La storia dell’automotive è costellata di geni, ingegneri ed esperti, ma anche di completi outsider. A portare la plastica nelle automobili, ad esempio, non fu un addetto ai lavori ma un marchese che nella vita si occupava di tutt’altro (essenzialmente di seguire i propri sogni). Questa è la storia di Roland de la Poye a cui si deve l’invenzione del Citroën Mehari, il fuoristrada che riusciva a trasportare le uova sul pianale senza romperne neppure una.
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Roland de la Poye, il nobile eroe dei cieli
Roland de la Poye nasce in Alvernia, in Francia, nel 1920. È figlio di una nota famiglia dell’aristocrazia francese e, come molti suoi coetanei, scelse di abbandonare le comodità e lottare per la propria patria durante la Seconda Guerra Mondiale. Si arruola in aeronautica a soli 19 anni e, in meno di 12 mesi, ottiene il brevetto di volo. Quando l’offensiva nazista avanza in Europa, viene trasferito nell’Africa Equatoriale, per poi rientrare in Inghilterra con lo Squadrone City Glasgow, l’unico in possesso dei modernissimi caccia Spitfire.

Nel 1942 si candida volontariamente per la prima missione in Russia e da quel momento, fino alla fine della guerra, otterrà il traguardo di 16 abbattimenti – che gli valgono il titolo di capitano. Dopo ulteriori missioni tra l’Unione Sovietica, il Belgio e la Yugoslavia, lascia l’aeronautica nel 1947, con al petto 6 preziosissime medaglie. Aveva appena 27 anni.
Cosa c’entra de la Poye con l’automotive
A guerra finita, quando il suo coraggio non serviva più, Roland si reinventò industriale, investendo il capitale di famiglia in una fabbrica, la SEAB, dedicata al prodotto che stava rivoluzionando il mondo: la plastica. Tra i suoi clienti c’era anche Citroën, di cui lo stabilimento utilizzava i veicoli commerciali per logistica e consegna.
Un giorno, una delle furgonette Citroën uscì di strada, finendo in una scarpata e ribaltandosi più volte: ne uscì semidistrutta. Così de la Poye decise di smontarne il telaio e sostituirlo con uno di propria costruzione, naturalmente in plastica.
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La nascita della Citroën Mehari
Fu così che nacque la Mehari, che fiero de la Poye presentò personalmente a Pierre Bercot, l’allore presidente Citroën. “Interessante, la commercializzeremo” rispose il costruttore, intenzionato a pagare il brevetto al nobile collega e produrre internamente le vetture. Ma Roland non era tipo da cedere la gloria ad altri: fu negli stabilimenti SEAB che nacquero, infine, le prime 8 Mehari, presentate alla stampa in un evento che passò alla storia.

Era il 1968 e un folto gruppo di giornalisti fu portato su un campo da golf di Deauville. Le auto, brillanti e coloratissime, erano posizionate accanto a splendide modelle in costume: ognuna intenta a lascia immaginare un possibile utilizzo del nuovo fuoristrada. C’erano le pompiere, le contadine e le spensierate in costume da bagno. Al Salone di Parigi dello stesso anno, la Mehari ottenne 500 prenotazioni ancor prima della fine della kermesse.
Mehari, ispirata a un dromedario
L’intuizione di Roland de la Poye fu prendere il telaio Citroën, quello della 2CV, e montarci sopra una carrozzeria interamente in plastica. Il motore era un 2 cilindri da 29,6 CV capace di una velocità massima di 110 km/h e il peso era poco più di 400 kg. A renderla grandiosa l’intuizione dell’ingegnere Jean-Louis Barrault: la modularità. Il parabrezza è abbattibile, il tetto in tela si toglie, i sedili posteriori si ripiegano e si possono aggiungere portiere e coperture laterali.
Il nome Mehari è quello di una razza di dromedari dell’Arabia meridionale, utilizzati per secoli come animali da corsa e da combattimento perché veloci, resistenti e in grado di sopravvivere lì dove chiunque altro perisce. Proprio ciò a cui puntava de la Poye, una vettura che beveva poco e andava ovunque, senza sforzo.
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La breve ma intensa vita del fuoristrada di plastica

La Citroën Mehari restò in produzione appena vent’anni, dal 1968 al 1987, per un totale di 145.000 esemplari. In appena un ventennio, di vite ne visse parecchie. Fu in missione con l’esercito francese in configurazione paracadutabile. Alla Parigi-Dakar del 1980 si trasformò in ambulanza, mentre i ricchi europei la utilizzavano come accessorio prediletto delle vacanze a Capri e Saint-Tropez.
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