Parleranno di rapporti commerciali UE-Cina e di come provare a bilanciare un quadro molto negativo per il Vecchio Continente, il commissario per il Commercio Maros Sefcovic e il ministro per il Commercio Wang Wentao nella due giorni di incontri previsti a Pechino, l’8 e 9 ottobre.
Il tema del riequilibrio della bilancia commerciale negli scambi tra Unione Europea e Cina è il contenitore dentro al quale finiscono anche le vicende dell’industria dell’auto e, nello specifico, gli argini che l’Europa è pronta ad alzare sull’importazione di auto ibride plug-in made in China.
AUTO IBRIDE CINESI, L’EUROPA VUOLE METTERE UN FRENO
I dazi sulle elettriche non hanno prodotto grandi risultati, se non contenere la quota di mercato dal 22% del momento della loro introduzione, nel 2024, all’attuale 20%. Una visione, allora, che non tenne conto della “minaccia” dei costruttori cinesi su altre motorizzazioni elettrificate, l’ibrido nello specifico, interpretato come una variazione sul tema dell’elettrico, essendo in molti casi delle vetture a trazione elettrica e con un supporto secondario del motore termico.
La contromossa dei costruttori cinesi ha visto le motorizzazioni ibride guadagnare terreno nell’offerta, con prezzi molto competitivi e su una tipologia di vetture esclusa dall’applicazione dei dazi, salvo il 10% previsto sulle importazioni di prodotti realizzati fuori dall’Unione europea.
IBRIDE CINESI AL MASSIMO AL 15%
Le anticipazioni di stampa diffuse dall’agenzia Bloomberg indicano l’intenzione del legislatore europeo di imporre un tetto ai volumi di vetture ibride prodotte in Cina ed esportate verso i mercati dei 27 Stati membri. Quale formula verrà adottata è ancora incerto e le anticipazioni indicano la possibilità che venga applicato un tetto al 15% del mercato delle auto ibride vendute in Europa. Si tratterebbe di una restrizione temporanea e potrebbe essere accompagnata dall’applicazione di dazi per i volumi esportati oltre tale soglia.
Non è una discussione nuova, essendo circolata tra le indiscrezioni già nei mesi scorsi e con una posizione del governo di Pechino molto chiara: chiedere l’applicazione di un vincolo volontario a esportare un determinato prodotto, in questo caso le auto ibride, viola le norme dell’Organizzazione mondiale per il commercio (WTO).
CINA “CHIUSA” AGLI EUROPEI ED ECCESSO DI PRODUZIONE
La competitività delle auto ibride plug-in cinesi ha portato i costruttori a detenere un terzo di quota di mercato in Europa. Se dovesse arrivare l’applicazione del tetto ai volumi di ibride esportabili, si tratterebbe di un’altra misura nel tentativo di proteggere il mercato europeo e la produzione locale, dopo i recenti dazi applicati alle vendite da piattaforme online come Aliexpress e Temu: 3 euro per ogni singolo bene diverso acquistato sugli e-commerce cinesi e spedito in Europa.
Produzione che, a seguito dell’applicazione dei dazi sulle elettriche, ha visto le case cinesi muoversi per installare impianti produttivi nel Continente o nei Paesi con accordi di libero scambio, aggirando i dazi. Una mossa estendibile alle motorizzazioni ibride nei prossimi anni, vetture sulle quali la domanda di modelli cinesi è in forte ascesa ed è passata da appena 3.800 unità importate a ottobre 2024 a 50.000 vetture nel luglio di quest’anno.
Lo scenario peggiore per la produzione industriale europea dell’auto si è concretizzato con un mercato interno sbocco “naturale” dell’eccesso di produzione cinese, a seguito della diminuzione degli incentivi all’acquisto di auto elettriche e ibride plug-in.
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