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Perché il petrolio scende, ma la benzina no

Perché il petrolio scende, ma la benzina no
Anche se i prezzi del petrolio si abbassano, diesel e benzina rimangono alti. Un fenomeno che si ripete ogni volta, e non è semplice speculazione.

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Dopo un’impennata iniziale causata dal conflitto in Iran, il mercato petrolifero ha visto un deciso ribasso a seguito di segnali di de-escalation e della deroga Usa all’acquisto di greggio russo. I prezzi alla pompa, però, non scendono.

Come mai? Non è dovuto alla specifica situazione attuale, ma è una caratteristica strutturale di mercato.

Razzi e piume

È sempre così: i prezzi alla pompa salgono come razzi quando il petrolio aumenta, ma scendono come piume quando il petrolio cala. Il termine “Rockets and Feathers” (razzi e piume) è stato reso celebre dall’economista di Oxford Robert Bacon nel 1991 in uno studio sul mercato della benzina nel Regno Unito, diventando da allora lo standard per descrivere questo comportamento anomalo dei prezzi.

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Il fenomeno è noto in economia come trasmissione asimmetrica dei prezzi: quando il costo di un fattore produttivo aumenta, i prezzi al consumatore finale schizzano verso l’alto velocemente. Quando i costi di produzione diminuiscono, al contrario, i prezzi calano lentamente. Il fenomeno è tipico dei mercati dove le materie prime subiscono frequenti fluttuazioni, come quello dei carburanti (ma non solo, vale anche per l’agroalimentare).

C’è anche un fenomeno di asimmetria informativa: tutti sanno quando il petrolio aumenta, perché solitamente coincide con eventi di rilevanza internazionale (dalle guerre al lockdown), e quindi il rincaro della benzina viene accettato come una logica conseguenza.  Al contrario, viene comunicato con meno clamore quando le quotazioni scendono.

È SPECULAZIONE?

Per il consumatore finale, che beneficia solo tardivamente delle riduzioni di costo, mentre subisce immediatamente gli aumenti, diventa immediato pensare che si tratti di speculazione.

Non è esattamente così, anche se è molto difficile capire come vengano determinati i prezzi dei carburanti (e quale dovrebbe essere il modo “corretto” per farlo).

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I gestori e le compagnie petrolifere tendono a mantenere i prezzi alti più a lungo per proteggere i propri margini di guadagno o per compensare le scorte acquistate a caro prezzo. Dal benzinaio troviamo oggi carburante comprato ieri a prezzo alto. Prima di abbassare il prezzo, deve esaurire quella scorta costosa per non andare in perdita. Viceversa (quando i distributori vendono carburanti acquistati prima dell’aumento del petrolio) le aziende energetiche si tutelano dall’aumento futuro del costo di produzione alzando i prezzi.

Inoltre, quando il petrolio scende, gli operatori sono cauti perché temono che il ribasso sia solo temporaneo e preferiscono mantenere margini più alti per coprirsi da futuri aumenti improvvisi.

Si parla di speculazione o abuso di potere di mercato quando le aziende ritardano i cali di prezzo per “testare” quanto i consumatori siano disposti a continuare a pagare prezzi alti o praticano una collusione tacita: fare cartello tavolino è illegale, ma nessuno abbassa i prezzi per non rinunciare a margini extra, finché qualcuno non è costretto a farlo dalla concorrenza.

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