L’aftersales sempre più centrale nel mondo automotive. Lo ha svelato anche Gianluca Di Loreto, Partner Bain & Company, “senza poterlo scrivere” ha precisato, raccontando come prima del Covid lo chiamavano tanti fondi di private equity per investire nelle Case auto, dopo il Covid – come avrebbe detto un famoso presentatore – “stop alle telefonate“, per poi ripartire un anno e mezzo fa, “ma con un interesse diverso: sul mondo dei ricambi e dell’aftersales“. Un mondo questo in grande cambiamento, ma che si prospetta con migliori margini e fatturati in crescita – con l’incognita auto elettriche… – anche secondo Luca Montagner, Senior Advisor Automotive e Associate Director di ICDP per l’Italia. Due analisti guarda caso invitati alla consueta Convention annuale degli Arval Premium Center, presentati, anch’essi, con “sempre più centrali nelle strategie di Arval, anche perché stiamo passando da un focus vendite a un focus su qualità e servizi” ha esordito così Efrem Bresolin, direttore Aftermarket Networks del noleggiatore di Casa BNP Paribas in Italia.
Leggi Anche: La manutenzione è portavoce della qualità del noleggio secondo Arval.
Arval Premium Center: crescono in numero (poco) ma soprattutto in qualità
Al Th Resort di Lazise, sul Lago di Garda, Efrem ha poi raccontato come i centri di mobilità che fanno parte della Rete di riparatori preferenziali di Arval Italia sono 194 quelli multiservice, gli Arval Premium Center appunto e 1608 quelli specializzati nei singoli servizi di riparazione, gli Arval Center. Una convention all’insegna della “consapevolezza“, ha precisato il manager “che noi cercheremo di assicurare grazie anche a una sempre maggior digitalizzazione, per canalizzare al meglio i volumi sul territorio, anche in maniera predittiva, e per dare un servizio sempre migliore ai driver“.

Questi centri rappresentano il cuore della rete di servizi di Arval, e sono in grado di assicurare i più elevati standard nei servizi di manutenzione e assistenza dei quasi 300.000 veicoli che compongono la flotta Arval. Oltre a questo, gli Arval Premium Center sono veri centri di mobilità: molti di loro, infatti, forniscono alla propria clientela i prodotti Arval, dal servizio di auto sostitutiva, l’Arval Car Replacement (con una flotta di 12.000 auto) al noleggio a lungo termine o a medio termine, Arval Flex, oltre 7.400 auto, fino alla vendita di veicoli usati ex-noleggio, oltre 60.000 ogni anno, o ri-neloggiati, Arval Release, con già 3.000 sotto contratto, e rappresentano gli ambasciatori di Arval sul territorio, riportandone il logo e i colori. Un’offerta completa (vedi foto sotto) che, guarda ai trend del futuro, e che si completa anche con il Corporate car Sharing (2.000 auto), con le e-bike e con “una pletora di servizi in continua evoluzione che proponiamo. Anche grazie a voi” ha detto Alessandro Floria, Direttore Marketing & Digital di Arval Italia (foto sotto).

Arval Premium Center , le novità 2026
Il 2026 vedrà un importante focus sulla sostenibilità e lo sviluppo delle competenze, accelerando nella qualificazione della rete (anche con la certificazione Rina che sarà obbligatoria a fine 2026, ne mancano solo 6 da certificare), con la definizione di piani di sviluppo costruiti sulla base delle singole necessità di ogni centro, grazie all’attività di consulenza portata avanti dal team di Network Manager di Arval Italia basato sui dati raccolti e dall’intervento dell’Ai e dal machine learning.
“Contiamo per un terzo di dipendenti di Arval Italia, con oltre 400 persone, occupandoci di tutto ciò che è collegato al servizio dei veicoli – dall’assicurazione all’onboarding dei clienti, al recupero crediti, oltre naturalmente alla manutenzione -. Che sono quasi 300.000 oggi, cresciute nel 2025 del 6%, con 1,2 milioni di eventi riparativi, anch’essi in crescita di circa il 9%” commenta Manuela Palmieri, Global Operations Director di Arval Italia (foto sotto con Efrem Bresolin).

“Sono tre le leve principali su cui puntiamo: una maggior industrializzazione per migliorare l’efficienza operativa (investimenti in piattaforme relazionali, approvazione preventivi etc, machine learning e ai per dimensionare il network e programmare la manutenzione), la digitalizzazione e maggiori servizi proattivi” spiega Bresolin, sottolineando che tutto ciò “ha comportato una crescita della soddisfazione sia dei driver, sia di coloro che lavorano con noi“.
Leggi Anche: Post-vendita nell’era della transizione, i piani di Arval.
Arval premium center, da meccatronici a programmatori

Crescita anche del fatturato (vedi sotto) grazie anche al fatto che le nuove tecnologie fanno un reste dei brand di prodotto, affidandosi sempre di più di quelli aftermarket. “Ma bisogna essere grandi, crescere, per spalmare i costi su volumi più grandi. E’ meglio essere una testa di una acciuga o la coda di una balena?” chiosa Di Loreto.

Leggi Anche: Arval e l’importanza della Rete.
***
CONTINUA A LEGGERE SU FLEETMAGAZINE.COM
Per rimanere sempre aggiornato seguici sul canale Telegram ufficiale e Google News.
Iscriviti alla nostra Newsletter per non perderti le ultime novità di Fleet Magazine.