Aniasa, a seguito di un incontro con il Presidente della XIV Commissione politiche comunitarie On.le Vigna, ribadisce con forza la sua contrarietà alle quote obbligatorie sulle flotte aziendali. Un parere condiviso con la Commissione, già pubblicato sul sito della Camera e in via di trasmissione alla Commissione Europea, in cui è ritenuto necessario stabilire, mediante apposite modifiche, un abbassamento degli obiettivi stabiliti per l’Italia e l’eliminazione della quota obbligatoria di veicoli a zero emissioni.
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Aniasa sul Regolamento Clean Corporate Vehicles
La proposta chiamata Clean Corporate Vehicles introduce quote obbligatorie di acquisto di veicoli a zero e basse emissioni per le grandi imprese a decorrere dal 2030, fissando percentuali vincolanti fino al 95% nel 2035. Obiettivi incongruenti, secondo i dati raccolti da Aniasa: si tratterebbe di passare dal 6% di immatricolazioni di oggi di Bev al 45% nel 2030 e all’80% nel 2035. Quote che salirebbero al 18, 69 e 95%, se ai aggiungono anche le Phev.
“Un approccio rigido e non tecnologicamente neutrale, che rischia di compromettere la competitività della filiera europea della mobilità, aggravando per il nostro Paese i costi di transizione e indebolendo la capacità d’investimento delle imprese del settore, con effetti indiretti negativi sulla domanda interna, sull’occupazione e sull’età media del parco veicoli” si legge nelle considerazione della Commissione.
La Proposta UE sulle “Green Corporate Fleets”
La proposta in esame introdurrebbe, dal 1° gennaio 2030, obiettivi nazionali vincolanti per ciascun Stato membro per l’acquisto di autovetture e veicoli commerciali leggeri a zero e basse emissioni per tutte le grandi imprese, indipendente dall’attività e dalla funzione del veicolo (bene strumentale d’impresa, fringe benefit, ecc.).
Ciascuno Stato Membro adotterà una normativa di attuazione e dovrà comunicare annualmente alla Commissione EU il numero di veicoli aziendali immatricolati dalle grandi imprese, incluse le quote di veicoli a zero e basse emissioni. Le PMI sono escluse dall’obbligo diretto, ma subiranno indirettamente gli effetti della trasformazione del mercato.
Target definiti per l’Italia
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Autovetture:
Target 2030: 69% zero e basse emissioni di cui almeno il 45% a zero
Target 2035: 95% zero e basse emissioni di cui almeno l’80% a zero -
Veicoli commerciali leggeri:
Target 2030: 40% zero e basse emissioni di cui almeno il 36% a zero
Target 2035: 95% zero e basse emissioni di cui almeno l’80% a zeroL’obbligo riguarderà solo le grandi imprese ovvero chi supera almeno 2 dei seguenti parametri: totale di bilancio superiore a 20 ml; ricavi netti superiori a 40 ml; oltre 250 dipendenti medi annui.
Le proposte di Aniasa sulla decarbonizzazione delle flotte
Aniasa aggiunge come l’imposizione di quote di veicoli elettrici non tenga conto delle disomogeneità infrastrutturali, fiscali ed energetiche – financo orogenetiche – tra gli Stati Membri e appaia incoerente con il principio di neutralità tecnologica, cardine delle politiche europee in materia di innovazione. Perciò auspica:
- Il superamento del meccanismo delle quote obbligatorie, sostituendolo con obiettivi raccomandati e misure incentivanti di natura fiscale ed economica
- Riconfigurare i target di riduzione delle emissioni in linea con le specificità nazionali
- L’introduzione di strumenti di accompagnamento a sostegno delle imprese e dei lavoratori coinvolti nel processo di transizione
- L‘individuazione di meccanismi che tutelino le aziende dai rischi – elevatissimi e non ponderabil i – sui valori residui delle vetture Bev, considerando la continua evoluzione dei nuovi modelli commercializzati.
Aniasa perciò “chiede, pertanto, di riconsiderare l’impianto della proposta, orientandolo verso un sistema fondato su raccomandazioni rivolte ai singoli Stati Membri accompagnate dall’impegno ad adottare misure premiali di natura economica e/o fiscale in favore delle imprese che procedono al rinnovo delle proprie flotte con veicoli a zero e basse emissioni”.
Queste le proposte:
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Affermazione del principio di neutralità tecnologica
Promuovere un quadro regolatorio che consenta la coesistenza e lo sviluppo di diverse soluzioni a basse emissioni, valorizzando l’innovazione tecnologica in tutte le sue forme. Tra queste introdurre una classe di veicoli a emissioni zero che comprenda veicoli alimentati esclusivamente a “carbon neutral fuel” in coerenza con la disciplina REDIII ed ETS2. -
Eliminare obiettivi obbligatori per la decarbonizzazione delle flotte
Si ritiene di primaria importanza procedere a una revisione dell’impostazione della proposta, superando il meccanismo delle quote obbligatorie e riconfigurando gli obiettivi vincolanti in raccomandazioni rivolte agli Stati Membri. Si propone, altresì, di riconsiderare e rimodulare i target attualmente fissati al 2030 e al 2035, al fine di calibrarli in modo più aderente alle specificità dei singoli contesti nazionali, tenendo conto delle differenti condizioni infrastrutturali, fiscali, industriali ed energetiche. -
Misure di accompagnamento economico e sociale
Si ritiene opportuno prevedere l’introduzione di strumenti di sostegno dedicati agli operatori della mobilità, finalizzati ad accompagnare il rinnovo delle flotte in un’ottica di sostenibilità economica e ambientale, nonché l’attivazione di programmi europei di riqualificazione e aggiornamento professionale a favore dei lavoratori coinvolti nei processi di transizione.
Per quanto concerne l’attuazione a livello nazionale, si propone di riconoscere agli Stati Membri un adeguato margine di discrezionalità nell’individuazione delle misure più idonee, rafforzando nel testo il richiamo al ruolo delle leve fiscali nazionali quali strumenti prioritari e strategici per orientare in modo efficace e coerente le scelte delle imprese. -
Dotazione infrastrutturale stazioni di ricarica- Problematiche per il turismo
Il noleggio veicoli per esigenze turistiche contribuisce con 3 milioni di contratti a significativi flussi di spostamento sul territorio nazionale, facilitando anche il raggiungimento delle c.d. località minori. Di estremo rilievo il ruolo di moltiplicatore pari a 15 sulla spesa turistica (studio condotto da Ambrosetti European House, 2024).
Seppure in aumento, la dotazione infrastrutturale per la ricarica dei veicoli elettrici è ancora insufficiente per garantire condizioni di agevole mobilità sull’intero territorio nazionale. E anche se notevoli sono gli investimenti in ambito aeroportuale, per un serio supporto del turismo sono fondamentali iniziative di sostegno della relativa mobilità a livello sistemico e nazionale.
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Le criticità secondo Aniasa
- L’incremento dei costi di acquisizione dei veicoli, la rapida accelerazione del percorso di transizione energetica, l’introduzione di standard ambientali sempre più stringenti e le incertezze connesse all’evoluzione tecnologica stanno incidendo in modo significativo sulle decisioni di investimento, sull’organizzazione dei modelli operativi e, più in generale, sugli equilibri economico-finanziari delle imprese del comparto.
- Il principio della neutralità tecnologica, più volte richiamato nel dibattito europeo, appare oggi attenuato nella sua effettiva applicazione, alla luce delle incertezze normative e interpretative connesse al ruolo dei biocarburanti e delle altre soluzioni tecnologiche alternative.
- Il settore del noleggio svolge una funzione strategica di raccordo tra la domanda del mercato e l’offerta dell’industria automobilistica, interfacciando le scelte di imprese e privati, incidendo in modo significativo sul ritmo di rinnovo del parco circolante. Intervenire su tale segmento con misure penalizzanti rischia di produrre negativi effetti sistemici sull’intera filiera.
- Un’eventuale penalizzazione delle flotte aziendali potrebbe determinare effetti controproducenti, sollecitando dipendenti e utenti privati a prolungare l’utilizzo di veicoli endotermici più datati, con un conseguente rallentamento del processo di decarbonizzazione e un peggioramento dell’età media del parco auto.
- Forte preoccupazione rivestono i valori residui delle vetture BEV, tematica vitale per le aziende.
- Il possibile contraccolpo sull’intera filiera risulterebbe di difficile prevedibilità, con il concreto rischio di un’ulteriore contrazione delle immatricolazioni di vetture nuove e un impatto negativo su produzione, distribuzione e servizi collegati.
- Un’eventuale penalizzazione o eccessivo aggravio a carico delle imprese di maggiori dimensioni potrebbe determinare, quale effetto indiretto, una progressiva frammentazione del settore del noleggio. In tale scenario, si assisterebbe alla proliferazione di piccoli e micro-operatori locali, spesso caratterizzati da flotte più vetuste e da potenziali criticità sotto il profilo della correttezza fiscale e della sostenibilità ambientale.
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