Quella tedesca è stata, per lungo tempo, l’industria automobilistica più importante d’Europa. La più redditizia, la più ricca. Oggi le cose sono cambiate, il Made in Germany è in crisi, così nel resto del Vecchio Continente. Transizione energetica, crisi dei chip, mancanza di materie prime, conflitti internazionali ma, più di ogni altra cosa, la spietata concorrenza dei costruttori cinesi. E allora che si fa? Si sale sul carro del vincitore e ci si trasferisce tutti lì da dove arrivano le auto elettriche più tecnologiche ed economiche. “In Cina per la Cina”: è la nuova strategia di Volkswagen e Mercedes-Benz.
Volkswagen può produrre interamente in Cina
Nell’ultimo anno, Volkswagen ha avviato una campagna di riduzione del personale in Germania, con l’obiettivo di tagliare circa 35.000 posti di lavoro entro il 2030, passando a meno di 100.000 dipendenti. Nel frattempo, almeno 2.100 nuovi dipendenti saranno assunti a Hefei, dove si trova il nuovo stabilimento Volkswagen in Cina.
La testata tedesca Frankfurter Allgemeine Zeitung ha ribattezzato Hefei “una specie di seconda Wolfsburg in Cina”. In realtà, la fabbrica asiatica non avrà alcun bisogno del supporto della storica sede europea. Per la prima volta nella storia Volkswagen sarà in grado di sviluppare modelli e piattaforme senza alcun apporto della fabbrica in Germania. A Hefei ci sarà tutto: software, hardware, assemblaggio ecc…
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Anche Mercedes in Cina per la Cina
Sulla scia di Volkswagen, anche Mercedes-Benz punta a una produzione “il più vicino possibile al 100% in Cina per la Cina”. A dirlo è stato il presidente del Cda Ola Kallenius al settimanale tedesco Automobilwoche, affermando che “non siamo ingenui. Siamo realistici. I prossimi anni in Cina saranno difficile”.
Anche la casa della stella sembra dunque più interessata a recuperare quota nel mercato cinese che in quello casalingo, con nuove vetture ideate, progettate e realizzate direttamente in loco. Mentre in Germania è in atto una portentosa spending review, a cominciare da quella al personale amministrativo, cui sono state promesse buonuscite da record in cambio di un licenziamento volontario (così da evitare problemi sindacali).
La prossima sarà Bmw?
“La Cina rappresenta una sfida molto significativa, su questo siamo tutti d’accordo. – ha dichiarato l’ad di Bmw Ungheria Hans-Peter Kemser – Dobbiamo anche prendere atto che i produttori cinesi stanno arrivando in Europa. Questo è un dato di fatto”. E allora perché non dar inizio alle danze, mentre i cinesi arrivano in Europa, far sì che gli europei si spostino in Cina?
Bmw, d’altronde, aveva iniziato già da tempo. Nel 2024 erano stati investiti circa 2,6 miliardi di euro per la conversione dello stabilimento cinese di Shenyang alla produzione di veicoli elettrici, con collaborazione con la società statale cinese Brilliance China Automotive, con cui è in corso una joint venture.
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