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Il costo elevato delle colonnine elettriche in Italia è speculazione? Sì, ma non solo

Il costo elevato delle colonnine elettriche in Italia è speculazione? Sì, ma non solo
In Italia i costi per la ricarica di un veicolo elettrico sono altissimi, e spesso non giustificati dai comunque alti costi di gestione

IN QUESTO ARTICOLO

Chi guida un’auto elettrica in Italia se ne sarà accorto: fare il pieno di energia presso una colonnina pubblica può costare quasi quanto un pieno di benzina, soprattutto se si ricarica in corrente continua e ad alta potenza.

I principali operatori nazionali, come Enel X, Eni Plenitude (ex Be Charge) e A2A, propongono tariffe che spesso superano gli 0,85 €/kWh, con picchi che arrivano anche a 0,95 €/kWh. Il prezzo così alto, specie se paragonato agli altri paesi europei, è uno dei fattori che sta rendendo difficile la diffusione di auto elettriche nel Paese, e si deve sia a ragioni burocratiche e strutturali dell’Italia, ma non solo.

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TRA ALTI COSTI ENERGETICI E LA SOLITA BUROCRAZIA

Iniziamo dal prezzo dell’energia. L’Italia ha uno dei costi dell’energia all’ingrosso più alti in Europa, complice la dipendenza dal gas naturale e la minore produzione da fonti rinnovabili rispetto ad altri Paesi – comunque in crescita.

Questo incide direttamente sul costo della ricarica pubblica, soprattutto per gli operatori che non hanno accesso diretto a fonti energetiche rinnovabili o contratti favorevoli. Una giustificazione valida spesso ma non sempre, specie se consideriamo che molti di loro (come Enel X) spesso dicano che per le colonnine l’energia arriva solo da fonti rinnovabili. 

Image: Enel X

C’è poi la questione burocratica. Realizzare una colonnina in Italia è un processo lento e costoso. Ottenere permessi dai Comuni può richiedere mesi e spesso ci sono canoni elevati per l’occupazione di suolo pubblico.

Inoltre, gli allacciamenti alla rete elettrica e le opere di cablaggio incidono fortemente sui costi iniziali, che gli operatori tendono a scaricare sugli utenti finali.

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POCA CONCORRENZA, NESSUNA AGEVOLAZIONE

In molte aree del Paese c’è poca concorrenza reale. Spesso un solo operatore presidia una zona, specialmente nei piccoli centri e nelle aree extraurbane. Questo consente di fissare prezzi elevati senza il timore di perdere clienti.

L’energia venduta tramite colonnine pubbliche non beneficia delle stesse agevolazioni fiscali delle utenze domestiche. Sulla ricarica pubblica si applica l’IVA al 22% e non ci sono detrazioni o tariffe agevolate, rendendo la ricarica molto più onerosa.

Tuttavia, per quanto sono costi onerosi, non giustificano tutto. Per questo non si può escludere una componente di margine elevato da parte degli operatori principali. Alcuni hanno mantenuto tariffe alte anche dopo la discesa dei prezzi dell’energia all’ingrosso, suggerendo una logica più orientata al profitto che alla diffusione della mobilità elettrica.

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I NUOVI COSTANO MENO

Negli ultimi mesi, però, si sta assistendo all’arrivo di nuovi operatori, tutti non italiani, che riescono a mantenere prezzi più bassi, in alcuni casi paragonabili o più bassi a quelli delle colonnine in DC prima del 2022 (all’epoca, quelle da 150 kW di Enel costavano intorno ai 0,69 €/ kWh). 

Ad esempio la francese Electrip propone tariffe fisse molto interessanti, sempre di 0,50 €/kWh per i clienti registrati a prescindere dal tipo di ricarica. L’olandese Fastned ha tariffe leggermente superiori, circa di 0,83 €/kWh ma che possono scendere del 25% con abbonamento Gold. E, paradossalmente, oggi anche Tesla offre tariffe basse non solo per i proprietari di Tesla, ma anche per gli altri (tra i 0,45 e i 0,58 €/kWh), così come Ionity.

La risposta è multipla. I nuovi operatori hanno contratti energetici più favorevoli. Fastned, per esempio, acquista direttamente energia da fonti rinnovabili o da fornitori a prezzo variabile spot, e non ha costi legati a contratti bloccati ad alto prezzo (come alcuni operatori italiani che si sono “incastrati” durante la crisi del gas).

electrip-colonnina-ricarica

Electrip, invece, fa parte del gruppo turco Enerjisa, uno dei principali operatori energetici in Turchia, e beneficia quindi di economie di scala e accordi internazionali sui costi dell’energia.

Inoltre, ovviamente questi nuovi player stanno investendo per aumentare la quota di mercato, quindi accettano margini molto più bassi — o addirittura perdite temporanee — per attrarre clienti, soluzione tipica delle fasi di espansione iniziale (loss leader strategy).

E poi, hanno infrastrutture mediamente più moderne. Le stazioni  di Fastned, ad esempio, sono costruite in luoghi strategici come autostrade, tangenziali, retail park; usano energia fotovoltaica in parte autoprodotta e hanno architetture standardizzate che riducono i costi di manutenzione.

Electrip, dal canto suo, sta installando colonnine di ultima generazione con gestione remota e preventiva dei guasti. Tutto questo abbatte il costo per kWh.

Essendo privati, non devono pagare concessioni comunali  (o ne pagano meno), o le trattano su scala regionale/nazionale con una visione più industriale. Invece operatori come Enel X o A2A spesso operano sotto concessione pubblica, con obblighi, vincoli e costi extra che si riflettono nella tariffa finale.

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Ecco un confronto aggiornato (luglio 2025):

Operatore AC (≤ 22 kW) €/kWh DC (fino 99 kW) €/kWh HPC (>100 kW) €/kWh
Enel X  0,69 0,79 0,89 – 0,95
Eni Plenitude (ex Be Charge) 0,65 0,85 0,90
A2A ca. 0,60 0,80 0,90
Fastned ca. 0,83 (Sconto 25% con abbonamento Gold)
Electrip (membri) 0,50 0,50 0,50
Electrip (ospiti) 0,60 0,60 0,60
Tesla Supercharger (Tesla) 0,38–0,42
Tesla Supercharger (Non-Tesla) 0,45-0,50
Ionity (abbonamento Power) 0,47 €/kWh (11,99 €/mese)
Ionity (abbonamento Motion) 0,57 €/kWh (5,99 €/mese)
Ionity (pay-per-use) ca. 0,85–0,89 €/kWh senza abbonamento

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