Il primo semestre del 2026 conferma quanto sia diventato difficile, per i grandi gruppi automobilistici, trasformare le vendite in vero profitto. Non basta più consegnare auto: la vera partita si gioca sul margine che resta su ogni vettura venduta, in un contesto reso più duro dalla concorrenza cinese, dalla guerra dei prezzi, dai dazi statunitensi e dai costi crescenti legati a elettrificazione e software.
È quanto emerge dal nuovo Automotive Performance Report pubblicato annualmente dal Center of Automotive Management (CAM), che ha analizzato i risultati dei 15 principali costruttori mondiali nella prima metà dell’anno, basandosi su dati di bilancio e trimestrali pubblicati fino al 6 agosto 2026.
Quanto guadagnano le Case auto dalle nostre auto?
Il numero che colpisce di più riguarda Stellantis, che nel periodo avrebbe generato in media appena 471 euro di EBIT per ogni auto venduta. Per capire quanto sia esiguo questo margine basta guardare a Mercedes-Benz, che nello stesso semestre ha ottenuto 4.122 euro di utile operativo per vettura consegnata, quasi nove volte tanto. BMW si è fermata a 3.142 euro, confermando insieme a Mercedes la netta superiorità dei due gruppi premium tedeschi sul resto del settore.
Il confronto, va detto, non è del tutto omogeneo: Mercedes e BMW vendono soprattutto modelli premium con prezzi di listino più alti e margini superiori, mentre Stellantis opera su un terreno molto più ampio, dovendo far convivere marchi generalisti come Fiat, Peugeot, Citroën, Opel e Vauxhall con brand come Jeep, Alfa Romeo e Maserati, ciascuno con clientela, prezzi e strategie diverse.
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C’è comunque un elemento positivo per il gruppo guidato da Antonio Filosa: nel primo semestre 2025 il risultato medio per vettura era negativo, mentre oggi Stellantis è tornata in territorio positivo. Il recupero, secondo il CAM, sarebbe legato soprattutto al contenimento dei costi, agli interventi di ristrutturazione e a una gestione più favorevole di prezzi e mix di prodotto. Il margine resta comunque sottilissimo, e lo stesso miglioramento riguarda anche Nissan e Mazda, altri due gruppi tornati in utile dopo un anno difficile.
Il problema non è quanto vendono, ma quanto guadagnano
I numeri aggregati confermano che il problema non è tanto la tenuta delle vendite quanto la capacità di trasformarle in utili. L’EBIT medio per auto venduta dai 15 costruttori è sceso da 1.409 a 1.187 euro, con un calo di circa il 16%. Il dato complessivo sugli utili operativi è ancora più netto: -17,5%, per un totale di 35,6 miliardi di euro, a fronte di un calo dei ricavi molto più contenuto, appena l’1,4%.
Come ha sintetizzato il responsabile dello studio, Stefan Bratzel, quando l’EBIT crolla dodici volte più velocemente del fatturato il settore non sta perdendo quote di mercato, ma capacità di generare reddito nel lungo periodo.
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A pesare su tutta l’industria sono gli stessi fattori che penalizzano in particolare Stellantis: la concorrenza sempre più aggressiva dei costruttori cinesi, la guerra dei prezzi, i dazi introdotti negli Stati Uniti e il costo della trasformazione tecnologica, che costringe i gruppi a investire contemporaneamente su elettrico, software, nuove piattaforme e modelli tradizionali, in un mercato che non cresce alla stessa velocità. Per la seconda metà dell’anno il CAM non prevede un allentamento diffuso di queste pressioni.
Per Stellantis, il ritorno sopra lo zero rappresenta quindi un segnale incoraggiante ma non risolutivo. La vera prova sarà capire se il gruppo riuscirà a consolidare questo primo recupero in una redditività più stabile nel tempo, senza sacrificare competitività e volumi di vendita.
La classifica dei guadagni per vettura delle case auto
Guardando la classifica completa dei 15 costruttori,
- Mercedes-Benz (4.122 euro)
- BMW (3.142 euro)
- General Motors (1.694 euro per vettura)
- Toyota (1.649 euro)
- Hyundai-Kia (1.638 euro)
- Volkswagen (1.374-1.492 euro a seconda della fonte)
- Tesla (1.315-1.374 euro)
- Ford (1.315 euro)
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Sotto la media di settore si collocano Suzuki con 1.059 euro, Renault con 966, Mazda con 960, Mitsubishi con 755, Nissan con 525 e, appunto, Stellantis con 471 euro. Honda, invece, esce dal confronto con un valore negativo di circa 3.418 euro per vettura, unico costruttore importante ancora in perdita su base unitaria.
I grandi produttori cinesi restano fuori dal confronto, perché il CAM non dispone di dati semestrali pienamente comparabili con quelli occidentali.
Toyota è il costruttore più redditizio per profitti assoluti
Se si guarda ai profitti assoluti anziché al dato per vettura, la classifica cambia volto: Toyota resta il costruttore più redditizio del campione con circa 8,8 miliardi di euro di EBIT complessivo, pur avendo perso oltre 5 miliardi rispetto all’anno precedente. Hyundai-Kia, BMW, General Motors e Volkswagen restano tra i gruppi con i risultati operativi più alti in valore assoluto, ma anche loro hanno visto ridursi sensibilmente la propria capacità di generare utili. Nel complesso, i 15 gruppi analizzati hanno bruciato circa 7,6 miliardi di euro di EBIT in dodici mesi.
Anche sul fronte dei margini percentuali la fotografia riserva qualche sorpresa: a guidare la classifica non sono i marchi premium tedeschi, ma Suzuki, con un margine EBIT del 10,1%. Mercedes-Benz si ferma al 5,4%, mentre Ford migliora sensibilmente, passando dallo 0,9% al 3,2%. Mazda, Nissan e Stellantis sono tutte tornate in territorio positivo, ma con margini compresi tra l’1,7% e il 4%, ancora lontani da una redditività solida.
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