Negli ultimi anni, lo sappiamo l’industria automobilistica globale sta vivendo una trasformazione profonda che sta vendendo sempre più spostare il centro sulle auto cinesi, apprezzate per i loro prezzi convenienti dati dai produttori in fuga per surplus produttivo e spinti da anni di incentivi statali.
Minacciati dai dazi, ma anche spinti dalla volontà di migliorare le loro vetture per meglio assecondare i gusti europei, i produttori cinesi da qualche anno hanno optato per una produzione europea, aprendo nuove fabbriche, nuovi depositi per rendere le consegne e le riparazioni più rapide; o comprando vecchie fabbriche di costruttori europei.
Il paradosso è che, nel frattempo, alcuni produttori europei hanno deciso di spostare tutta o parte della produzione in Cina.
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LE ELETTRICHE DI VOLKSWAGEN SARANNO CINESI?
Il caso più emblematico di questa inversione di paradigma è proprio Volkswagen. Di fronte al calo della propria competitività in Cina – fino a pochi anni fa il suo mercato più forte – il Gruppo ha deciso di “trasferire” parte della sua anima tecnologica direttamente nel Paese asiatico.
Per decenni Wolfsburg ha centralizzato in Germania lo sviluppo dei nuovi modelli, costringendo le divisioni cinesi a lunghe attese per approvazioni e decisioni strategiche. Un modello lento e inadatto al ritmo dei player locali come BYD o Geely, capaci di lanciare nuovi prodotti in pochi mesi.

Volkswagen ha quindi ribaltato il paradigma: la Cina diventa il fulcro dello sviluppo della sua prossima generazione di auto elettriche, almeno di quelle vendute in Cina, secondo la strategia In China, for China. La stessa che ha portato alla nascita di AUDI, scritto volutamente in caps lock, e joint venture tra Audi e SAIC Motor.
Il cuore della svolta è la creazione di Volkswagen Group China Technology Company (VCTC), che inaugura per il gruppo un approccio senza precedenti: i team cinesi possono progettare, validare e approvare modelli e piattaforme senza rimbalzare ogni decisione a Wolfsburg. Un cambiamento epocale.
Il risultato è uno sviluppo più veloce fino al 30%, una riduzione del 50% dei costi dei nuovi modelli e un ecosistema tecnologico creato direttamente in Cina. Un approccio quindi identico, ma al contrario, a quello usato dai cinesi che hanno scelto di produrre in Europa.
Volkswagen conta oggi oltre 9.000 ingegneri nel Paese e sta lavorando a una nuova architettura elettronica dedicata esclusivamente alla Cina, un “software-defined vehicle” con funzioni avanzate di connettività, ADAS e servizi digitali. Accanto a questo, la joint venture Carizon con Horizon Robotics punta a sviluppare semiconduttori dedicati ai sistemi di guida semi-autonoma.
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I CINESI IN EUROPA
Complice l’aumento dei dazi europei sulle auto importate dalla Cina – fino al 27% per BYD, oltre il 30% per SAIC Motor (MG) – molte aziende stanno correndo ai ripari, aprendo stabilimenti nel Vecchio Continente.
Chery è l’esempio più evidente. Il gruppo ha avviato la produzione nel vecchio stabilimento Nissan di Barcellona, attraverso una joint venture con EV Motors. Qui si assemblano modelli come Omoda 5 e Jaecoo 7, mentre sono previsti anche modelli elettrici e veicoli per il rilancio del marchio spagnolo Ebro.

La roadmap ha subito ritardi ed è slittata al Q4 2025, ma la direzione è ormai chiara, con la Spagna sarà uno dei poli europei del gruppo. Del resto, il paese iberico non è nuovo alle preferenze dei costruttori, visto che sia Renault che Stellantis (con Citroen e Peugeot), ma anche Volkswagen, l’hanno scelta per produrre le loro vetture grazie alle condizioni fiscali favorevoli e alla crescente digitalizzazione del Paese.
Nel frattempo, Chery è in trattative avanzate per acquisire alcuni degli stabilimenti Volkswagen inattivi in Germania, tra cui Dresda e Osnabrück. Non solo: l’azienda sta valutando un secondo stabilimento nel Regno Unito, segno che la strategia europea sarà ampia e multilivello.
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ARRIVA ZEEKR
Una delle ultime sorprese è quella di Zeekr, brand premium del gruppo Geely, che sta considerando la possibilità di produrre in Europa sfruttando gli stabilimenti già esistenti del gruppo. Zeekr, che sta espandendo la sua operatività e ora opera in Svezia, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi, Francia, Grecia, Belgio e Svizzera, vuole sfruttare sia le fabbriche di Volvo in Svezia e Belgio sia quelle di LEVC (la società dei taxi londinesi) nel Regno Unito.

La scelta è accelerata dai nuovi dazi del 19,9% imposti dall’UE sulle importazioni dalla Cina, che si sommano al 10% standard. Per Zeekr questa soluzione sarebbe ideale: evitare i dazi senza investire in costose nuove fabbriche, appoggiandosi alla solida infrastruttura europea di Geely in modo da continuare il suo leit motif di produrre un lusso accessibile.
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