Acciaio a basso impatto ambientale e combustibili sostenibili, biocarburanti o e-fuel, dovranno sostenere il taglio alle emissioni prodotte dalle Case automobilistiche, ma il motore a combustione è stato “salvato” dalla revisione giunta il 16 dicembre.
La Commissione Ue ha quindi rivisto il divieto totale di vendita di auto a benzina e diesel che doveva scattare nel 2035 in favore del solo elettrico.
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Se infatti per questa data era previsto un taglio del 100% alle emissioni dell’industry, ora quel taglio dovrà essere “solo” del 90%, riportando in campo le vetture tradizionali.
Sul mercato quindi continueremo a trovare anche modelli non completamente elettrici o alimentati a idrogeno, come gli ibridi plug-in e i veicoli con range extender.
Il pacchetto lancia un segnale al mercato: il 2035 resta, l’auto elettrica resta, ma l’industria avrà maggiore flessibilità nel raggiungimento degli obiettivi di CO2.
Cosa succede per le flotte
Le flotte, spiega la commissione, dovranno sostenere la diffusione dei veicoli a zero e a basse emissioni: ci saranno quindi quote di elettrificazione che i parchi auto delle aziende dovranno rispettare già a partire dal 2030.
Gli obiettivi saranno scelti Stato per Stato e rifletteranno il grado di maturità del mercato. Saranno i governi a dover comunicare alla Commissione il numero totale di veicoli aziendali immatricolati dalle grandi imprese, includendo la quota di veicoli a zero e a basse emissioni.
Queste informazioni devono essere comunicate separatamente per le autovetture e per i furgoni.
A questo si affiancherà un pacchetto di sostegno per il settore automobilistico (con tagli agli investimenti per le aziende stimati in circa 706 milioni di euro all’anno) che semplificherà anche gli oneri burocratici, garantendo una maggiore certezza degli investimenti per le Case auto che fino ad oggi si sono trovate a dover credere da sole nell’elettrico sviluppando motori e architetture senza un supporto da Bruxelles.
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