Alla fine, Matteo Salvini è stato accontentato. Il tanto chiacchierato Ponte sullo Stretto di Messina si farà, o almeno così sembra dalle ultime indiscrezioni.
Sulla carta, i lavori dovrebbero già partire nell’estate del 2024, e il nostro Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti assicura che nel 2032 ci saranno le prime auto e i primi treni che lo attraverseranno. Eppure, sembra essere smentito dalle stesse società che del ponte si dovrebbero occupare.
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CHI FARÀ IL PONTE?
Ho voluto scrivere a livello teorico perché, seppur si parli quasi con certezza di inizio lavori per l’estate, ci sono ancora alcune cose da capire. Ad esempio chi lo realizzerà. Un’incertezza che si aggiunge a quella relativa ai costi, secondo tutti gli esperti del settore stimati troppo al ribasso (e si parla già di 13,5 miliardi di euro).

Torniamo a chi si assumerà l’incarico. Nella lunga vicissitudine che riguarda questa infrastruttura, baluardo di ogni governo di centro-destra, si sono succeduti diversi nomi. Quello che più volte si è aggiudicato la gara d’appalto è il consorzio Eurolink, parte di Webuild, una delle aziende di costruzioni più grandi al mondo.
Lo stesso consorzio è tornato sull’argomento il 30 settembre 2023, pubblicando un comunicato stampa con alcuni dettagli sul progetto, e definendolo il “ponte sospeso a campata unica più lungo del mondo” se dovesse essere realizzato: 3660 metri di lunghezza, con campata sospesa di 3.300 metri, e due torri di sostegno alte 399 metri.

Il progetto così presentato è dell’azienda danese Cowi, con sede a Kongens Lyngby, appena fuori Copenhagen. Si tratta di una delle aziende più importanti del settore: la stessa Cowi ha progettato e sta costruendo il Fehmarnbelt tunnel, il passaggio sottomarino che collegherà la Danimarca alla Germania, unendo l’isola danese di Lolland (a sud di Copenhagen) con quella tedesca di Fehmarn, sostituendosi agli attuali traghetti.
I lavori di quella che è stata definita la più grande opera infrastrutturale del Nord Europa termineranno nel 2029.
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I TEMPI SONO SBAGLIATI
Non è un problema di credibilità del progetto, quindi, visto che viene da un’azienda che crea infrastrutture di questo tipo ovunque nel mondo (sempre in Danimarca ha realizzato il Ponte del Grande Belt).
Sono le tempistiche a destare qualche dubbio. Fonti interne con cui abbiamo avuto qualche scambio definiscono “irrealistica” la tempistica espressa dal Ministro delle Infrastrutture. Ovvero, secondo loro è impossibile che il cantiere del ponte partirà quest’estate.

Il 15 febbraio si è effettivamente riunita la Società Ponte sullo Stretto, che ha confermato e approvato il progetto definitivo di Cowi. Il secondo passaggio è l’iter di approvazione attraverso i ministeri e soprattutto al CIPES, il “Comitato Interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile“, per valutarne l’impatto economico e se ci sono fondi. Detto meglio: se le stime millantate dal Ministro, in realtà sempre diverse, corrispondono ai costi effettivi.
Inoltre, un altro iter da non sottovalutare è se l’azienda che ha vinto l’appalto, ovvero Webuild, decida di continuare il progetto esecutivo con Cowi oppure no. Per quanto sia difficile che un’azienda cambi all’ultimo, se dovesse farlo questo allungherebbe ulteriormente i tempi.
Considerando che il CIPES si esprimerà sulla fattibilità verosimilmente a giugno 2024, non serve dire che i lavori in estate saranno ben lontani dall’essere cominciati.
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UN PONTE OPACO
Altri dubbi riguardano la trasparenza stessa del progetto, e le conseguenze negative per chi vive in quelle zone – senza entrare nel discorso di un ponte realizzato dove il resto delle infrastrutture è in stato pietoso.
Solo sulla sponda siciliana, si prevede di espropriare e abbattere 250 case, nonché ristoranti chioschi, hotel e quant’altro. Ad oggi, però, i residenti sono bloccati come l’opera stessa, non possono vendere le loro abitazioni né qualsiasi altro degli immobili coinvolti; e non possono nemmeno fare opere di manutenzione.
Inoltre. secondo Europa Verde, PD e Sinistra Italiana – i quali per questo, a inizio febbraio 2024, hanno presentato un esposto per chiedere indagini alla magistratura – la stessa società Stretto di Messina è poco trasparente, ha sempre negato qualsiasi aggiornamento o documentazione ad associazioni ambientaliste, ai giornalisti e agli stessi deputati in opposizione all’opera.
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