L’Italia ha gestito un evento di portata eccezionale come le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 senza compromettere in modo significativo la mobilità.
È quanto emerge dall’ultimo studio di Geotab, che ha analizzato i dati delle flotte connesse tra il 6 e il 22 febbraio 2026 nelle aree di Milano, Verona e Cortina d’Ampezzo. L’indagine ha preso in esame indicatori come volumi di traffico, durata dei tragitti, velocità ed emissioni, evidenziando un aumento diffuso della circolazione, con effetti differenti a seconda dei territori e delle specifiche dinamiche locali.
“Nel complesso, organizzare gli eventi in aree geografiche diverse ha consentito di distribuire l’impatto del traffico anziché concentrarlo, dando modo alle aree suburbane di sopportare un maggiore volume di veicoli e alle sedi urbane di assorbire ulteriore carico nei loro schemi di viabilità”, commenta Stefano Peduzzi, Vice President Technology Solutions & Operations Europe di Geotab.
La distribuzione geografica degli eventi quindi si è rivelata determinante. La scelta di sedi diverse ha evitato la concentrazione dei flussi, permettendo alle aree urbane di assorbire il traffico aggiuntivo e a quelle suburbane di sostenere carichi maggiori. Il risultato è un sistema che, pur sotto pressione, ha mantenuto livelli di funzionalità complessivamente stabili, dimostrando una capacità organizzativa solida anche in condizioni eccezionali.
Più traffico? Nessun problema
Nel complesso, l’aumento del traffico non è stato determinato solo da un maggior numero di veicoli, ma anche da un utilizzo più intensivo di quelli già in circolazione. A Milano, meno della metà dei mezzi monitorati rappresentava nuove presenze, a conferma di una maggiore operatività delle flotte esistenti. Parallelamente, l’incremento dei volumi non ha comportato automaticamente un peggioramento della viabilità: la tenuta delle velocità medie nelle aree urbane indica che le misure di gestione del traffico hanno funzionato.
Le modifiche ai percorsi confermano un adattamento dinamico del sistema. In diverse aree si è registrato uno spostamento verso strade secondarie, con una riduzione dei limiti medi di velocità e delle distanze percorse, fino al -33% ad Assago. Questo riequilibrio ha contribuito a contenere l’impatto complessivo, pur con un aumento generalizzato dei tempi di fermo, che rappresenta il principale segnale di criticità.
“I dati dei veicoli connessi possono andare oltre l’analisi retrospettiva e diventare un vero e proprio supporto decisionale in tempo quasi reale, consentendo di identificare gli snodi critici man mano che si sviluppano, verificare se le misure di gestione del traffico sono efficaci e fornendo raccomandazioni davvero data-driven – ha sottolineato Peduzzi – Per esempio, il passaggio a viaggi più brevi e frequenti ha implicazioni anche per la pianificazione dei trasporti urbani, suggerendo che gli investimenti nella connettività dell’ultimo miglio potrebbero generare ritorni maggiori rispetto all’espansione della capacità stradale. I grandi eventi, dunque, stanno mettendo in luce la capacità della telematica di sfruttare i dati per comprendere meglio il mondo che ci circonda, supportare la comunità e creare valore reale”.
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LE OLIMPIADI A MILANO
A Milano, l’impatto è stato rilevante ma gestibile. Nelle settimane centrali di febbraio il numero di viaggi per veicolo è cresciuto sensibilmente: +77% a San Siro, +99% a Santa Giulia e +87% ad Assago. Più contenuto l’incremento a Rho Fiera (+32%), grazie a infrastrutture già progettate per sostenere alti volumi di traffico. Nonostante l’aumento dei flussi, la velocità media è rimasta sostanzialmente stabile nelle aree urbane, segnale di una rete già congestionata ma capace di assorbire ulteriore domanda. Nelle zone suburbane, invece, si è registrato un rallentamento più marcato, con cali della velocità media fino a 7,8 km/h ad Assago. Sul fronte ambientale, i risultati sono eterogenei: a San Siro le emissioni di CO₂ sono diminuite del 29% nonostante l’aumento dei viaggi, grazie a tragitti più brevi ed efficienti, mentre a Rho Fiera e Assago gli incrementi delle emissioni sono rimasti inferiori rispetto alla crescita del traffico.
LE OLIMPIADI A VERONA
A Verona, l’aumento della mobilità è stato tra i più evidenti. I viaggi per veicolo sono cresciuti del 98% rispetto al 2025, con un picco del 90% in occasione della cerimonia del 22 febbraio. A differenza di Milano, qui l’incremento ha riguardato anche le distanze percorse, salite del 12%, con un conseguente aumento delle emissioni di CO₂ pari al 75%. La velocità media è rimasta stabile, ma i tempi di fermo sono cresciuti del 24%, segnalando una pressione maggiore sulla rete stradale.
LE OLIMPIADI A CORTINA
Cortina d’Ampezzo rappresenta il caso più estremo. Il volume di traffico è aumentato del 1.456% rispetto all’anno precedente, trasformando radicalmente la mobilità locale. Nella seconda settimana di gare si è registrato un ulteriore incremento dei viaggi per veicolo (+22%). Nonostante l’intensità dei flussi, la velocità media è leggermente aumentata (+1,1 km/h), così come i limiti medi delle strade percorse. Il dato suggerisce una gestione efficace dei flussi, probabilmente concentrati sulle arterie principali per evitare congestioni nelle vie secondarie.
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E LA CO2?
Tema emissioni, il quadro è variabile: se infatti i volumi di traffico sono aumentati ovunque, la CO2 non ha sempre subito incrementi proporzionali e, in alcune località, è addirittura diminuita. La spiegazione risiede nell’interazione tra numero dei viaggi, distanza percorsa, consumi effettivi e tipologia di veicoli utilizzati.
Il caso di San Siro è emblematico. Qui le emissioni di CO2 sono diminuite del -29% rispetto allo stesso periodo del 2025, nonostante il 77% di viaggi in più per veicolo. Tale divario è giustificato dal fatto che il consumo medio di carburante per viaggio è sceso del -14%, con spostamenti più numerosi, ma più brevi ed efficienti.
Diversamente, Rho Fiera ha registrato aumenti di CO2 del +21%, pur inferiori all’aumento del volume dei viaggi (+32%). Ad Assago i viaggi sono quasi raddoppiati (+87%), ma la CO2 è aumentata solo del 17%, ancora una volta perché percorsi più brevi hanno parzialmente assorbito l’impatto.
Verona ha registrato il più netto aumento di CO2 (+75%), in linea con i dati che mostrano distanze percorse più lunghe (+12%). A differenza di Milano, caratterizzata da percorsi più brevi, il capoluogo veneto ha registrato viaggi più numerosi e più lunghi, con un conseguente aumento delle emissioni.
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