La Cina si delinea in modo sempre più nitido come la prossima grande potenza automotive. E non solo grazie ai nuovi, numerosissimi, brand in arrivo sul mercato occidentale, ma anche e soprattutto grazie alle alleanze con le case automobilistiche occidentali, giapponesi e coreane. Ma c’è chi sembra non vedere di buon occhio queste joint venture.
Il ministro Tajani preoccupato per le joint venture
Al margine di un evento sull’indipendenza energetica organizzato da Forza Italia alla Camera dei deputati, il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è espresso sulle collaborazioni con la Cina nell’industria automobilistica. Collaborazioni che, per Tajani, “vanno valutate attentamente”.
Bisogna stare attenti alla concorrenza sleale e alla reciprocità nei rapporti. Quindi bisognerà valutare, e il ministro del Made in Italy Adolfo Urso valuterà, quello che si deve fare. Poi in Consiglio dei ministri eventualmente ci saranno delle decisioni. Se poi sono iniziative private valuteremo.
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Che cos’è una joint venture
La joint venture è un accordo di collaborazione tra due o più imprese. Le imprese che sottoscrivono questo tipo di contratto realizzano un progetto comune, mettendo in condivisione know-how e capitali.
Esistono due tipi di joint venture:
- Contrattuale, che prevede la collaborazione e la condivisione di expertise tra due imprese senza stabilire un nuovo soggetto giuridico, stabilendo a priori gli obblighi delle singole imprese e le eventuali ripartizioni di utili o perdite
- Societaria, che dà origine a un nuovo soggetto giuridico e può essere assimilata alla società di capitali o a una società di persone
Per quel che riguarda il know how messo a disposizione, le joint venture possono essere distinte in:
- Orizzontali, create da imprese che svolgono attività simili e che uniscono le forze per la realizzazione di un progetto troppo impegnativo per la singola impresa
- Verticali, che implicano l’impiego di attività diverse e disomogenee tra loro
Le joint venture cinesi nell’automotive
L’unico brand automobilistico occidentale che è riuscito a ottenere il permesso di aprire un proprio stabilimento in Cina è Tesla. Tutti gli altri, tanto occidentali quanto giapponesi, devono sottostare a una stringente regola governativa che impone la creazione di un’alleanza e la condivisione dell’azionariato con gruppi industriali locali per avviare la produzione in loco.

Per questo motivo sono nate joint venture come SAIC-General Motors, GAC-Mitsubishi, Dongfeng-Citroen, FAW-Toyota, SAIC-Volkswagen. Inizialmente, tali alleanze si sono mostrate strumenti preziosi per usufruire del know-how asiatico per la creazione di nuovi modelli e rafforzare la propria presenza sul mercato cinese con la gamma già esistente.
Ma con il tempo le joint venture hanno perso la loro efficacia. Attorno a metà degli anni ’10 del terzo millennio, la quota di mercato dei marchi alleati superava il 40%. Ma dal 2016 in poi le vendite sono costantemente in calo rispetto al mercato generale, tant’è che, ad esempio, Honda ha preferito sciogliere l’alleanza con Acura-GAC nel 2023 e lo stesso ha fatto Mitusbishi.
A pesare è la forte interferenza del governo cinese sulle strategie industriali e il chiaro aiuto offerto ai brand locali. Nel 2023, riportano i dati dell’Associazione Cinese dei costruttori, la quota dei marchi nazionali ha superato la soglia del 60%, rendendo sempre più marginale quella dei brand delle joint venture.
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