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L’Ue vuole alzare i dazi sulle Plug-In cinesi e a pagare il conto saranno le flotte aziendali

L’Ue vuole alzare i dazi sulle Plug-In cinesi e a pagare il conto saranno le flotte aziendali
L'approvazione non è scontata (servirà il voto di tutti i Paesi membri) e le nuove aliquote non sono state anticipate: gli aumenti potrebbero essere marginali, con un impatto moderato, oppure di un vero e proprio macigno per le flotte aziendali che stanno ordinando Plug-In approfittando del Fringe Benefit favorevole.

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La Commissione Europea starebbe preparando nuovi dazi per le auto plug-in hybrid prodotte in Cina e importate, secondo quanto riportato da Handelsblatt il 19 giugno e confermato da Reuters, che cita alti funzionari UE e fonti del settore industriale.

Stando al quotidiano economico tedesco, tre persone coinvolte nel dossier hanno confermato che la Commissione potrebbe imporre le tariffe non appena la maggioranza degli Stati membri darà il via libera. L’esecutivo comunitario ha per ora declinato ogni commento ufficiale.

Il tema era sul tavolo dei leader UE riuniti a Bruxelles il 18 giugno, nel contesto di una discussione più ampia su come affrontare il crescente deficit commerciale con Pechino e la dipendenza europea dalle terre rare e da altre materie prime critiche cinesi.

Cosa cambia per le Plug-In

I dazi sulle importazioni cinesi sono operativi dal 2024, ma fino ad oggi si erano limitati alle auto elettriche a batteria importate dalla Cina, al termine di un’indagine anti-dumping sui sussidi di Stato a Pechino.

Le ibride Plug-In invece dal punto di vista regolatorio sono classificate come veicoli a combustione con assistenza elettrica (e quiindi esenti da dazi). E i produttori cinesi avrebbero sfruttato questa zona grigia: secondo la società di ricerca Rho Motion le vendite PHEV della sola BYD nell’UE sono passate da quasi zero a luglio 2024 a 3.269 unità nel solo marzo, mentre Chery è salita a 757 unità nello stesso mese. Era, quindi, solo questione di tempo prima che i produttori trovassero una scorciatoia per entrare comunque nel mercato comunitario.

Leggi Anche: Secondo l’ICCT le Plug-In consumano anche il 500% in più di quanto dichiarato, ma solo quelle vecchie.

COSA CAMBIEREBBE PER LE FLOTTE AZIENDALI

Se la proposta venisse formalizzata e approvata dalla maggioranza qualificata degli Stati membri (che sottolineiamo, non è un passaggio scontato, vista la cautela già mostrata da alcuni governi, Germania e Spagna in testa, preoccupati per il rischio di ritorsioni commerciali cinesi e per i legami industriali delle proprie case automobilistiche con il mercato asiatico) lo scenario per le flotte aziendali cambierebbe su tre fronti:

  1. ovviamente si vedrebbe un cumento dei listini delle PHEV cinesi, con un rincaro dei prezzi di acquisto o leasing dei plug-in hybrid di BYD, Chery (Omoda/Jaecoo) e SAIC/MG, oggi tra i prodotti più competitivi sul mercato per rapporto prezzo/equipaggiamento.
  2.  Il Total Cost of Ownership, finora aiutato da prezzi di listino aggressivi, si avvicinerebbe a quello dei concorrenti europei e giapponesi, riducendo l’incentivo a inserirli nelle car policy aziendali su basi puramente economiche.
  3. L’eventuale via libera politico potrebbe tradursi in misure operative in tempi rapidi (cosa che nel 2024 si era invece protratta a lungo, dato che l’indagine per dumping aveva richiesto mesi), lasciando poco margine di pianificazione a chi ha ordini in corso.

Ovviamente lo scenario futuro, anche in caso di approvazione dei nuovi dazi, è molto ampio: innanzitutto perché le nuove aliquote non sono state comunicate né anticipate. Si potrebbe trattare di aumenti marginali, con un impatto moderato, oppure di un vero e proprio macigno.

A questo si aggiunge che non è chiara l’applicazione dei nuovi dazi, se quindi dovessero esserci  eventuali clausole transitorie per gli ordini già piazzati o le consegne già programmate, un punto cruciale per chi ha contratti di noleggio a lungo termine in corso di negoziazione.

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