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Geely, che succede? Davvero è crisi?

Geely, che succede? Davvero è crisi?
Il gruppo Geely è davvero in crisi? I dati parlano chiaro: la crescita c'è, ma deve rivedere le strategie per i suoi "tesori" europei

IN QUESTO ARTICOLO

Alcuni articoli recenti della stampa italiana avrebbero riportato ingenti difficoltà per il colosso cinese Geely, il primo gruppo della Repubblica Popolare a espandersi in Europa già nel 2010, quando comprò Volvo da Ford. 

Ci sono effettivamente alcune problematiche che riguardano alcuni marchi del gigante (quelli europei), che causano quindi un rallentamento di Geely in Europa. Ma il gruppo è in realtà in salute, soprattutto in patria, e mentre impone ai marchi europei in difficoltà tagli e restrutturazioni, si prepara a espandersi ulteriormente nel Vecchio Continente, dove per la prima volta ha presentato un modello a suo marchio, la Geely Galaxy M9.

Non solo: i dazi alle auto cinesi hanno beneficiato alla sua espansione europea, ad esempio con la decisione di produrre negli storici impianti di Volvo in Belgio alcuni modelli prima prodotti in Cina, come la Volvo EX30.

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I PROBLEMI DI VOLVO

Dopo anni di crescita, era naturale che potesse succedere qualche problema per Volvo. I problemi sono iniziati in realtà nel 2024, principalmente a causa delle ex controllate Polestar e Lynk & Co di cui ha presto ceduto tutte le quote rispettivamente alla stessa Geely e a Zeekr, ma la nuova amministrazione Trump e i dazi sulle auto non hanno giovato a un costruttore che negli USA vende parecchio.

Nel primo trimestre del 2025 Volvo ha venduto 172.219 veicoli, segnando un calo del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un risultato che si riflette direttamente sul fatturato, sceso del 12% a quota 82,9 miliardi di corone svedesi. Ma è l’utile netto a evidenziare la criticità del momento: crollato del 73%, è passato da 3,7 miliardi a solo 1 miliardo di corone. L’utile operativo, intanto, si è più che dimezzato, passando da 4,7 a 1,9 miliardi, con un margine operativo ridotto dal 7,2% al 2,3%.

volvo xc60 2026

Anche la generazione di cassa ha subito un contraccolpo significativo: le attività del marchio hanno bruciato 2 miliardi di corone, segnalando un momento particolarmente delicato sotto il profilo della sostenibilità finanziaria.

La situazione è talmente instabile che Volvo ha scelto di non fornire alcuna previsione finanziaria né per il 2025 né per il 2026. In un contesto segnato da incertezze macroeconomiche, geopolitiche e di mercato, il gruppo parla apertamente di “pressione sui prezzi” e di un periodo “impegnativo e di transizione”.

Per questo, Geely ha ordinato agli svedesi una ristrutturazione, che non è tardata ad arrivare e non è piacevole. 

Nell’ambito del piano di ristrutturazione e contenimento dei costi, Volvo Cars ha annunciato il taglio di 3.000 posti di lavoro, pari a circa il 15% della propria forza lavoro globale. La misura coinvolgerà 1.200 tra impiegati e dirigenti operanti in diversi dipartimenti strategici – tra cui comunicazione, ricerca e sviluppo e risorse umane – con particolare impatto sulla sede centrale di Göteborg. A questi si aggiungono circa 1.000 consulenti, prevalentemente in Svezia, e altri dipendenti distribuiti in sedi internazionali.

Volvo ES90 adas

Il programma, presentato lo scorso aprile dall’amministratore delegato Håkan Samuelsson, mira a risparmiare 18 miliardi di corone svedesi (circa 1,65 miliardi di euro). Tutti dati che, più che parlare di una crisi di Geely, si uniscono a quelli di Ford e Porsche e raccontano la sempre più profonda crisi dell’industria automobilistica in Europa.

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LOTUS, POLESTAR E LYNK & CO

Ma Volvo non è l’unica a essersi dovuta ristrutturare, perché anche altri tre marchi del gruppo hanno conosciuto profondi riassetti strutturali negli ultimi 12 mesi. Abbiamo raccontato di Polestar, che nell’ultimo anno è passata sotto il controllo diretto di Geely, ha cambiato il suo CEO e anche il suo modello di vendita scoprendo i concessionari fisici.

polestar 3 long range prezzo italia

Anche Lynk & Co ha radicalmente cambiato la sua strategia in Europa, con il nuovo CEO Nicolas Lopez Appelgren che ha spinto per ampliare la gamma modelli, ora diventati tre, puntando anche lui sulla vendita tramite concessionari e più tradizionale, e nel frattempo passando da Volvo al gruppo della “figlia” Zeekr.

E poi, c’è Lotus, marchio che Geely ha comprato nel 2017, puntando sulla sua riconversione elettrica e sulla trasformazione in brand di lusso, dividendolo in due, Lotus Cars e Lotus Technology.

Geely ha deciso di trasferire il 51% di Lotus Cars sotto il controllo di Lotus Technology Inc., entità cinese già incaricata dello sviluppo tecnologico e digitale dei nuovi modelli a batteria. Una mossa che evidenzia la volontà di razionalizzare le attività e accorpare le funzioni chiave, ma che al tempo stesso tradisce le difficoltà incontrate nella gestione di un brand storico in un mercato sempre più competitivo.

La decisione è maturata in un contesto reso ancora più instabile dai dazi statunitensi che colpiscono i veicoli elettrici cinesi, compresi quelli di produzione Lotus. Per contenere i costi, Geely ha già avviato un ridimensionamento dell’organico nel Regno Unito, con circa 270 esuberi. Nonostante una crescita del 239% nelle vendite nel secondo trimestre 2024 (il brand non ha mai venduto tanto), Lotus ha registrato una perdita netta di 202 milioni di dollari, complice un incremento delle spese di marketing e vendita che ha gravato sulla redditività.

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MA NON ESISTE SOLO L’EUROPA

Tutti questi problemi, come detto, riguardano i marchi europei che vendono principalmente in Europa, mercato come sappiamo in crisi e sempre meno centrale sulla scena automobilistica globale.

Geely, infatti, come gruppo cresce e continua la rincorsa di BYD, soprattutto in patria. Nei primi tre mesi del 2025, il colosso di Hangzhou ha registrato una crescita del 70% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con oltre 480.000 veicoli venduti. Numeri che la posizionano subito dietro BYD nella classifica dei costruttori nazionali più forti, e rispetto alla quale si distingue per una qualità costruttiva di tutti i prodotti generalmente più alta, e per l’expertise di Volvo.

Credit immagine: Geely Design

Ora Geely ha ripensato anche la sua strategia europea, dove è presente in maniera molto localizzata (Göteborg ha spesso quasi più importanza delle sedi cinesi) ma solo con brand premium, il settore europeo più in difficoltà. Geely, che ha un centro stile anche a Milano, a maggio ha presentato a livello globale proprio a Milano il suo SUV Geely Galaxy M9, svelando il suo ambizioso nuovo piano industriale che prevede l’espansione della sua presenza europea con i suoi centri di design in Italia e Svezia, e il test di prova a Francoforte.

E molto probabilmente anche l’arrivo di Geely auto, con modelli più economici e piccoli che possano inserirsi in quel segmento A-B ora preso di mira, dando di nuovo fastidio a BYD che ha lanciato Dolphin Surf, nonché a Leapmotor, Renault e Stellantis.

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