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Le case automobilistiche europee avranno 2 anni in più per rientrate nei target di emissioni di CO2

Le case automobilistiche europee avranno 2 anni in più per rientrate nei target di emissioni di CO2
La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che questo cambiamento offrirà "una boccata d’ossigeno" ai costruttori europei.

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Le Case automobilistiche sono riuscite a “strappare” alla Ue due anni extra per adeguarsi agli obiettivi sulle emissioni di CO₂ per auto e furgoni, dopo che il Parlamento europeo ha approvato l’allentamento delle regole l’8 maggio.

Scampati 15 miliardi di euro di multe

I produttori si erano fatti due conti in tasca e avevano annunciato che facendo rispettare i limiti già da quest’anno avrebbe comportato multe fino a 15 miliardi di euro. Il raggiungimento degli obiettivi dipende in gran parte dalla vendita di veicoli elettrici, ma qui in Europa il mercato va a rilento ed è vero che la vendita di EV sta recuperando terreno, ma ancora troppo lentamente.

La Commissione Europea ha quindi proposto che i produttori possano calcolare le emissioni medie sul periodo 2025-2027, anziché solo sull’anno corrente. La modifica è stata approvata con 458 voti favorevoli, 101 contrari e 14 astensioni.

Leggi Anche: L’industria auto europea potrebbe non sopravvivere al 2025 secondo Elkann e De Meo.

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che questo cambiamento offrirà “una boccata d’ossigeno” ai costruttori europei e secondo Bloomberg Intelligence, i principali beneficiari della nuova flessibilità sono Volkswagen, Stellantis e Renault, che insieme rappresentano oltre la metà delle immatricolazioni di nuovi veicoli nell’UE e rischiavano di non rispettare i limiti quest’anno.

Pur potendo evitare multe consistenti, alleandosi con produttori più avanti nella transizione ecologica (abbiamo parlato del fenomeno qui), c’era il timore che tale strategia avrebbe favorito eccessivamente aziende come Tesla o i costruttori cinesi.

Volkswagen ha comunque dichiarato che, anche con l’estensione, il 2025 rappresenterà una sfida. I critici osservano che l’industria ha avuto sette anni per prepararsi e che la stima delle sanzioni, i 15 miliardi di cui parlavamo, è probabilmente esagerata.

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