Pechino “orienta”, i costruttori cinesi si adeguano. Tra le ripercussioni dirette della conferma dei dazi sull’importazione di auto elettriche cinesi in Europa, è arrivata la mano del governo cinese a redistribuire gli investimenti programmati dalle case con intenzioni di localizzare la produzione in Europa. Intenzioni note sin dal voto favorevole di ottobre, con Pechino a chiedere all’industria automobilistica interna di sospendere gli investimenti di ampliamento in Europa.
LEAPMOTOR IN POLONIA? MEGLIO IN GERMANIA
Secondo le anticipazioni dell’agenzia Reuters, Leapmotor – che fuori dalla Cina opera con una joint venture controllata al 51% da Stellantis, che ne detiene i diritti esclusivi di commercializzazione – starebbe considerando due siti produttivi differenti rispetto a quello di Tychy, in Polonia.
La posizione di Varsavia, favorevole ai dazi definitivi in sede europea, peserà sulla produzione nello stabilimento Stellantis che fino allo scorso luglio ha assemblato la Fiat 500 termica, rilevata dalla Leapmotor T03.
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La joint venture andrebbe a produrre il suv B10, primo progetto pensato nello specifico per i mercati europei, in un Paese che sul tema dazi si è dimostrato favorevole verso la Cina. Germania o Slovacchia, sono questi i due indiziati per accogliere la produzione del B10. Secondo le anticipazioni di due fonti dirette sentite dall’agenzia di stampa, il suv elettrico potrebbe essere assegnato alla fabbrica di Eisenach in Germania o a quella slovacca di Trnava.
IL NODO TEDESCO E I PREZZI
La sovraccapacità produttiva della prima, dove attualmente è il solo Opel Grandland a uscire dalla linea di montaggio, è ampia. Nel 2023 l’impianto ha operato ad appena il 30% della capacità produttiva e vi sarebbero ampi margini per accogliere la produzione del Leapmotor B10, che sui mercati europei esordirà nel 2025. Una produzione in Germania, con altri costi rispetto a quelli sostenuti in Polonia, è facile immaginare che possa avere ripercussioni sui prezzi del suv. Al tempo stesso, produrre in Europa, per Leapmotor, significa superare comunque i dazi del 20%.
Quanto a Trnava, l’impianto ex PSA ha assemblato a lungo modelli di segmento B e nel 2023 ha ricevuto investimenti nell’ordine di 180 milioni di euro per accogliere nuovi modelli – sempre del segmento B -. Oltre metà della produzione prospettata allora era di auto elettriche.
LA POSIZIONE ITALIANA
Una geopolitica della produzione che, vista da altre prospettive, non depone a favore delle ambizioni italiane – di molto ridimensionate negli ultimi 12 mesi – di convincere un altro costruttore, oltre a Stellantis, a produrre in Italia. I marchi cinesi sono sottoposti al rispetto dei desiderata del governo di Pechino.
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A Tychy, Leapmotor assembla dalla scorsa estate le piccole elettriche T03, in una formula che vede tutti i componenti arrivare dalla Cina. Quanto al suv di segmento D, Leapmotor C10, è un prodotto esportato in Europa già assemblato.
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