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4 “falsi miti” che aumentano il rischio di furto della tua flotta

4 “falsi miti” che aumentano il rischio di furto della tua flotta
In Italia vengono rubate ogni giorno 285 autovetture e nel 2025 si sono verificati in media 36 furti di carico per azienda, che ha determinato un aumento del 438% delle perdite derivanti dai furti di merci rispetto al 2022. Ma troppi Fleet Manager non sono ancora abbastanza attenti.

IN QUESTO ARTICOLO

Secondo i dati raccolti da Geotab lo scorso anno si sono registrati una media di 36 furti di carico per azienda (tradotto: +438% di perdite derivanti dai furti di merci rispetto al 2022). Ogni giorno, nel nostro Paese, vengono rubate 285 autovetture (e quasi 90 tra moto e motorini, per un totale di oltre 136mila veicoli sottratti ogni anno, dati del Ministero dell’Interno elaborati da Facile.it).

Con 231 furti di veicoli ogni 100mila abitanti, l’Italia occupa il quarto posto della classifica europea dei furti secondo Eurostat, preceduta soltanto da Lussemburgo, Svizzera e Svezia.

Eppure, molte aziende continuano a proteggere i propri asset basandosi su presupposti sviluppati prima che i malintenzionati raffinassero la loro tecniche. In questo scenario, Geotab ha individuato quattro “punti deboli”, miti in cui i Fleet Manager ancora troppo spesso credono e che impedisce loro di proteggere efficacemente la propria flotta.

Ad accomunare tutti e quattro questi falsi miti è una convinzione di fondo: considerare la protezione dei veicoli una scelta di prodotto anziché una decisione di sistema – commenta Stefano Peduzzi, Vice President, Technology Solutions di Geotab In Geotab, abbiamo sviluppato il nostro approccio al recupero dei veicoli rubati partendo da un presupposto: le reti criminali finiranno inevitabilmente per mettere alla prova ogni livello di protezione e, di conseguenza, la ridondanza non è un’opzione, ma un requisito necessario”. 

La telematica è uno strumento potente, ma non basta

I ladri conoscono perfettamente il rischio della presenza dei tracker: per questo utilizzano disturbatori di frequenze (anche noti come jammer), che sono anche economici, facilmente reperibili e quindi utilizzati regolarmente dalle reti di professionisti coinvolti nei furti di veicoli commerciali di alto valore.

L’intervallo di tempo tra l’uscita di un veicolo dal deposito e la sua intercettazione da parte dei ladri è spesso più breve di quanto molti fleet manager immaginino. Di conseguenza, un singolo dispositivo, per quanto ben installato, può dunque essere facilmente individuato e neutralizzato.

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Il rischio è la perdita dell’asset, a cui conseguono inadempienze contrattuali, richieste di risarcimento assicurativo e clienti lasciati senza veicolo. Le probabilità di localizzazione aumentano quando un dispositivo telematico viene considerato come un sistema inattacabile, anziché come un singolo device hardware chiamato a svolgere un compito che da solo non può garantire.

Non basta il tracciamento della Casa

Le soluzioni telematiche di fabbrica sono progettate principalmente per monitorare il funzionamento del veicolo, non per la sicurezza delle flotte. I segnali, i canali di comunicazione e i dati che forniscono sono eccellenti, ma solo per gli scopi per cui sono stati concepiti.

Alcuni modelli presentano inoltre un’ulteriore criticità. Su determinati veicoli, il conducente può attivare una modalità “privacy” che interrompe completamente la trasmissione dei dati. Si tratta di una funzionalità legittima per la tutela della riservatezza, ma dal punto di vista della sicurezza delle flotte crea una vulnerabilità che i gruppi criminali organizzati hanno imparato a sfruttare.

Leggi Anche: Cosa si può fare (e cosa no) per monitorare la flotta, rispettando la privacy dei dipendenti.

Per mitigare queste criticità, è consigliabile optare per un secondo livello di tracciamento indipendente, installato separatamente e basato su differenti percorsi di segnale. La combinazione dei due sistemi crea una ridondanza che una sola fonte di dati, per quanto affidabile, non può offrire. Ed è proprio questa ridondanza che le reti di furto organizzate non sono ancora riuscite a neutralizzare in modo sistematico.

Prevenire è meglio che curare

Geofencing, rilevamento dei movimenti notturni e alert sui confini nazionali ad alto rischio aiutano a individuare comportamenti sospetti prima ancora che il furto venga confermato. Gli algoritmi di intelligenza artificiale di Geotab, ad esempio, segnalano pattern di movimento anomali nelle aree e nelle fasce orarie caratterizzate da un rischio elevato di furto, spesso molto prima che un conducente riferisca la scomparsa di un asset.

Stessi sistemi per le flotte oltreconfine

Una strategia calibrata per l’Italia potrebbe risultare poco adatta a Germania, Irlanda o Spagna, e viceversa. I fattori alla base del furto di veicoli variano infatti notevolmente da Paese a Paese, così come le organizzazioni criminali che ne sono responsabili.

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I gruppi organizzati agiscono lungo corridoi ben definiti e tendono a spostare rapidamente i veicoli oltre i confini nazionali, verso giurisdizioni in cui la localizzazione e il recupero risultano legalmente più complessi. Anche i tempi di intervento delle forze dell’ordine e i quadri normativi transfrontalieri differiscono da mercato a mercato.

Una flotta che opera in diversi Paesi europei è esposta a una mappa dei rischi molto più articolata rispetto a una che opera in un solo mercato. Un sistema di protezione progettato fin dall’inizio per gestire questa complessità offre, ovviamente, risultati migliori di un approccio pensato per un solo Paese e applicato indistintamente ovunque.

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