L’Italia potrebbe diminuire le proprie importazioni petrolifere di oltre 34 milioni di barili all’anno rispetto ai livelli attuali, per un valore complessivo stimato nell’ordine dei 2,4-2,9 miliardi di euro annui. Come? Implementando il proprio parco circolante elettrico e plug-in, raggiungendo i livelli previsti per il 2035 di 8 milioni di veicoli.
È quanto emerge dal nuovo “Libro Bianco sulla mobilità elettrica” di Motus-E, presentato il 16 giugno 2026 in occasione della conferenza “L’automotive verso il 2035: previsioni, sfide e opportunità”.
“La crisi in Medio Oriente e lo shock petrolifero che ne è conseguito hanno ricordato a tutti, se ce ne fosse ancora bisogno, l’urgenza di un approccio realmente strategico al tema della sicurezza energetica nazionale ed europea – osserva il presidente di Motus-E, Fabio Pressi – La mobilità elettrica rappresenta una risorsa indispensabile per contribuire, insieme alle rinnovabili, a dare corpo in modo serio all’ambizione di una maggiore sovranità energetica nazionale”.
Se oggi il circolante “alla spina” è infatti composto meno di 1 milione di veicoli (830.000 veicoli tra auto, furgoni e camion), che hanno a disposizione oltre 78.000 punti di ricarica a uso pubblico, prendendo in considerazione il clima di incertezza normativa che avvolge il settore, Motus-E ha proposto due differenti scenari nella propria analisi: uno più conservativo (dove ci sarebbero solo poco meno di 5 milioni di EV e 3 milioni di PHEV) ed uno più accelerato.
“Lo scenario globale indica chiaramente che non solo la competitività della nostra industria automotive, ma anche la tenuta del sistema energetico ed economico del Paese, dipendono dalla capacità di comprendere e cogliere le opportunità della mobilità elettrica”, aggiunge Pressi, e prosegue: “Alla luce di queste evidenze è essenziale che la flessibilità concessa da Bruxelles all’Italia per accelerare sulla transizione energetica, del valore di 14 miliardi di euro, sia sfruttata in modo realmente utile per i cittadini e per il Paese, ponendo la dovuta attenzione al ruolo della mobilità elettrica per perseguire il triplice obiettivo per il quale le risorse sono state stanziate: rafforzamento della sicurezza energetica, elettrificazione dei consumi e riduzione della dipendenza dai combustibili fossili”.
Motus-E: i dati sull’elettrificazione dal “Libro Bianco sulla mobilità elettrica”
Lo Scenario Conservativo
Nella prima ipotesi si parte dall’assunto di fondo che nei prossimi anni ci sarà continuità del quadro legislativo vigente, l’assenza di incentivi statali per i veicoli leggeri, un’attivazione parziale dei finanziamenti PNRR per l’infrastruttura di ricarica, la conferma dei fondi già previsti per i veicoli elettrici commerciali e pesanti, e un ritardo di quattro anni dell’Italia per raggiungere la quota di mercato media europea delle auto elettriche. Nel primo trimestre del 2026, lo ricordiamo, la market share italiana delle auto elettriche si è attestata all’8%, contro il 20% medio del Vecchio Continente.
Con questi assunti, lo Scenario Conservativo stima che al 2035 circoleranno in Italia 4,6 milioni di veicoli elettrici e 3,2 milioni di ibridi plug-in, mentre sul versante infrastrutturale si conteranno quasi 133.000 punti di ricarica a uso pubblico, di cui il 53% in corrente alternata, il 30% di tipo veloce fino a 149 kW di potenza e il 17% ultraveloce con potenza dai 150 kW in su. Alla rete di ricarica pubblica si affiancheranno 3,3 milioni di punti di ricarica privati, il 91% dei quali sarà in ambito domestico e il 9% in ambito aziendale.

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Lo Scenario Accelerato
Se invece si dovesse proporre un incentivo strutturale ai cittadini per l’acquisto dei veicoli elettrici e plug-in, un mandato 100% a zero emissioni allo scarico per le flotte aziendali, il potenziamento dei fondi per l’elettrificazione dei veicoli commerciali e pesanti e la disponibilità di finanziamenti Ue per l’infrastruttura di ricarica a uso pubblico. Fattori che contribuirebbero insieme a ridurre a 3 anni il ritardo italiano in termini di quota di mercato dei veicoli elettrici rispetto alla media europea.
Prendendo le mosse da queste considerazioni, lo Scenario Accelerato prevede che al 2035 circoleranno nella Penisola 6,8 milioni di veicoli elettrici e 2,4 milioni di ibridi plug-in, mentre sul versante infrastrutturale sarebbero oltre 164.000 i punti di ricarica a uso pubblico diffusi sul territorio, con una ripartizione di potenza analoga a quella dello Scenario Conservativo. A questa rete si sommerebbero 3,5 mln di punti di ricarica privati: il 90% in ambito domestico e il 10% in ambito aziendale.
L’incremento della domanda di elettricità per la ricarica dei veicoli si aggirerebbe in base allo scenario tra i 15,2 e i 17,6 TWh: un livello pienamente compatibile con il sistema elettrico nazionale, con riflessi positivi particolarmente rilevanti in termini di stimolo alla produzione di elettricità da rinnovabili e alla riduzione della dipendenza dalle importazioni petrolifere. Nei due scenari, Conservativo e Accelerato, l’Italia eviterebbe rispettivamente un consumo di circa 34,6 e 41,5 milioni di barili di petrolio all’anno al 2035, per un valore orientativo stimato tra i 2,4 e i 2,9 miliardi di euro annui.
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