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Non basta una lezione di guida sicura: ai driver serve il coaching 1:1

Non basta una lezione di guida sicura: ai driver serve il coaching 1:1
Il coaching 1:1 non si limita a “trasferire informazioni”, ma punta a modificare atteggiamenti e consapevolezze, aumentando il senso di responsabilità personale e autocontrollo alla guida.

IN QUESTO ARTICOLO

I fleet manager si sono sempre affidati alla formazione dei conducenti per ridurre i rischi. Tuttavia, la vera chiave per la sicurezza non sta tanto nella formazione in aula, quanto nel coaching personalizzato e continuo.

Il coaching 1:1 per la Sicurezza Stradale

Le flotte che utilizzano programmi di coaching strutturato hanno registrato (secondo una ricerca dell’Università della California, San Diego, secondo cui il 92,6% degli incidenti stradali sarebbero attribuibili a fattori umani, come velocità, distrazione, stanchezza, errata valutazione, e quindi “risolvibili”) una riduzione dei comportamenti di guida rischiosi; maggiore coinvolgimento dei conducenti; e una cultura della sicurezza più forte e duratura.

Il coaching individuale, condotto dai manager, si è rivelato più efficace dei metodi di formazione tradizionali, grazie a un feedback diretto e personalizzato. In un test sul campo con una sessione di auto-coaching di soli 10 minuti, si è osservata una riduzione del 50% degli incidenti pericolosi.

Leggi Anche: Lo stress di chi driver e autisti per professione ha un grave impatto sulla sicurezza stradale.

In alternativa o in supporto, anche i sistemi automatici di allerta in cabina e le pratiche di auto-coaching hanno mostrato buoni risultati, ma con limiti di efficacia rispetto all’interazione umana.

Il coaching uno-a-uno (1:1) è un approccio formativo in cui il manager o il coach lavora individualmente con ogni conducente per:

  • Analizzare punti di forza e aree di rischio personali (es. distrazione, velocità, stanchezza).
  • Definire obiettivi specifici e realistici di miglioramento.
  • Fornire feedback immediato dopo episodi di guida o simulazioni.
  • Rinforzare i comportamenti sicuri con riconoscimenti positivi.

Questo metodo si ispira agli studi di Benjamin Bloom, secondo cui l’istruzione individuale è la più efficace: fino al 90% degli allievi raggiunge la piena padronanza con l’apprendimento personalizzato, contro solo il 20% con metodi tradizionali. Nel caso specifico della sicurezza stradale, lo studio riporta come il comportamento di guida migliori del 24% rispetto a quello tenuto dopo corsi con metodi passivi.

Il coaching 1:1 non si limita a “trasferire informazioni”, ma punta a modificare atteggiamenti e consapevolezze, aumentando il senso di responsabilità personale e autocontrollo alla guida.

Implementare programmi di coaching 1:1 o ibridi (che coinvolgano sia un tutor che un programma online) porta benefici concreti in termini di:

  • Sicurezza: diminuzione significativa dei comportamenti a rischio e degli incidenti.
  • Cultura aziendale: miglioramento del clima di fiducia e responsabilità tra manager e autisti.
  • Produttività: autisti più consapevoli, meno stressati, e più efficienti nel lungo periodo.
  • Costi operativi: riduzione di danni ai veicoli, fermo macchina e costi assicurativi.
  • Doddisfazione del personale: i conducenti si sentono valorizzati e supportati, con minore turnover.
  • Scalabilità: l’integrazione di sistemi di AI o auto-coaching consente di gestire grandi flotte in modo efficiente.

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