Il prezzo del diesel ha superato i 2 euro al litro sulla rete ordinaria e sfiora i 2,13 euro in autostrada. Questo non accade perché manca il greggio, ma perché il sistema per trasformarlo e trasportarlo è in difficoltà.
In questa estate 2026 il mercato dei carburanti in Italia ed Europa è bloccato in una crisi dettata da colli di bottiglia nella raffinazione e shock della catena di distribuzione, ben più che dalla disponibilità di petrolio greggio grezzo.
La capacità di raffinazione
Negli ultimi anni l’Europa (e l’Italia) ha ridotto del 20% la propria capacità di raffinazione, riconvertendo o chiudendo i siti produttivi. Invece di raffinare in loco, i Paesi europei importano direttamente i prodotti finiti (diesel e jet fuel). L’Italia, ad esempio, produce solo la metà del carburante per aerei di cui ha bisogno.
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Ma non è solo un problema dell’Europa. La Russia, ricchissima di petrolio greggio, sta vivendo una gravissima crisi del carburante, che non dipende dalle sanzioni sul greggio, ma dagli attacchi ucraini ai principali impianti russi unità alla difficoltà nelle riparazioni: le raffinerie russe utilizzano macchinari e componenti altamente tecnologici occidentali e, a causa delle sanzioni, Mosca non riesce a importare i pezzi di ricambio necessari.
Il problema della distribuzione
I canali di distribuzione marittima verso il Mediterraneo subiscono le tensioni geopolitiche internazionali, in particolare in Medio Oriente e nel Mar Rosso. Le navi cisterna cariche di prodotti raffinati provenienti dall’Asia o dal Golfo Persico non possono transitare in sicurezza e sono costrette a circumnavigare l’Africa. I tempi di navigazione si allungano di 10-14 giorni. Di conseguenza, i costi dei noli marittimi e delle assicurazioni sulla distribuzione sono schizzati alle stelle.
Le compagnie petrolifere scaricano immediatamente questi problemi sul prezzo alla pompa. I listini della rete di distribuzione salgono istantaneamente al primo sentore di crisi (“effetto razzo”), mentre scendono con estrema lentezza quando le tensioni si allentano (“effetto piuma”).
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Il problema colpisce i prodotti in modo asimmetrico: il diesel subisce rincari doppi rispetto alla benzina. Il gasolio è il combustibile primario per l’autotrasporto, la logistica industriale e l’agricoltura. La carenza di capacità di raffinazione specifica per il diesel si traduce in un sovraccarico immediato sui costi di qualsiasi merce distribuita in Italia, contribuendo all’aumento dell’inflazione.
Le accise
In Italia il 3 luglio 2026 è ufficialmente terminato il taglio delle accise. Lo sconto fiscale (che tra accise e IVA valeva 6,1 centesimi di euro al litro) non è stato rinnovato, provocando l’immediato ritorno della tassazione a prezzo pieno e il conseguente balzo dei carburanti sopra i 2 euro al litro.
Il sistema di sconti temporanei sui carburanti, introdotto a marzo per attenuare gli effetti della guerra in Iran e della chiusura dello stretto di Hormuz, è costato alle casse dello Stato oltre due miliardi di euro. Il Ministero dell’Economia e delle ritiene la misura insostenibile nel lungo periodo.
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