Il ruolo del Fleet Manager si sta evolvendo sempre più spesso in quello di responsabile della sostenibilità.
Mentre le grandi aziende perseguono ambiziosi programmi per monitorare e ridurre le loro emissioni, i gestori delle flotte stanno cogliendo l’opportunità di ampliare le loro responsabilità e competenze.
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IL FLEET MANAGER DIVENTA SUSTAINABILITY MANAGER
Non è una regola universale, ovviamente, e dipende molto dal tipo di business dell’azienda. In molte imprese le emissioni di gas di scarico rappresentano una percentuale significativa delle loro emissioni globali di carbonio, quindi l’elettrificazione della flotta è parte cruciale delle loro politiche green.

Le competenze del Fleet Manager al servizio della sostenibilità
Se parliamo di flotte grandi, composte da centinaia o migliaia di mezzi, si capisce come il Fleet Manager stia diventato anche Sustainability Manager. Un ruolo che, quindi, non si limita alla gestione del parco, ma sfrutta le competenze acquisite occupandosi di flotta.
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Infatti, un Fleet Manager di livello ha esperienza in Environmental, social, and corporate governance (ESG), appalti, obblighi di rendicontazione delle emissioni di carbonio, programmi di decarbonizzazione.
Riunire diverse competenze
Inoltre, il Fleet Manager (che talvolta è anche Facility Manager) ha il compito di riunire competenze di diverse aree aziendali. Se, ad esempio, si tratta di elettrificare la flotta, dovrà lavorare a stretto contatto con chi gestisce il patrimonio immobiliare dell’azienda, per pianificare l’installazione delle colonnine.
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Un ritorno a lungo termine
Non si tratta di occuparsi solo di costi e soluzioni commercialmente valide, ma di capire come raggiungere i risultati anche a lungo termine in fatto di sostenibilità.

Rispetto agli appalti tradizionali – che si concentrano sul rispetto dei requisiti richiesti, sulla qualità e sul prezzo – adottare misure ambientali può comportare costi più elevati o un ritorno meno immediato. Il rispetto ambientale, però, è diventato un valore aggiunto e i report di sostenibilità sono richiesti da investitori e clienti, portando anche un vantaggio commerciale.
Corporate Sustainability Reporting Directive
Questo diventerà ancora più vincolante con l’entrata in vigore della Corporate Sustainability Reporting Directive adottata dal Parlamento Europeo, che obbliga le imprese a divulgare regolarmente informazioni sul loro impatto sociale e ambientale. L’obiettivo è quello di garantire una maggiore trasparenza in ambito ESG, anche come forma di contrasto al green washing.
La direttiva renderà obbligatorio il reporting di sostenibilità per un numero assai maggiore di società rispetto all’attuale Non Financial Reporting Directive. Si tratta di quasi 50.000 aziende nell’UE, rispetto alle circa 11.700 attualmente interessate.

La CSRD sarà applicabile a:
- Imprese di grandi dimensioni, indipendentemente dal fatto che siano quotate o meno, che superano € 20 milioni di attivo patrimoniale, € 40 milioni di fatturato e 250 dipendenti (almeno 2 dei 3 limiti)
- PMI quotate sui mercati regolamentati europei a eccezione delle microimprese
- Società non UE che generano un fatturato netto di € 150 milioni all’interno dell’Unione Europea e hanno almeno una impresa nell’UE
Dati i numeri delle aziende coinvolte si aprono nuovi spazi per i Fleet Manager, e stanno già spuntando offerte di lavoro come Fleet Innovation & Sustainability Manager.
La direttiva entrerà in vigore dal 2024. A seguito della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 16 dicembre 2022, l’Italia e gli altri Stati membri hanno infatti a disposizione 18 mesi per il recepimento nei rispettivi ordinamenti.
Nello specifico, la Corporate Sustainability Reporting Directive impone a tutte le grandi aziende UE la divulgazione dei dati sull’impatto delle loro attività nei diversi piani e livelli che compongono al dimensione della sostenibilità: l’impatto sulle persone, sull’ambiente e sul pianeta con particolare attenzione poi ai rischi collegati alla sostenibilità, come il climate change, a cui sono sottoposti.
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