Il settimo rapporto “I taxi in Italia” rivela che la maggior parte degli italiani preferisce il servizio pubblico a app di privati come Uber. Mentre il parallelo rapporto “I taxi in Europa”, giunto alla sua seconda edizione, svela abitudini molto diverse negli altri Paesi. Il tradizionalismo dei cittadini tricolore non è tuttavia così vantaggioso, specie in termini di possibilità lavorative.
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Gli italiani preferiscono i taxi
Il rapporto “I taxi in Italia”, presentato nella sala stampa della Camera da Uritaxi, AppTaxi e Taxi Move, rivela che il 61,5% degli italiani preferisce il taxi regolamentato a tariffa pubblica e soltanto il 16,6% sceglierebbe servizi privati a tariffa libera tramite app. Il 72,3% dei cittadini si dichiara contrario all’aumento della presenza di multinazionali nel mercato della mobilità.
La metà degli utenti intervistati, pari al 50,3%, continuerà a preferire i servizi di taxi locali. Con il 69,1% del campione che preferisce riservare la propria corsa tramite telefono, mentre la prenotazione via app si ferma al 25,6%.
Nel resto d’Europa c’è più varietà
Parecchio diversa è la situazione nel resto d’Europa, così come dimostrato dallo studio “I taxi in Europa” di Lab21, che ha coinvolto oltre 30 città e più di 140mila contatti. Fuori dall’Italia, si dichiarano favorevoli all’ingresso di multinazionali private nel settore della mobilità il 61% degli intervistati. Gli europei sono favorevoli, per il 42,8% a una coesistenza regolamentata tra diversi operatori e utilizzano parecchio di più i servizi di app, con cui viene effettuata più della metà delle prenotazioni.
Tutti dicono no all’auto senza conducente
Italiani e il resto d’Europa si trovano invece sulla stessa lunghezza d’onda per quel che riguarda la diffidenza verso i taxi a guida autonoma: in Italia dicono no il 71,9% degli intervistati; in Europa la percentuale è al 64%. La diffidenza è ancora più marcata sul tema della sicurezza: solo il 21,4% degli italiani si sentirebbe sicuro a viaggiare su un taxi senza conducente, contro il 37,9% degli europei.
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Cosa ci perdiamo nel dire no a Uber
Secondo Anabel Diaz, vicepresidente e responsabile mobilità Uber in Europa, Medio Oriente e Africa, “con un mercato più aperto si guadagnerebbero 220mila posti di lavoro in Europa”. E se il parere di Diaz potrebbe essere di parte, basti pensare che lo stesso concetto è stato più volte ribadito dal ben più neutrale economista Andrea Giuricin. Il portavoce di Muoviti Italia, intervistato dal Foglio, dichiarò: “Secondo una mia stima, con una riforma del settore si potrebbero creare fino a 40 mila nuovi posti di lavoro nel settore ncc e generare 2,4 miliardi di economia aggiuntiva”.
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