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Flotte aziendali: l’elettrificazione obbligata mette alla prova le aziende

Flotte aziendali: l’elettrificazione obbligata mette alla prova le aziende
Tra target UE stringenti e domanda ancora incerta, operatori e costruttori chiedono più flessibilità: senza neutralità tecnologica e condizioni reali, la transizione rischia di pesare su costi, operatività e competitività delle flotte.

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All’evento “L’automotive tra sfide nazionali e condizionamenti europei. La parola al mercato”, organizzato da Federauto presso ACI Milano il 13 aprile 2026, è emersa con chiarezza una linea condivisa dagli operatori: la transizione energetica non può essere guidata esclusivamente da obiettivi normativi, ma deve restare ancorata a sostenibilità economica, domanda reale e capacità industriale.

Un tema che riguarda da vicino i fleet manager, oggi chiamati a implementare politiche di elettrificazione in un contesto ancora instabile.

Le flotte come le vorrebbe l’Ue

Il presidente dell’ACI, Geronimo La Russa, ha richiamato la necessità di un approccio non ideologico alla decarbonizzazione, sottolineando il valore della neutralità tecnologica: raggiungere gli obiettivi ambientali salvaguardando filiera, occupazione e competitività.

Una posizione che trova ampio consenso nel mercato e che si traduce, operativamente, nella richiesta di valorizzare tutte le soluzioni disponibili, incluse quelle a basse emissioni non elettriche.

Dal lato della distribuzione, il presidente di Federauto, Massimo Artusi, ha definito i concessionari come “occhiali del mercato”: un osservatorio privilegiato sui bisogni reali dei clienti. Il dato è netto: dal 2019 il mercato italiano ha perso circa 500.000 immatricolazioni, mentre in Europa la contrazione supera gli 11 milioni di unità. Non si tratta di un calo di domanda, ma di un disallineamento tra offerta e aspettative, con prodotti – in particolare elettrici – percepiti come poco accessibili o non adeguati all’uso.

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Per le flotte aziendali, questo scollamento rischia di amplificarsi con l’introduzione del nuovo Regolamento europeo sulle “Clean Corporate Fleets”. A partire dal 2030, sarà richiesto agli Stati membri di garantire che una quota predefinita delle nuove immatricolazioni nelle grandi flotte sia composta da veicoli elettrici (BEV) o plug-in hybrid (PHEV).

Una misura che, seppur modulabile a livello nazionale, introduce obblighi stringenti in un contesto dove la penetrazione BEV resta limitata: a fine 2025, 18,5% in Europa e appena 6,5% in Italia.

Le criticità evidenziate sono di natura sia normativa sia operativa. In primo luogo, permane una contraddizione di fondo tra l’approccio “carbon footprint” promosso dalla direttiva RED III – che considera l’intero ciclo di vita – e il criterio “tailpipe” adottato per il calcolo delle emissioni, focalizzato esclusivamente sullo scarico.

Questo limita di fatto il contributo dei carburanti rinnovabili (biofuel, biometano), ammessi solo entro un margine del 3%, e restringe il campo alle tecnologie zero o low emission allo scarico.

In secondo luogo, i target appaiono scollegati dalla realtà del mercato. L’obiettivo di riduzione del 90% delle emissioni al 2035, pur rivisto rispetto al precedente -100%, resta difficilmente compatibile con gli attuali livelli di adozione e con le infrastrutture disponibili.

Per i fleet manager, ciò si traduce in un rischio concreto: dover accelerare l’elettrificazione senza disporre di TCO competitivi, adeguata rete di ricarica o soluzioni realmente scalabili per tutte le mission aziendali.

Durante la tavola rotonda, i costruttori hanno ribadito la necessità di un approccio pragmatico. Da un lato, la convinzione che l’elettrico rappresenti una componente centrale del futuro; dall’altro, la consapevolezza che il mercato non “compra una legge”, ma un prodotto. Prezzo, autonomia, infrastrutture e valore residuo restano variabili decisive, soprattutto per le flotte.

Emerge così un orientamento condiviso verso strategie multi-energy. Dall’ibrido tradizionale ai plug-in, fino alle motorizzazioni termiche evolute e ai carburanti alternativi, l’offerta tende a diversificarsi per rispondere a esigenze operative eterogenee. Un’impostazione che consente maggiore flessibilità nella gestione delle flotte e una transizione più graduale, riducendo il rischio di inefficienze.

Per i fleet manager, il quadro che si delinea è complesso: da un lato, obblighi normativi crescenti; dall’altro, un mercato ancora in fase di assestamento. In questo scenario, diventa cruciale adottare un approccio data-driven alla gestione della flotta, valutando caso per caso le soluzioni più idonee in funzione di utilizzo e infrastrutture disponibili.

Il messaggio che arriva da Milano è chiaro: la decarbonizzazione resta l’obiettivo condiviso, ma l’elettrificazione forzata rischia di trasformarsi in un vincolo inefficiente se non accompagnata da condizioni di mercato e strumenti adeguati. Per le flotte, la sfida sarà coniugare compliance normativa e sostenibilità economica, mantenendo la flessibilità necessaria per adattarsi a un contesto in rapida evoluzione.

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