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Le auto a GPL sono convenienti, ma l’Europa vuole togliercele

Le auto a GPL sono convenienti, ma l’Europa vuole togliercele
In Italia circolano oltre 3,2 milioni di auto a GPL e le immatricolazioni tengono, complice il costo ridotto del carburante. Ma con le attuali normative europee è un tipo di motorizzazione destinato a sparire.

IN QUESTO ARTICOLO

Il GPL è una storia di successo italiana ed è l’unico carburante che non risente della crisi dei prezzi. La rete è sviluppata e i consumatori lo apprezzano e scelgono, ma è una motorizzazione destinata a essere cancellata in favore dell’elettrificazione.

GPL: condannato a “morire” per legge?

Le attuali normative europee prevedono dal primo gennaio 2035 target di riduzione CO2 al 90% rispetto ai livelli del 2021. Poiché il motore a GPL è un motore termico a combustione interna, le auto a GPL non potrebbero più essere vendute e le case automobilistiche stanno valutando la fine della produzione delle auto a gas entro i prossimi anni.

Un destino simile a quello delle auto a metano, ma con due importanti differenze:

  • I prezzi del GPL continuano a essere concorrenziali
  • Risultano al momento in commercio 62 modelli in 156 allestimenti disponibili (mentre non c’è una nuova produzione di auto a metano)

Il fatto che l’auto a GPL sia ancora concorrenziale e risponda alle esigenze di una fascia della popolazione la rende più difficile da “cancellare”.

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Tuttavia, si attendono urgenti notizie dall’Europa, dopo i recenti annunci di apertura sui biocarburanti, come spiega Matteo Cimenti, presidente di Assogasliquidi-Federchimica:

“Dobbiamo fare i conti con un convitato di pietra: Bruxelles.  La normativa auto della prima legislazione von der Leyen impone il passaggio totale all’elettrico nel 2035. Non si può più sostenere che quel tipo di approccio alla decarbonizzazione, che anche noi perseguiamo come obiettivo necessario, non abbia dei problemi di fondo. È una forzatura che porta al tracollo di un’industria europea che vale milioni di posti di lavoro e porta le famiglie a non comprare più auto nuove. Purtroppo, cambiare le norme è un processo lunghissimo e le aziende, compresi i produttori di auto, hanno bisogno di certezze a lungo termine”.

 “Al momento questa motorizzazione rimane fondamentale per lo sviluppo commerciale del brand in Italia”, ci ha comunicato Dacia, che sul GPL ha costruito buona parte del suo successo (in Italia, l’alimentazione a GPL viene scelta da circa 3 clienti su 4).

“Ovviamente non decidiamo noi le normative che portano ad adottare una certa strategia industriale, quindi il brand valuterà nei prossimi anni l’evoluzione delle normative per il comparto automotive che verranno imposte dal legislatore a livello europeo per verificare se ci saranno margini per produrre ancora la motorizzazione GPL”.

Perché il GPL funziona

Spiega Matteo Cimenti, presidente di Assogasliquidi-Federchimica: “In Italia circolano oltre 3,2 milioni di auto a GPL e le immatricolazioni tengono, è un prodotto consolidato presso il consumatore, dall’impronta ambientale ridotta. Il settore gode di buona salute, complice il costo del carburante che rispetto alla benzina consente di ottenere un risparmio di circa il 50% nell’utilizzo del veicolo”.

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Le ragioni per cui un consumatore sceglie l’auto a GPL sono semplici: prezzo di acquisto e costi di gestione vantaggiosi.  Il GPL consente di abbassare i costi, specie in momenti come questi, con i prezzi di altri carburanti alle stelle. Inoltre, il possesso di un’auto a GPL prevede:

  • l’esenzione o la riduzione del pagamento della tassa automobilistica di proprietà, a seconda delle Regioni;
  • l’accesso libero e gratuito nelle aree a traffico limitato di tanti centri cittadini;
  • La circolazione durante i blocchi del traffico grazie all’abbattimento delle emissioni

Infatti, il GPL è considerato un carburante a basso impatto ambientale, senza penalizzare le prestazioni e il piacere di guida.

“C’è un’ampia fetta di mercato che lo vuole”, spiega DFSK, marchio automobilistico cinese che in Italia propone impianti GPL direttamente in fase di acquisto del veicolo nuovo, con un impianto “Made in Italy”, realizzato dall’azienda specializzata Landi Renzo.

“La nostra tipologia di clienti cerca una vettura con il miglior rapporto qualità/prezzo, da utilizzare tutti i giorni, soprattutto per lavoro e la famiglia, senza farsi influenzare dalle mode. I modelli della gamma DFSK Glory bifuel aggiungono a tutti i contenuti del modello a benzina, anche la possibilità di sfruttare l’alimentazione a GPL e beneficiare di numerosi vantaggi economici e della riduzione dei costi di gestione. China Car Company offre una garanzia di 5 anni o 100.000 km inclusa nel prezzo sui nuovi modelli DFSK acquistati presso la rete dei concessionari ufficiali, diffusa in tutta Italia tramite punti vendita e assistenza.  Sulla gamma DFSK l’impianto costa 2.000 Euro + IVA. Campagne promozionali precedenti lo hanno fatto includere nel prezzo al cliente sull’intera gamma”.

Un prodotto italiano

Il GPL si è diffuso in Italia perché è un prodotto facile da trasportare, che arriva dappertutto. I fornitori sono diversi: arriva dal Nordafrica, dall’Africa subsahariana, dagli Usa e dal Mare del Nord, oltre che dal Medioriente.

“Non c’è un legame importante con la produzione russa o con il Golfo Persico, e questo rende il prodotto molto meno sensibile alle oscillazioni di prezzo”, spiega Cimenti.

La bioraffineria di Gela (foto Eni)

Il GPL oltre ad essere associato al processo estrattivo del gas naturale è anche un coprodotto della raffinazione: “L’Italia ha sempre avuto un’importante rete di raffinerie e il GPL è un modo per ottimizzare l’impiego di tutti i prodotti raffinati. Direi che ora circa il 70% del GPL che usiamo ci arriva via porto ed il restante 30% è una risorsa nazionale proveniente dalla raffinazione, prima questa percentuale era più alta”.

I numeri del GPL in Italia

I distributori

Il numero complessivo dei distributori in Italia è di oltre 4.600, sviluppati in modo razionale su tutto il territorio nazionale.

In relazione alle dimensioni della flotta circolante asservita, l’Italia ha la rete GPL più efficiente del continente europeo: sebbene Polonia e Germania abbiano una rete più ampia (rispettivamente 6400 e 5000), queste risultano asservite ad un parco circolante uguale (Polonia oltre 3 milioni, dati Polish Liquefied Gas Organization) o addirittura minore (Germania, 332.000 dati DENA, Agenzia tedesca per l’energia GmbH).

Il parco circolante

Il GPL vanta una solida tradizione e le potenzialità di crescita sono molto ampie, grazie alla  rete distributiva e a nuove soluzioni applicative oggi disponibili che garantiscono la possibilità di convertire a gas veicoli ibridi benzina/elettrico (configurando così un veicolo trifuel).

Il parco circolante attuale, secondo le ultime rilevazioni effettuate da ACI riferite al 2025, si attesta su oltre 3,2 milioni di autovetture bifuel GPL/benzina.

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La crescente rilevanza del fenomeno trifuel ha fatto sì che le rilevazioni statistiche fossero implementate con una nuova categoria, quella dei veicoli “ibrido benzina gas liquido” che, a fine 2025, risultavano pari a 2.112 unità (cui si aggiungono 2 ulteriori veicoli appartenenti alla categoria “ibrido gasolio GPL”).

Il mercato del nuovo

Da gennaio-settembre 2026 (dati Anfia su Dati MIT):

  • 89.902 autovetture GPL immatricolate
  • quota mercato sulle nuove immatricolazioni del 7,1% contro il 9,3% dello stesso periodo nel 2025
  • Nuovi veicoli omologati trifuel: 2.883 unità immatricolate rispetto alle 467 registrate nell’analogo periodo dell’anno precedente

Risultano al momento in commercio 62 modelli in 156 allestimenti disponibili.

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I posti di lavoro

Il settore del GPL autotrazione in Italia – composto da aziende di grandi e medie dimensioni – rappresenta oltre 5.500 posti di lavoro. Il comparto della componentistica contribuisce con oltre 1.400 posti di lavoro. A questi numeri però deve aggiungersi tutto l’indotto, composto ad esempio dalle numerosissime officine di trasformazione distribuite su tutto il territorio nazionale.

Retrofit

Il retrofit GPL è la trasformazione di un’auto a benzina (o diesel) già in circolazione per farla viaggiare a GPL, rendendola un veicolo bifuel. L’operazione prevede l’installazione di un impianto a gas nuovo e omologato, permettendo di risparmiare sul carburante e ridurre le emissioni.

Il retrofit sta funzionando molto bene, anche perché il Mimit ha concesso 5 anni di fondi per agevolarlo.

Le misure consistono in un fondo di 20 milioni di euro per il periodo 2026-2030. Gli incentivi sono così distribuiti:

  • 4 milioni nel 2026
  • 5 milioni nel 2027, nel 2028 e nel 2029
  • 1 milione nel 2030

Al 12 ottobre, dei 4 milioni stanziati sono stati consumati circa 2.650.000. “È una soluzione facile che consente, con una cifra che va fra i mille e i duemila euro (il contributo pubblico è di 400 euro) e un intervento in un’officina specializzata, di passare al GPL. Non si tratta di cifre astronomiche, ma raccontano dell’interesse del consumatore, che vuole avere la possibilità di scegliere l’auto che desidera e come gli serve”, commenta Matteo Cimenti, presidente di Assogasliquidi-Federchimica.

Sviluppi bio e rinnovabili del GPL

Il settore del GPL è impegnato nello sviluppo delle componenti bio e rinnovabili del GPL e del diemetiletere (bioGPL, bioDME, GPL e dimetiletere rinnovabili da carbonio riciclato o come e-fuels) da miscelare al prodotto fossile per ridurre l’impronta carbonica.  Le bioraffinerie attualmente con produzione bioGPL sono quelle Eni a Marghera e Gela.

L’obiettivo è quello di arrivare al 2030 all’immissione in consumo di una miscela formata per almeno il 40% da prodotto bio e rinnovabile, in linea agli specifici target fissati dal Piano nazionale integrato energia e Clima.

Secondo Assogasliquidi, per il raggiungimento dei suddetti obiettivi è necessario arrivare a creare uno specifico Fondo che incentivi le produzioni di gas rinnovabili liquefatti, così come già avvenuto con il sostegno dato alla crescita delle altre fonti rinnovabili elettriche, anche al fine di sostenere ed abilitare gli investimenti rotali che il settore dovrà porre in campo per una cifra pari a circa 4 miliardi di euro.

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