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Si può ridurre lo smog anche guidando diesel?

Si può ridurre lo smog anche guidando diesel?
Il Piemonte punta ad abbattere le emissioni senza bandire le auto diesel e non è l’unico a farlo: dall’Europa alla Cina le strategie alternative al solo elettrico.

IN QUESTO ARTICOLO

C’era un tempo in cui le auto diesel erano considerate le più affidabili, convenienti, innovative. Nel giro di pochi anni, il diesel si è trasformato nel nemico pubblico numero 1: causa di tutti i mali, l’alimentazione da evitare a ogni costo, la prima da bandire dalle città. Nel 2016 erano alimentate a gasolio il 56,4% delle auto vendute in Italia in un solo semestre, nel 2026 la quota di mercato è crollata al 4,8%.

Eppure, non ci sarebbe bisogno di dire definitivamente addio al diesel per abbattere lo smog cittadino e sono numerosi gli esempi che lo dimostrano, dalla grande Cina al nostrano Piemonte.

Leggi Anche: Il diesel conviene ancora? Quello da sapere prima di comparlo

Le strategie per eliminare lo smog ma non il diesel

Le Low Emission Zone

Nella strategia antinquinamento le LEZ – Low Emission Zone, aree a basse emissioni, sono uno degli strumenti più utilizzati. Si tratta di zone cittadine cui è vietato l’ingresso ai veicoli più vecchi e inquinanti. Una scelta che, in numerose città europee, non esclude a priori il diesel, ma punta a una progressiva eliminazione delle vetture più anziane.

La Germania è il caso più emblematico. Qui le LEZ sono in vigore, in decine di città, fin dal 2018 e, esclusa Stoccarda, tutti i comuni consentono la circolazione delle auto diesel di classe Euro 6. Lo stesso avviene in Belgio e nei Paesi Bassi. E i risultati ci sono: l’analisi Atmospheric Environment segna una riduzione delle emissioni tra il 20 e il 30%. Ciò perché non tutti i diesel sono uguali e un diesel Euro 6 può emettere fino a 10 volte in meno di Nox rispetto a una vettura a gasolio Euro 3.

I retrofit dei mezzi pesanti

Tra le soluzioni meno note vi è il retrofit ambientale per il trasporto professionale. Consiste nell’installazione, su un veicolo già circolante, di tecnologie antinquinamento più moderne rispetto a quelle presenti al momento dell’omologazione, come filtro antiparticolato, il SCR che trasforma gli ossidi di azoto in azoto e vapore acqueo e i catalizzatori ossidenti che riducono monossido di carbonio e idrocarburi incombusti.

Il retrofit è ideale per i veicoli pesanti, camion, tir e autobus, dove i costi di sostituzione sono elevati e il ciclo di vita di un veicolo è molto lungo. Non potrebbe essere invece una strategia da applicare alle singole automobili dei privati perché eccessivamente costosa rispetto al valore residuo del veicolo.

Il retrofit è stato applicato su tutti gli autobus della città di Londra tra il 2017 e il 2020, consentendo il raggiungimento di standard pari ai veicoli Euro 6. Tra le strategie di retrofit più ingenti al mondo vi è quella applicata da Hong Kong sui mezzi del trasporto pubblico e sui mezzi speciali del trasporto su gomma. E non mancano Regioni italiane che hanno rinfrescato i propri bus. I risultati? Riduzione dei Nox fino al 70% e abbattimento dell’ammoniaca residua, secondo i dati di Environmental Pollution.

L’utilizzo di biocombustibili

L’ultima, ma non di certo per importanza, soluzione è la più discussa e riguarda l’utilizzo dei biocombustibili, in particolare dell’HVO, un gasolio sintentico prodotto da oli esausti, grassi animali e biomasse residue utilizzabile su tutti i motori diesel senza la necessità di alcuna modifica. È la strategia applicata dalla Regione Piemonte per posticipare lo stop alle auto diesel Euro 5.

Leggi Anche: L’HVO è la soluzione per le flotte diesel?

Secondo uno studio condotto dal Politecnico di Torino su una vettura diesel Euro 6, il rifornimento con HVO abbatte fino al 67% il particolato, fino al 40% HC e CO e riduce i consumi di circa il 3%. Risultati altrettanto positivi quelli ottenuti dal Consiglio Nazionale delle Ricerche su un veicolo Euro 5 a Napoli: -13% di NOx, particelle ridotte fino al 41% e consumi inferiori tra il 6 e il 10%.

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