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brumbrum cresce in Italia: cosa c’è dietro un’auto usata comprata online

brumbrum cresce in Italia: cosa c’è dietro un’auto usata comprata online
Dalla factory di Reggio Emilia il brand annuncia nuove aperture, rafforza la permuta e punta su un modello omnicanale. Di Napoli: chi vede solo l’auto online non sempre immagina il lavoro che precede la vendita.

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C’è una parte dell’auto usata che il cliente non vede quando entra soltanto sul sito. È fatta di controlli tecnici, verifiche meccaniche, interventi di carrozzeria, fotografie dei difetti, preparazione alla consegna e, in alcuni casi, soluzioni pratiche come la riproduzione con stampante 3D di piccoli componenti difficili da reperire.

È uno dei messaggi emersi dalla visita alla factory brumbrum di Reggio Emilia, dove Paolo Di Napoli, CEO del brand italiano di Aramis Group, ha raccontato la nuova fase di crescita dell’azienda in Italia. brumbrum, specializzata nella vendita online di auto usate ricondizionate, prepara infatti nuove aperture sul territorio e rafforza un modello che unisce digitale, presenza fisica e controllo diretto della qualità.

Il mercato di riferimento è ampio, ma ancora complesso. In Italia l’auto usata vale circa 3 milioni di passaggi di proprietà ogni anno e resta un settore frammentato, con livelli non sempre omogenei di trasparenza, digitalizzazione e qualità dell’esperienza d’acquisto. In questo contesto brumbrum punta su un approccio industriale: presidiare l’intera filiera, dalla selezione delle vetture al ricondizionamento, fino alla vendita e alla consegna al cliente finale.

La factory come cuore del modello

Al centro del modello brumbrum c’è la factory di Reggio Emilia, un hub industriale con una capacità produttiva fino a 1.500 veicoli al mese. Qui le vetture vengono selezionate, esaminate, lavorate e preparate secondo standard definiti, attraverso oltre 300 controlli qualità che coinvolgono meccanica, carrozzeria, elettronica e sistemi di sicurezza.

Gran parte delle auto che entrano nel processo proviene oggi da società di noleggio. È un canale che consente a brumbrum di lavorare su vetture selezionate e inserite in percorsi di gestione più tracciabili. A questo si affianca lo sviluppo della permuta, che l’azienda sta integrando in modo sempre più strutturato nell’esperienza d’acquisto. Il percorso in factory comincia dal prelavaggio, utile per valutare meglio lo stato reale della vettura. Seguono i controlli tecnici e funzionali, le verifiche meccaniche sui ponti, gli eventuali interventi di ripristino, la fotografia dei dettagli e la preparazione finale.

La logica non è far sembrare nuova un’auto usata, ma stabilire con precisione che cosa va sistemato, che cosa può restare e che cosa deve essere mostrato con chiarezza al cliente. Sulla meccanica la linea è netta: tutto ciò che serve per garantire sicurezza e affidabilità viene eseguito. Sulla carrozzeria, invece, la valutazione tiene conto del modello, del chilometraggio, del valore dell’auto e delle aspettative realistiche di chi acquista un veicolo usato. I difetti che restano vengono fotografati e indicati, così che il cliente possa valutarli prima della consegna. È qui che la trasparenza diventa parte del prodotto: l’usato non viene nascosto, viene raccontato meglio.

Competenze, tecnologia e crescita interna

Tra gli aspetti più interessanti emersi durante la visita c’è il lavoro sulle competenze interne. In factory entrano spesso anche persone senza una lunga esperienza specifica nel settore, che vengono formate e accompagnate in un percorso di crescita. Lo si percepisce anche dalle bacheche interne, dove trovano spazio idee, obiettivi e sfide motivazionali: segnali concreti di una cultura aziendale che punta a coinvolgere le persone nel miglioramento continuo del processo.

Questo approccio si lega anche alle lavorazioni più specialistiche. I danni da grandine, ad esempio, vengono considerati interventi da ripristinare perché incidono in modo immediato sulla percezione della vettura. Proprio su competenze di questo tipo brumbrum sta lavorando anche a percorsi interni di Academy, pensati per condividere metodi e capacità operative tra i centri del Gruppo.

Non si tratta solo di carrozzeria tradizionale. In alcuni casi la factory ricorre anche alla stampa 3D per riprodurre piccoli componenti, minuterie, plastiche o parti interne difficili da reperire rapidamente. Non sono elementi strutturali, ma soluzioni pratiche che permettono di ridurre tempi e costi rispetto all’attesa dei ricambi tradizionali, mantenendo continuità nel processo di ricondizionamento.

Nuove aperture, permuta e modello europeo

La crescita passerà anche dalla presenza fisica. Entro la fine dell’anno sono previste due nuove aperture, tra cui il nuovo Customer Center di Bologna. Altri due punti vendita sono programmati nel 2027, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente la rete territoriale negli anni successivi.

La logica è omnicanale: il cliente può scegliere e acquistare l’auto online, ricevere supporto da consulenti dedicati, valutare finanziamenti e permuta, richiedere la consegna a domicilio oppure completare il percorso in un Customer Center.

In parallelo, brumbrum sta potenziando il canale C2B, cioè l’acquisto dell’auto dal cliente privato, con l’obiettivo di integrare la permuta in modo più strutturato nell’esperienza d’acquisto. Il servizio, disponibile nei punti vendita presenti e futuri, risponde a un’esigenza concreta: permettere a chi compra un’auto usata ricondizionata di gestire nello stesso percorso anche la vendita del veicolo precedente.

La strategia italiana si inserisce nel percorso di Aramis Group, gruppo europeo attivo nella vendita online B2C di auto usate ai privati. Presente in sei Paesi, il Gruppo vende ogni anno oltre 119.000 veicoli, registra un fatturato annuo superiore a 2,3 miliardi di euro, accoglie più di 70 milioni di visitatori sulle proprie piattaforme digitali, impiega oltre 2.400 persone e dispone di nove centri di ricondizionamento industriale in Europa. Fondato nel 2001, è quotato sul comparto B del mercato regolamentato di Euronext Paris.

Per brumbrum, essere parte del Gruppo significa condividere standard operativi, competenze, tecnologie e processi a livello europeo. Nel 2026 il brand italiano è pienamente inserito nel percorso di convergenza europea del Gruppo, anche sul piano dell’identità e del modello industriale. C’è infine il tema della sostenibilità. Il ricondizionamento consente di estendere il ciclo di vita dei veicoli e valorizzare risorse già esistenti, inserendo l’usato in una logica di economia circolare.

La sfida, ora, è far percepire anche online ciò che si vede entrando nella factory: la cura del processo, la standardizzazione dei controlli, la trasparenza sui difetti e l’organizzazione dietro ogni vettura. Perché l’usato, se selezionato, ricondizionato e raccontato bene, non è una seconda scelta. È un’auto con una storia già iniziata, ma pronta a ripartire con maggiore chiarezza e affidabilità.

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