Si chiama Adrian Clarke, è un ex dirigente di Tesla ed è alla giuda della joint venture fra Northvolt e Volvo Cars. Novo Energy (di cui appunto l’ex dipendente di Elon Musk è CEO) è nata per la produzione di celle per batterie e mira a essere una delle più grandi realtà europee nel settore.
Se ne parla dal 2022 e a febbraio le aziende avevano assicurato l’arrivo di Clarke, ma la produzione a piena capacità (50 GWh all’anno) non inizierà prima del 2026. Il progetto fa parte di una strategia più ampia di Volvo per diventare completamente elettrica nei prossimi anni (si è parlato del 2030, ma il piano sembra essere stato posticipato) e includerà anche un centro di ricerca e sviluppo, ma al momento il decollo è rallentato dalla necessità di tenere i conti in ordine (ovvero evitare l’emorragia di risorse in un periodo che non vede di buon occhio l’elettrico) e quindi ha dovuto rivedere i propri piani di sviluppo.
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Adrian Clarke, one-man-show di Novo Energy?
Il centro di ricerca e produzione sarà a Göteborg, a due passi dalla sede centrale di Volvo quindi, e richiede un investimento di circa 3 miliardi. Secondo la Casa, il sito creerà “alcune centinaia di posti di lavoro” e renderà Volvo “uno dei pochi marchi automobilistici a rendere lo sviluppo e la produzione di celle batteria parte delle sue capacità ingegneristiche end-to-end”.
“Il nuovo stabilimento di batterie sosterrà la nostra ambizione di avere una rete di produzione completamente neutrale dal punto di vista climatico e di garantire una fornitura di batterie di alta qualità per gli anni a venire”, ha affermato Javier Varela, responsabile dell’ingegneria e delle operazioni di Volvo Cars.
Con il lancio di XC60 elettrica, Volvo ha accesso a 15 GWh di batterie all’anno dall’attuale impianto di Skellefteå di Northvolt.

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