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Gli autovelox sono sempre di più, ma 4 città su 10 non incassano 1€

Gli autovelox sono sempre di più, ma 4 città su 10 non incassano 1€
Nonostante l’ingente numero di dispositivi per il controllo della velocità, i Comuni italiani vedono diminuire i propri incassi, e c’è chi non guadagna proprio nulla.

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Si dice che le multe, oltre a garantire il rispetto del Codice della Strada, servano ai Comuni per far cassa. Un tempo, forse, era così, per alcuni continua ad esserlo. In generale, però, le sanzioni per eccesso di velocità non rappresentano più una fonte di guadagno per le città italiane. Nel 2025 gli introiti da autovelox sono nettamente diminuiti e ben 41 Comuni non hanno incassato neppure un euro.

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I Comuni che non guadagnano nulla

Nel 2025 sono stati 41 i Comuni capoluogo di provincia che hanno registrato entrate zero dai controlli con autovelox. Le violazioni sono avvenute e sono state regolarmente rilevate dai dispositivi comunali, ma le sanzioni non sono mai state pagate. Tra le 41 città a guadagno zero sei sono capoluoghi di regione e sette superano i 100mila abitanti.

Oristano, ad esempio, ha visto passare i propri proventi dai 211.480 euro del 2024 agli zero euro del 2025. Nessun guadagno neppure per Belluno e Reggio Calabria. La maggior parte dei casi si concentra al Sud, che raccoglie 16 dei 41 comuni senza introiti. Le regioni con il maggior numero di capoluoghi senza ricavi comprendono Sicilia, Calabria, Campania e Lombardia.

Diminuiscono gli introiti dagli autovelox

Si tratta di un fenomeno diffuso. Anche senza raggiungere quota zero, tutti i Comuni italiani hanno visto diminuire gli introiti da autovelox rispetto all’anno precedente. Secondo i dati del ministero dell’Interno elaborati dal Codacons, i guadagni nel 2025 sono stati minori dell’8,9% rispetto al 2024.

Roma ha visto dimezzarsi le entrate da sanzioni autovelox, a Milano il calo è stato del -34,8%. Un -47,7% ha registrato Torino e ancora peggio è messa Bari con un guadagno di meno di 200mila euro rispetto ai quasi 700mila del 2024, pari a una perdita del 73%. Trieste e Bolzano, nel 2025, hanno incassato rispettivamente appena 12 e 13mila euro.

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La “colpa” è dei dispositivi non omologati

A pesare sulla questione è il decreto introdotto dal ministero dei Trasporti nel giugno 2025 che impone la necessità di ottenere il via libera dal Prefetto per installare nuovi autovelox anche sulle strade ad alta incidentalità e una distanza minima necessaria tra un dispositivo e l’altro.

Il principale motivo, tuttavia, risiede nelle sentenze della Cassazione che hanno annullato tutte le sanzioni emesse dagli apparecchi non omologati. Le multe sono state dunque fatte, ma gli automobilisti hanno ricevuto il permesso legale di non pagarle.

Una questione ancora aperta. Ad oggi ben 7 autovelox su 10 risultano non correttamente omologati – e dunque impossibilitati a emettere sanzioni secondo la Cassazione. Il Mit ha pronto un decreto per porre fine al problema – decreto che considera automaticamente omologati tutti gli apparecchi successivi al 2017 purché nel rispetto del decreto allora vigente – ma, nonostante l’ok dell’Unione Europea, il testo è in attesa del via libera e non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ne si sa quando lo sarà.

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