Le telecamere registrano gli eventi, i sensori rilevano le frenate brusche e gli algoritmi calcolano punteggi di rischio, ma tutto questo non basta: per la sicurezza delle flotte i dati servono, ma non bastano. Da soli non modificano il modo in cui un conducente ragiona: l’aggiunta di un coaching comportamentale strutturato ne raddoppia circa l’efficacia dei sistemi di telematica.
Telematica e coaching: la ricetta per una flotta senza incidenti
Secondo il report annuale le flotte che hanno utilizzano telecamere e telematica senza un coaching costante hanno registrato una riduzione delle collisioni del 37%, mentre le flotte che hanno affiancato alla stessa tecnologia un coaching sono arrivate al 73%.
Il dato è significativo: la tecnologia era identica in entrambi i gruppi, l’unica variabile era l’utilizzo dei dati per formare e correggere i conducenti o meno.
Un altro studio randomizzato della AAA Foundation del 2025 ha rilevato che il solo feedback telematico riduce la velocità eccessiva dell’11-13% e le frenate brusche del 16-21%, traducendosi in una riduzione del 4-5% della frequenza dei sinistri denunciati: un effetto reale, ma di efficacia limitata.
Leggi Anche: Telematica e privacy, abbiamo approfondito cosa si può monitorare (e cosa no) in flotta.
NETS, ovvero il Network of Employers for Traffic Safety, l’organizzazione per la sicurezza stradale americana, conferma a sua volta i dati: le flotte che utilizzano alert telematici per correggere i comportamenti scorretti alla guida registrano un tasso di incidenti inferiore di 3-4%; quelle che affiancano formazione pratica alla guida (in presenza) rispetto alla sola formazione digitale o da remoto guadagnano circa 3 punti percentuali; e le flotte che combinano telematica e coaching attivo arrivano a una riduzione del tasso di incidenti compresa tra il 20% e il 30%.
Quali dipendenti indirizzare ad un corso di guida sicura e come scegliere quello corretto?
Per far sì che le risorse dell’azienda non vadano sprecate è necessario individuare quali colleghi hanno bisogno di un corso di guida sicura e qual è il coaching più adatto alle loro esigenze.
Una volta ricevuto un alert dal sistema di telematica diventa quindi necessario richiamare il conducente “a rischio”, comunicando lei o lui quale tipo di atteggiamento scorretto mette in atto (ad esempio, un certo numero di frenate brusche nel mese), ma anche spiegando che la frenata brusca – ad esempio – è spesso la conseguenza di un’analisi insufficiente o scorretta dell’ambiente stradale con adeguato anticipo. Il tutto deve avvenire attraverso un rapporto umano, one-to-one, per poi dare avvio all’aggiornamento (tramite lezioni frontali o attraverso piattaforme che erogano corsi).
Dall’evento rilevato dalla tecnologia, si passa alla decisione che lo ha causato, fino al principio appreso in formazione.
Se vuoi farti un’idea dell’offerta riguardo i corsi di guida sicura oggi in Italia, per scegliere il più adatto alla tua azienda, qui c’è la nostra guida.
***
CONTINUA A LEGGERE SU FLEETMAGAZINE.COM
Per rimanere sempre aggiornato seguici sul canale Telegram ufficiale e Google News.
Iscriviti alla nostra Newsletter per non perderti le ultime novità di Fleet Magazine.
