La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sta valutando di attivare il meccanismo delle accise mobili, per mitigare i rincari del carburante a seguito della guerra in Iran.
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La discussione del provvedimento si attende per martedì 10 marzo al Consiglio dei ministri. Attivando le accise mobili oggi, il prezzo alla pompa potrebbe scendere di circa 10-15 centesimi al litro.
COSA SONO LE ACCISE MOBILI
Le accise mobili sono uno strumento fiscale che permette allo Stato di ridurre le tasse sui carburanti quando il prezzo del petrolio aumenta bruscamente, contenendo così il prezzo alla pompa.
Di quanto potrebbero scendere i prezzi
Prima della crisi, con il petrolio a circa 60 dollari al barile, la componente fiscale dell’IVA su un litro di benzina era di circa 0,32€. Oggi (9 marzo 2026) con il petrolio sopra i 115 dollari e la crescita del prezzo della benzina, la componente IVA è salita a circa 0,43 €. Quindi lo Stato sta incassando circa 11 centesimi in più per ogni litro solo di IVA.
Cosa dice la norma
La norma che ha introdotto il meccanismo delle accise mobili è la Legge Finanziaria 2008 (Legge 24 dicembre 2007, n. 244), che all’articolo 1 comma 290 stabilisce che con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministro dello Sviluppo Economico (ora MASE), le aliquote di accisa possono essere ridotte per compensare le maggiori entrate dell’IVA derivanti dall’aumento del prezzo del petrolio.
Il governo Meloni nel 2023 ha ripreso e aggiornato questa norma del governo Bersani in risposta a un improvviso e forte aumento dei prezzi alla pompa registrato nei primi giorni di gennaio 2023 (quando cessò definitivamente il taglio delle accise introdotto dal precedente Governo Draghi). Questo strumento è stato reso più rapido, per consentire al Governo di intervenire con maggiore flessibilità in caso di crisi energetiche.
Lo Stato non può guadagnare dalle crisi energetiche
Le accise mobili sono uno “scudo” contro l’inflazione.
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Il concetto si basa sul principio di invarianza del gettito: l’idea è che lo Stato debba incassare dai cittadini solo quanto previsto nei suoi bilanci annuali, senza trarre un “profitto extra” imprevisto causato da crisi energetica internazionale.
Lo Stato non ci rimette
Il Ministero deve certificare che l’aumento dei prezzi abbia generato un incasso IVA superiore alle previsioni di bilancio.
Il taglio delle accise viene calcolato per essere esattamente uguale alla crescita dell’Iva sui carburanti (che aumenta se il prezzo sale). Quindi il gettito per lo Stato rimane invariato.
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