La vera differenza tra una flotta ben gestita e una in affanno è, scontato dirlo, il Fleet Manager: non solo come responsabile della scelta di una car list, della car policy, della scelta dei fornitori, ma soprattutto in qualità, appunto, di manager. In ogni flotta, infatti, si possono generare degli attriti: non è un segnale di disfunzione bensì la conseguenza fisiologica di interessi interdipendenti che devono bilanciare priorità diverse: sicurezza, budget, uptime dei veicoli, soddisfazione dei driver, compliance aziendali.
Essere in grado di gestire i conflitti in modo corretto quindi è fondamentale e per farlo esistono diverse strategie (cinque, per essere precisi) che vanno selezionate e bilanciate in rapporto all’evento, alla persona con cui si interagisce, a qual è l’obiettivo da raggiungere.
Gestire i conflitti, in flotta
Prima di illustrare i “cinque stili”, sono due le capacità che emergono come decisive per chi gestisce team e fornitori multi-stakeholder. La prima è quella di leggere la stanza, durante le riunioni con più interlocutori (manutenzione, operations, driver, fornitori), la competenza chiave non è solo comunicare con chiarezza, ma capire chi sta davvero alimentando la tensione e chi invece la sta solo amplificando. A volte la fonte del conflitto non è la voce più rumorosa nella stanza.
La seconda capacità è la sensibilità nel fare escalation senza abdicare, ovvero richiedere un intervento “dall’alto”: riconoscere quando un problema richiede risorse senior o specialistiche, invece di provare a risolverlo da soli, è un segno di maturità gestionale, non di debolezza. Il rischio opposto (collaboratori che cercano di gestire ogni singolo problema in autonomia) genera colli di bottiglia organizzativi.
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1. Competizione
È l’approccio più diretto e verticale, da riservare ai casi in cui la posta in gioco è la sicurezza o la conformità normativa.
Esempio pratico: un driver rifiuta di fermare il veicolo dopo un alert critico di manutenzione (ad esempio un guasto ai freni segnalato dal telematico), sostenendo di dover rispettare una consegna urgente. In questo caso il Fleet Manager non media: impone il rientro immediato del mezzo. Non c’è spazio per il consenso quando è in gioco l’incolumità del driver o di terzi.
2. Collaborazione
È lo stile più efficace nelle organizzazioni di flotta, proprio perché i reparti sono fortemente interdipendenti: i driver dipendono dalla manutenzione per avere mezzi sempre efficienti, la manutenzione dipende dalle operations per la flessibilità negli slot di officina.
Esempio pratico: i driver oppongono resistenza all’introduzione di un nuovo sistema telematico, percependolo come uno strumento di controllo eccessivo. Invece di liquidare la reazione come “resistenza al cambiamento”, un approccio collaborativo indaga le preoccupazioni reali (privacy, obiettivi di performance percepiti come irrealistici, scarsa comunicazione sul perché del cambiamento) prima di procedere con l’implementazione.
Lo stesso vale per le transizioni verso l’elettrico, dove l’ansia da autonomia o i conflitti sull’uso delle colonnine aziendali richiedono ascolto prima che imposizione. Non a caso, anche i trend 2026 del settore confermano che avere una relazione di fiducia con i driver è decisivo proprio nei momenti di cambiamento tecnologico, penso alle resistenze verso l’elettrico o il plug-in che molte flotte italiane stanno affrontando in questi mesi.
3. Compromesso
Utile quando tempo, personale e risorse sono limitati e serve una soluzione rapida, anche se non perfetta per nessuna delle due parti.
Esempio pratico: la manutenzione chiede più giorni di fermo macchina per una riparazione approfondita, mentre le operations vogliono rimettere il veicolo in strada il prima possibile per coprire le rotte. Il compromesso, ad esempio un intervento essenziale immediato con una revisione più completa programmata nella settimana successiva, evita sia il fermo prolungato sia il rischio di rimandare un problema che potrebbe aggravarsi.
4. Evitamento
Non equivale a “ignorare i problemi”, ma è un meccanismo di difesa, saper distinguere le frizioni minori (i casi in cui un problema può risolversi senza interventi del management lasciando scemare la tensione) da quelle che richiedono davvero un intervento. È una capacità di lettura della situazione, non una scusa per rimandare.
Esempio pratico: due driver hanno un piccolo diverbio su chi debba usare per primo un veicolo pool in un dato giorno. Se l’episodio è isolato e non riflette un problema strutturale di allocazione, spesso la scelta migliore è lasciare che si risolva da sé, senza trasformarlo in un caso da gestire formalmente.
5. Accomodamento
Ogni tanto bisogna fare delle concessioni, seppur a malavoglia. Si sceglie quando non esiste una risposta oggettivamente “giusta” e mantenere un buon rapporto di lavoro vale più della singola disputa.
Esempio pratico: un driver senior chiede, per motivi personali momentanei, di scambiare temporaneamente il proprio veicolo assegnato con un modello diverso disponibile in pool, pur non avendone diritto secondo la car policy standard. Se la richiesta non crea problemi operativi rilevanti, accogliere l’eccezione preserva la relazione senza un reale costo per l’organizzazione.
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