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Occupazione automotive in calo, tranne per chi produce Auto Elettriche

Occupazione automotive in calo, tranne per chi produce Auto Elettriche
L’analisi 2025 dell’Osservatorio TEA fotografa, in Italia, una filiera automotive in stallo. Cresce soltanto chi investe sull’elettrico.

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Una frenata strategica: è questo ciò che sta attuando la filiera automotive italiana, così come registrato dalla Survey 2025 dell’Osservatorio sulle Trasformazioni dell’Ecosistema Automotive (TEA), guidato dal Center for Automotive & Mobility Innovation della Venice School of Management – Università Ca’ Foscari Venezia. Oltre il 50% delle aziende non prevede alcun investimento in innovazione di prodotto, in crescita rispetto al 2024. È la risposta timorosa all’incertezza della domanda europea, alle tensioni geopolitiche e alla transizione energetica percepita ancora come rischiosa.

Occupazione in calo, ma non per chi punta sull’elettrico

Il dato più preoccupante è quello che riguarda le previsioni occupazionali. L’indagine TEA segnala un saldo complessivo al -4,9% per il prossimo triennio. Seppur segnali incoraggianti emergano da un segmento ben preciso: le aziende che investono esclusivamente nell’elettrico sono le uniche a prevedere un aumento degli addetti, con un saldo positivo del +1,8%. Le figure più ricercate sono quelle specializzate in elettronica di potenza, software e gestione energetica.

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La filiera automotive frena

Di fronte a uno scenario instabile, le imprese si fanno prudenti. Il 52% del campione dichiara di operare prevalentemente su componenti o servizi “invarianti” rispetto al powertrain, ovvero non direttamente legati né al motore termico né a quello elettrico e solo il 15,4% delle aziende prevede di fare innovazione di prodotto per i veicoli full electric. Non si ferma, al contrario, l’innovazione di processo, con una propensione agli investimenti superiore di circa 15 punti percentuali rispetto a quella di prodotto, spinta soprattutto da esigenze di efficientamento e riduzione dei costi in un contesto di competizione globale sempre più serrata.

Dal punto di vista finanziario, la tendenza più diffusa è quella dell’autofinanziamento, attuato da quasi il 60% delle aziende italiane, mentre l’accesso al credito bancario è spesso giudicato costoso e complesso. Un dato interessante riguarda la pianificazione strategica: circa un’azienda su due non redige un business plan formale.

Il commento del ministro Urso

“Il rapporto dell’Osservatorio TEA ci offre una fotografia dettagliata della filiera nazionale dell’automotive e delle criticità che il comparto dovrà affrontare. La Commissione ha accettato di anticipare la revisione del regolamento sulla CO₂, ma non è ancora sufficiente. Occorre agire in modo più radicale, innanzitutto riconoscendo la neutralità tecnologica e sostenendo lo sviluppo dei biocarburanti. Non possiamo perdere altro tempo, perché dall’industria dell’auto dipendono molti altri settori: in ogni automobile ci sono la siderurgia, la chimica e l’intelligenza artificiale” ha commentato Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy.

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