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Carburanti: quasi metà dei distributori fa sconti. Chi sono e come trovarli

Carburanti: quasi metà dei distributori fa sconti. Chi sono e come trovarli
Eni, IP e Q8 hanno introdotto un tetto ai costi del carburante. In tutto hanno circa la metà dei 22mila distributori sul territorio italiano. Ecco il risparmio previsto per le famiglie e le flotte.

IN QUESTO ARTICOLO

Per tutto ottobre 2026 in Italia vige il tetto ai prezzi (price cap) stabilito dall’Eni. Nei distributori Eni ed Enilive, in modalità self questi prezzi massimi:

  • 1,99 euro per la benzina
  • 2,19 euro per il diesel

Si tratta di 17 centesimi in meno rispetto ai prezzi medi della settimana precedente. Eni ha introdotto il price cap lunedì 28 settembre, annunciando che durerà 30 giorni, ma  con l’intenzione di prorogarlo fino al termine dell’anno a seconda dell’andamento dei mercati.

Qui la mappa per trovare il distributore Eni più vicino.

foto eni

Per ora Eni è l’unico distributore ad avere detto con precisione a quanto ammontano gli sconti sui carburanti, ma anche altri hanno annunciato tagli alla pompa.

Socar e Ip

Socar, azienda energetica azera, applica un limite al costo di benzina e gasolio sul mercato italiano della sua controllata Ip a partire dal 28. Socar ha specificato che l’entità dello sconto non è fissa ma stabilita in base alle diverse esigenze territoriali per garantire la sopravvivenza della filiera dei gestori.

Nella nota ufficiale diffusa dall’azienda azera non viene menzionata una durata temporale specifica per questa misura.

Qui la mappa per trovare il distributore Ip più vicino.

Esso e gli altri

Inoltre Socar nella sua nota scrive che saranno studiate “le modalità più efficaci per estendere il meccanismo alle stazioni a marchio Esso e agli altri operatori della filiera che si riforniscono da Ip“, anche se non sono ancora chiari i dettagli dell’intervento.

Si aggiunge Q8

Dal primo ottobre anche Q8 applica un price cap sulla benzina e sul gasolio. Nella nota della società è indicato che “Il tetto massimo dei prezzi si applicherà con un approccio modulare, coerente con le diverse realtà che compongono il sistema di distribuzione dell’Azienda. La Q8 Italia supporterà opportunamente i gestori ed i partner per garantire la sostenibilità economica dell’intera filiera”.

Non si sa, quindi,  di quanto effettivamente scenderanno i prezzi ai distributori e se tutti gli impianti si adegueranno alla misura.

Qui la mappa per trovare il distributore Q8 più vicino.

Quanti distributori sono

Eni, IP e Q8 sono le tre aziende energetiche più grandi in Italia: in tutto hanno circa la metà dei circa 22mila distributori sul territorio italiano. Ai quasi 4mila di Eni/Enilive si aggiungono i 4.575 punti vendita Ip e i 2.900 impianti circa di Q8.

A questi è previsto possano aggiungersi circa altre 2.200 pompe, cioè gli impianti di proprietà o riforniti dal Gruppo Socar che operano con altri marchi rispetto a Ip, principalmente Esso ed eventuali reti private e pompe bianche.

Leggi Anche: La benzina del sindaco è la più economica d’Italia

Quanto si risparmia

Il l consumatore ottiene un risparmio medio stimato di circa 17 centesimi di euro al litro rispetto ai listini medi nazionali praticati fino al 27 settembre.

Secondo le stime del Centro Studi Unimpresa, per un pieno settimanale da 50 litri, una famiglia risparmierà 8,45 euro con un’auto a benzina e 9,35 euro con un’auto diesel. Sui 30 giorni di durata iniziale della misura il vantaggio è di 36-40 euro per auto, che salirebbe a 115-127 euro in caso di proroga fino al 31 dicembre.

L’effetto su Pmi e flotte

Più rilevante, sempre secondo i calcoli di Unimpresa, l’effetto su Partite Iva, professionisti, artigiani, Pmi che si riforniscono alla pompa.

Con il price cap un artigiano con un furgone e un consumo di 80 litri settimanali risparmierebbe 12,26 euro a settimana al netto dell’Iva, un corriere dell’ultimo miglio con un consumo di 240 litri 36,79 euro.

Per una flotta di dieci furgoni il beneficio arriva a 245 euro settimanali e a oltre 3.300 euro fino a fine anno.

Il beneficio del price cap è calcolato sulla rete di distribuzione Eni e non sul canale all’ingrosso, dal quale si riforniscono i distributori indipendenti, l’agricoltura, la pesca e l’autotrasporto pesante.

Chi può “permettersi” di tagliare i prezzi

Gli operatori che possono permettersi di abbassare i prezzi alla pompa e introdurre un tetto massimo (price cap) sono i grandi gruppi integrati verticalmente, cioè le compagnie energetiche che controllano l’intera filiera: dall’estrazione del petrolio alla raffinazione, fino alla logistica e alla distribuzione finale.

La produzione di idrocarburi di Eni è cresciuta dell’11% nel primo semestre del 2026 (dati Eni) e il margine di raffinazione (la differenza tra il costo del petrolio greggio acquistato e il prezzo di vendita dei carburanti raffinati sul mercato) è più che raddoppiato nel corso dell’anno.

Leggi Anche: Caro carburante, il problema non è il prezzo del petrolio, ma la raffinazione

In questo contesto, rinunciare a parte dei profitti dalla distribuzione al dettaglio (il costo ipotizzato per il price cap è fra i 50 e 100 milioni di euro per questo primo mese) è fattibile e utile per aumentare la reputazione presso i consumatori, agevolare le vendite e il rapporto con lo Stato italiano, che è il principale azionista di Eni, attraverso il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Invece, non possono tagliare i prezzi le aziende più piccole e le cosiddette “pompe bianche”, cioè quelle senza marchio. La Figisc (la federazione dei benzinai aderente a Confcommercio) parla esplicitamente di “una operazione attuata in forza di una posizione dominante, di dumping e concorrenza sleale”. 

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