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Crisi Lotus: a rischio 550 posti di lavoro

Crisi Lotus: a rischio 550 posti di lavoro
La casa inglese si vede costretta a tagliare il 40% dei suoi dipendenti nella storica fabbrica di Hethel, nel Regno Unito. Una decisione sofferta, ma resa necessaria dai dazi USA voluti da Trump.

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Sono 1.300 i dipendenti al lavoro ad Hethel, il luogo dove viene costruita la Emira nata come l’ultima auto con motore termico della Casa inglese, di questi il 40% rischia il posto di lavoro. Oggi infatti la gamma Lotus vede il listino composto principalmente da vetture alla spina: Evija, Eletre ed Emeia, tutti modelli prodotti in Cina, data la proprietà del colosso Geely dal 2017.

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Puntare sui suv di lusso elettrici in un momento di mercato così difficile assieme ai dazi voluti da Trump, sono stati i fattori principali che hanno costretto Lotus ad interrompere le vendite di Eletre su suolo americano. Si tratta della ricetta perfetta per mandare ancora più in rosso i conti di una Casa che, a mio parere, ha fatto l’errore di entrare un mondo che non è il suo: quello dei “noiosi” suv elettrici e non più delle sportive “pure”. Oggi Lotus si sta reinventando, ma il futuro non sembra essere dei più rosei visto anche il grande amore degli appassionati per le Lotus che oggi si sono trasformate in pratiche auto per famiglia.

Momento difficile e futuro incerto 

Dall’Inghilterra fanno sapere che c’è una sola soluzione per poter garantire un futuro all’azienda: Hethel sarà reinventata come centro delle attività di motorsport, di consulenza ingegneristica, e luogo di produzione delle sportive con cilindri e pistoni.

Leggi Anche: Cosa comportano i dazi voluti da Trump. 

Si tratta di una decisione sofferta e dovuta a numeri quasi imbarazzanti: nel primo trimestre del 2025 le vendite sono calate del 42%, scendendo a soli 1.274 contratti, questo ha causato una perdita di ben 183 milioni di dollari. Il grosso problema è che il debito complessivo è salito a 3,3 miliardi di dollari. Lotus ha anche in cantiere la produzione di auto termiche plug-in, proprio dopo aver dichiarato che la gamma sarebbe stata 100% elettrica, con l’obbiettivo di risollevare le sorti di un marchio storico che versa in condizioni molto complicate.

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