Fleet management e le flotte del futuro: con questo titolo, durante l’evento “Drive The Change: Fleet & Mobility Management” organizzato da LabSumo e dall’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano con il patrocinio di Aniasa, Best Mobility e UNRAE, Case automobilistiche, aziende utilizzatrici e operatori del settore software hanno offerto uno spaccato lucido e articolato sulle sfide che attendono i fleet manager italiani nei prossimi anni.
Connettività, cybersecurity, gestione dei dati e transizione elettrica sono stati i filoni dominanti di un confronto, moderato da Alberto Vita, Vice Director di Fleet Magazine Italia, tra Alberto Cestaro, neo-Head of Fleet Sales Volkswagen Italia, Thomas Fuso, Fleet Long Term Rentals & Key Account Managers Coordinator di Mercedes-Benz Italia, Sergio Grimaldi, Responsabile gestione auto di servizio di A2A Services & Real Estate e Lorenzo Priano, Vicepresidente Best Mobility.
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Fleet management e le flotte del futuro
Ad aprire il dibattito è stata una survey sottoposta al pubblico, i cui risultati hanno immediatamente acceso i riflettori su una lacuna preoccupante: il 50% delle aziende intervistate ha dichiarato di non disporre di protocolli di cybersecurity specifici per i veicoli aziendali connessi, e il 25% ha ammesso di non conoscere nemmeno l’argomento.
Un dato che il moderatore Alberto Vita ha commentato ricordando un episodio emblematico: oltre cinque anni fa, durante un evento simile, un’automobile fu hackerata in diretta nel parcheggio, con uno scenario da film che lasciò a bocca aperta i presenti. “Non è cambiato molto”, ha osservato con una certa amarezza, sottolineando come la consapevolezza sul tema fatichi ancora a tradursi in azioni concrete.
Alberto Cestaro, Volkswagen Italia, ha inquadrato la questione dal punto di vista del costruttore: le vetture moderne, ha spiegato, non sono più semplici mezzi di trasporto ma vere e proprie piattaforme digitali, alle quali si accede tramite un’identità digitale personale.
Questo salto tecnologico rende la protezione dei dati non solo auspicabile ma imposta dalla normativa vigente, che obbliga i costruttori a dotarsi di sistemi impenetrabili agli attacchi informatici. Cestaro ha anche sottolineato l’importanza di una corretta configurazione iniziale dell’utenza digitale, preferibilmente guidata dalla concessionaria, per garantire che il flusso di dati generato dal veicolo avvenga in modo sicuro e corretto. I dati confluiscono poi su piattaforme di telematica terze, che li restituiscono ai manager in formati immediatamente utilizzabili.
Thomas Fuso di Mercedes-Benz Italia ha portato la prospettiva di una Casa che ha sempre considerato la sicurezza (stradale, attiva, passiva e oggi anche digitale) un pilastro irrinunciabile. Mercedes ha sviluppato un sistema proprietario per la gestione dei dati, regolamentato da contratti specifici con le flotte aziendali e i noleggiatori, con clausole dedicate alla protezione delle informazioni anche a livello internazionale.
A margine dell’evento, di questo tema abbiamo anche parlato con Giuseppe Vario, Responsabile Flotte Mercedes-Benz Italia, in una intervista che potete ascoltare in versione completa qui.
Sergio Grimaldi, responsabile della gestione auto di servizio di una grande realtà aziendale con circa 3.000 veicoli operativi, 550 in benefit e 100 in car sharing, ha raccontato in prima persona la trasformazione digitale vissuta dall’interno. Fino a pochi anni fa, la flotta era gestita con file Excel di dimensioni mastodontiche, oggi invece un gestionale integrato e un’app dedicata hanno digitalizzato l’intero ciclo di vita del veicolo: dal lavaggio al parcheggio convenzionato tramite QR Code, dalle fuel card utilizzabili su qualsiasi distributore all’identificazione del conducente tramite badge aziendale e black box.

Quest’ultimo sistema consente di sapere in tempo reale chi guida ogni veicolo e di attribuire automaticamente le eventuali sanzioni al driver corretto — un esempio concreto di come la tecnologia possa semplificare processi un tempo farraginosi.
Grimaldi dal 2025 ha reso la flotta benefit interamente elettrica, affiancando questa scelta con webinar formativi, giornate di prova prolungate e un “borsellino” da 2.000 euro per ciascun driver — utilizzabile sia per la ricarica sia per il noleggio occasionale di un veicolo endotermico in caso di necessità
Lorenzo Piano, vicepresidente di Best Mobility, ha offerto una lettura critica e stimolante del tema dei dati. Il problema, ha sostenuto, non è la quantità, siamo in piena “indigestione di dati” sottolinea, ma la fruibilità.
Passare dai terabyte generati dai veicoli a poche informazioni davvero utili per guidare una flotta richiede sistemi capaci di sintetizzare la complessità, garantendo al contempo che i dati importati siano puliti e privi di minacce informatiche. Piano ha portato un esempio pratico e provocatorio: quanti fleet manager sanno realmente in quale percentuale le loro auto plug-in hybrid vengono ricaricate correttamente? “Se non lo sappiamo, rischiamo di usare il plug-in solo per abbassare il Fringe benefit, portando un cavallo morto nel bagagliaio”.
La sua proposta visionaria: auto che, al termine del contratto di noleggio, elaborino autonomamente i dati di utilizzo e suggeriscano al driver la motorizzazione più adatta per il contratto successivo, senza violare la privacy, senza intermediari, con un “patentino” rilasciato dalla macchina stessa.
Priano non dimentica di citare i rallentamenti all’elettrificazione causati dalla “violenza del fisco” che ha spinto molte aziende a privilegiare i plug-in rispetto al full electric, e in alcuni casi ad abbandonare tecnologie efficienti come il full hybrid o il diesel. Il consenso finale è stato unanime: la tecnologia c’è, i dati ci sono, ma per guidare davvero la transizione servono informazioni più semplici, più accessibili e capaci di parlare la lingua dei fleet manager.
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