ne ha fatto Krupski di tutte queste a dir poco sensibili informazioni? Le ha consegnate al quotidiano tedesco Handelsblatt (da cui sono riprese tutte le informazioni) ne ha poi parlato con il New York Times e, infine, ne ha discusso con Aaron Greenspan, blogger di fama mondiale da anni impegnato nella lotta alle big tech (fece causa a Google e vinse, tra le altre cose).
Le indagini e il processo
Le informazioni diffuse da Krupski hanno attirato l’attenzione dell’Autorità per la Protezione dei Dati nei Paesi Bassi, che sta indagando per capire in che modo Tesla abbia violato le leggi sulla privacy dei proprio dipendenti. Analogamente, la NHTSA degli Stati Uniti sta indagando sul ruolo dell’Autopilot Tesla in diversi incidenti stradali e, per finire, la SEC ha sollevato dubbi sulle pratiche contabili della società.

Presto Lukasz Krupski finirà in tribunale faccia a faccia con Elon Musk. L’operaio, disoccupato e con i risparmi agli sgoccioli per le spese legali, spera in un risarcimento per le vessazioni subite e l’ingiusto licenziamento. Musk, dal canto suo, ha intenzione di far pagare caro il furto di dati all’ex dipendente.
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