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Carburanti: quasi il 40% dei distributori fa sconti. A Eni si aggiunge Ip (e non è l’unico)

Carburanti: quasi il 40% dei distributori fa sconti. A Eni si aggiunge Ip (e non è l’unico)
Anche Socar ha annunciato l'applicazione di un tetto massimo ai prezzi di benzina e gasolio sulla rete IP e prevede di estendere il meccanismo alle stazioni Esso. Ecco quanto risparmiano le famiglie e le flotte.

IN QUESTO ARTICOLO

Lunedì 28 settembre parte in tutta Italia parte il tetto ai prezzi stabilito dall’Eni. Nei distributori Eni ed Enilive, in modalità self questo il tetto massimo:

  • 1,99 euro per la benzina
  • 2,19 euro per il diesel

Si tratta di 17 centesimi in meno rispetto ai prezzi medi della settimana precedente. Eni ha dichiarato che il price cap durerà 30 giorni (fino a fine ottobre 2026), con l’intenzione di prorogarlo fino al termine dell’anno a seconda dell’andamento dei mercati.

Leggi Anche: Carburanti: le misure alternative al taglio delle accise

Socar e Ip

Anche Socar, azienda energetica azera, ha annunciato di applicare un limite al costo di benzina e gasolio sul mercato italiano della sua controllata Ip a partire dal 28. Socar ha specificato che l’entità dello sconto non è fissa ma stabilita in base alle diverse esigenze territoriali per garantire la sopravvivenza della filiera dei gestori.

Nella nota ufficiale diffusa dall’azienda azera non viene menzionata una durata temporale specifica per questa misura.

Esso e gli altri

Inoltre Socar nella sua nota scrive che saranno studiate “le modalità più efficaci per estendere il meccanismo alle stazioni a marchio Esso e agli altri operatori della filiera che si riforniscono da Ip“, anche se non sono ancora chiari i dettagli dell’intervento.

Quanti distributori sono

Lo sconto su benzina e diesel può arrivare finora a coprire circa 8.500 punti vendita in Italia: ai quasi 4mila di Eni/Enilive si aggiungono i 4.575 punti vendita Ip. Si tratta di una rete complessiva pari a circa il 39% dei circa 22mila distributori italiani. A questi è previsto possano aggiungersi circa altre 2.200 pompe (impianti di proprietà o riforniti dal Gruppo IP che operano con altri marchi).

Quanto si risparmia

Il l consumatore ottiene un risparmio medio stimato di circa 17 centesimi di euro al litro rispetto ai listini medi nazionali praticati fino al 27 settembre.

Secondo le stime del Centro Studi Unimpresa, per un pieno settimanale da 50 litri, una famiglia risparmierà 8,45 euro con un’auto a benzina e 9,35 euro con un’auto diesel. Sui 30 giorni di durata iniziale della misura il vantaggio è di 36-40 euro per auto, che salirebbe a 115-127 euro in caso di proroga fino al 31 dicembre.

L’effetto su Pmi e flotte

Più rilevante, sempre secondo i calcoli di Unimpresa, l’effetto su Partite Iva, professionisti, artigiani, Pmi che si riforniscono alla pompa.

Con il price cap un artigiano con un furgone e un consumo di 80 litri settimanali risparmierebbe 12,26 euro a settimana al netto dell’Iva, un corriere dell’ultimo miglio con un consumo di 240 litri 36,79 euro.

Per una flotta di dieci furgoni il beneficio arriva a 245 euro settimanali e a oltre 3.300 euro fino a fine anno.

Il beneficio del price cap è calcolato sulla rete di distribuzione Eni e non il canale all’ingrosso, dal quale si riforniscono i distributori indipendenti, l’agricoltura, la pesca e l’autotrasporto pesante, che restano esclusi dal beneficio.

Chi può “permetterselo”

Gli operatori che possono permettersi di abbassare i prezzi alla pompa e introdurre un tetto massimo (price cap) sono i grandi gruppi integrati verticalmente, cioè le compagnie energetiche che controllano l’intera filiera: dall’estrazione del petrolio alla raffinazione, fino alla logistica e alla distribuzione finale.

La produzione di idrocarburi di Eni è cresciuta dell’11% nel primo semestre del 2026 (dati Eni) e il margine di raffinazione (la differenza tra il costo del petrolio greggio acquistato e il prezzo di vendita dei carburanti raffinati sul mercato) è più che raddoppiato nel corso dell’anno.

Leggi Anche: Caro carburante, il problema non è il prezzo del petrolio, ma la raffinazione

In questo contesto, rinunciare a parte dei profitti dalla distribuzione al dettaglio (il costo ipotizzato per il price cap è fra i 50 e 100 milioni di euro per questo primo mese) è fattibile e agevola il rapporto con lo Stato italiano, che è il principale azionista di Eni attraverso il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

La Figisc (la federazione dei benzinai aderente a Confcommercio) parla esplicitamente di “una operazione attuata in forza di una posizione dominante, di dumping e concorrenza sleale”. 

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