Un recente studio dell’istituto di ricerche di mercato Omniquest, commissionato dalla società di noleggio MHC Mobility, mostra che il 79% dei Fleet Manager in Germania è aperto all’inserimento di marchi cinesi (e di questi il 25% ha già pianificato l’inserimento in flotta). Le ragioni: prezzo e dotazioni.
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“La questione non è più se i veicoli cinesi entreranno o meno nelle flotte tedesche, ma a quali condizioni. Il marchio di per sé non è più il fattore decisivo. Ciò che conta è che il veicolo assolva al suo scopo, che i costi siano prevedibili e che tutto funzioni senza intoppi nell’uso quotidiano, dall’officina ai pezzi di ricambio”
Rainer Thies, CEO di MHC Mobility
La tecnologia convince tanto quanto il prezzo
Gli intervistati (provenienti da aziende con una flotta) manifestano interesse per i brand cinesi per queste ragioni:
- Prezzo e TCO (29%)
- Tecnologia e optional (27%)
- Competenza nelle motorizzazioni elettriche (19%)
Tra i responsabili delle decisioni sulla flotta (circa la metà del campione) la tecnologia e gli allestimenti sono addirittura in cima alla lista con il 32%.
La rete di officine preoccupa più dell’immagine
Per quanto riguarda le riserve sui brand cinesi, l’immagine del marchio si colloca all’ultimo posto tra i lavoratori intervistati con il 9%.
A preoccupare di più è la rete di assistenza e officine (26%), l’incertezza politica legata ai dazi doganali (22%), la protezione dei dati e la sicurezza informatica (20%) e la fornitura di pezzi di ricambio (13%).
Solo per il 22% degli intervistati passare da un marchio tedesco a uno cinese sarebbe percepito come una regressione, per il 43% “Nessun problema, l’importante è che sia una buona macchina”. Un altro 22% lo troverebbe interessante. I due terzi degli intervistati (65%) reagiscono in modo neutro o positivo.
Il prezzo decide
Per ben quattro su cinque intervistati la decisione è una questione di prezzo. Il 32% passerebbe al modello cinese se fosse più economico del 10-20%, mentre il 26%chiederebbe uno sconto superiore al 20. Per il 19% è già sufficiente un piccolo sconto dal 5 al 10%.
Per la maggior parte degli intervistati basterebbe quindi uno sconto relativamente contenuto: “Una differenza di prezzo del 10-20% non è utopico nel settore flotte, ma è fondamentale che le aziende realizzino effettivamente questo vantaggio economico e non lo perdano a causa di rischi di valore residuo”, afferma Thies.
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