In Italia è passata alla storia come Polo Arlecchino, in Germania e nel resto d’Europa continentale è chiamata Polo Harlekin, mentre è Harlequin nel Regno Unito (ce n’è quindi anche una versione con guida a destra).
Nata nel 1995, la carrozzeria è a blocchi colorati. Questi i quattro colori utilizzati, ripresi dalla tavolozza ufficiale del modello:
- Blu Chagall
- Rosso Flash
- Giallo Ginestra
- Verde Pistacchio
Ma come venne in mente a Volkswagen di realizzare un modello del genere?
COME NAQUE LA POLO ARLECCHINO
Doveva essere un’auto dimostrativa, usata dal marketing per promuovere la terza generazione della Polo, evidenziarne il design e le possibilità di personalizzazione nonché il nuovo metodo di produzione “Baukasten” (basato sulla modularità) introdotto proprio in concomitanza con il lancio della nuova Polo.
Guarda anche: 50 anni di Polo: l’incredibile storia della berlina Volkswagen
Ogni colore rappresenta un elemento costruttivo: blu per la guida, giallo per l’equipaggiamento, rosso per gli optional e verde per i colori della vernice.
Inizialmente vennero prodotte circa 20 auto “puzzle” dove ogni pannello della carrozzeria aveva un colore diverso.
Piacque così tanto al pubblico che Volkswagen decise di farne una serie limitata a 1.000 unità, che andarono subito esaurite. La produzione è arrivata a 3.806 esemplari, per poi cessare nel 1999.
Combinazioni casuali
I colori erano quelli, ma non erano predefiniti (le singole parti potevano essere di qualsiasi colore). Il cliente non sceglieva la disposizione dei colori, ma c’era un elemento sorpresa: la scocca poteva essere blu, verde, rossa o gialla e così le portiere, il cofano e ogni singolo elemento della vettura, compresi i coprimozzi centrali in plastica colorata.
La Golf Harlequin
La carrozzeria a quattro colori venne riproposta anche sulla terza generazione della Volkswagen Golf venduta negli Usa, ma non ebbe il medesimo successo e se ne vendettero solo 264 esemplari.
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