Alla fine i dazi si faranno. Il 4 ottobre 2024, infatti, la Commissione Europea ha annunciato che la proposta di imporre dazi definitivi sulle auto elettriche prodotte in Cina ha ottenuto il sostegno necessario da parte degli Stati membri con 10 voti a favore, 5 contro e 12 astenuti.
Secondo una dichiarazione della Commissione, le trattative con la Cina continueranno parallelamente, con l’obiettivo di esplorare soluzioni alternative che siano pienamente compatibili con le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), adeguate a far fronte agli effetti dannosi delle sovvenzioni riscontrate nell’indagine andi-dumping della Commissione avviata lo scorso settembre 2023, e che siano monitorabili e applicabili.
Quello che è interessante, però, è vedere chi ha votato a favore, chi contro e anche chi si è astenuto, cosa che segna una netta spaccatura tra i diversi Stati europei.
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DAZI EUROPEI: COSA SUCCEDE ORA
Dopo la votazione, l’iter dell’UE richiede che una regolamentazione finale venga registrata ufficialmente entro il 30 ottobre. La Commissione, in quanto braccio esecutivo dell’UE, può ora procedere con l’applicazione dei dazi, che dureranno per cinque anni.

L’Unione Europea, come sappiamo, sta attivamente cercando di ridurre la propria dipendenza dalla Cina, con l’ex presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, che ha avvertito il mese scorso che “la competizione sponsorizzata dallo Stato cinese” rappresenta una minaccia per l’UE, potenzialmente vulnerabile a coercizioni. Nel 2022, il volume degli scambi commerciali tra l’UE e la Cina ha raggiunto i 739 miliardi di euro.
La Commissione ha ribadito che qualsiasi alternativa ai dazi, come ad esempio la definizione di un prezzo minimo, deve rispettare requisiti rigorosi, tra cui l’allineamento con le norme della WTO, l’affrontare l’impatto delle sovvenzioni cinesi e la capacità di monitoraggio da parte dell’UE per garantire il rispetto delle regole.
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I PAESI CHE HANNO VOTATO A FAVORE
Come detto, sono 10 i Paesi che hanno votato a favore dei dazi europei sulle auto elettriche prodotte in Cina:
- Bulgaria;
- Danimarca;
- Estonia;
- Francia;
- Irlanda;
- Italia;
- Lettonia;
- Lituania;
- Paesi Bassi;
- Polonia.
Due di loro, Italia e Francia, sono i Paesi che più di tutti li hanno richiesti. La proposta UE e l’indagine sono arrivate nel 2023 dopo una serie di pressioni, soprattutto da parte da Parigi preoccupata dall’arrivo in massa di cinesi in fuga da un Paese in sovrapproduzione, con prezzi più competitivi ma soprattutto con tecnologie nettamente superiori.
E per questo il “fronte latino” era preoccupato di ricadute negative sulle rispettive industrie automobilistiche, già in condizioni drastiche per quanto riguarda l’Italia, e poco rosee anche Oltr’Alpe.

Nonostante i continui cambi di idea di Stellantis, con Tavares che prima li invocava e, dopo l’acquisto di Leapmotor, li ha criticati, lo stesso colosso italo-francese ha approvato la mossa europea, che del resto ha già spinto Leapmotor stessa a produrre in Europa, sfruttando gli stabilimenti Stellantis in Polonia.
Anche la Polonia, come visto, ha votato a favore, e vista la sua crescente importanza come Paese produttore di automobili, pur non avendo un suo marchio, è facile intuire perché si senta minacciata dalla presenza cinese, e anzi veda come un’opportunità il rendere sconveniente ai marchi europei produrre in Oriente, come Stellantis stessa ha dimostrato.

Tra i voti a favore, anche quelli di Paesi non direttamente interessati, mossi da sentimenti conservatori o protezionistici. La Danimarca, ad esempio, non ha un’industria automobilistica, e anzi l’unica azienda automobilistica che ha scelto Copenhagen come una delle sue sedi euroepe è proprio Xpeng.
Ma il governo danese, un compromesso tra i Socialdemocratici e il partito di centrodestra liberale Venstre, non vede di buon occhio le interferenze straniere, e i danesi stessi hanno dimostrato di non gradire troppo i marchi cinesi, con Nio che, dopo aver venduto una sola vettura nel Paese in tutto il 2024, ha chiuso le attività nel Paese, e nessun marchio cinese, nemmeno MG, che compare tra le prime 10 auto elettriche vendute.
Sulla stessa onda i Paesi Bassi con il nuovo governo nettamente più a destra che in passato, così come tutti i Paesi baltici.
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LA GERMANIA LASCIATA SOLA
Dei 5 voti contro, quello della Germania è l’unico di una grande economia, lasciata quindi sola dalle altre due maggiori economie dell’UE, che come visto hanno votato a favore, ma anche da Spagna e Svezia, che invece si sono astenute.
Berlino ha quindi avuto il sostegno solo da parte di Ungheria, Malta, Slovacchia e Slovenia, prive di industria automobilistica, ma probabilmente preoccupate che questi dazi possano avere ripercussioni sulle loro economie.

In ogni caso, quello della Germania è solo l’ultimo segnale che mostra la perdita di influenza del Paese sul continente, oltre che di un grido d’allarme per la propria economia già segnata dalla recessione.
Non sorprende, quindi, il voto contrario come segno di tutela delle proprie industrie che in Cina hanno enormi interessi, tanto da rendere Pechino il loro principale mercato. Non solo: diverse automobili del gruppo Volkswagen, di Mercedes (oggi anche tutte le Smart), di BMW sono prodotte in Cina, cosa che avrà ripercussioni anche sulle vendite europee.
Per questo, Oliver Zipse, CEO di BMW, ha sottolineato l’urgenza di “un rapido accordo tra UE e Cina per impedire un conflitto commerciale da cui nessuno trae vantaggio“. Mercedes, invece, ha chiesto un rinvio dell’applicazione delle misure.
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GLI ASTENUTI
Il gruppo più numeroso è quello degli astenuti, che comprendono:
- Austria;
- Belgio;
- Croazia;
- Cipro;
- Repubblica Ceca;
- Finlandia;
- Grecia;
- Lussemburgo;
- Portogallo;
- Romania;
- Spagna;
- Svezia
Curiosa l’astensione di Austria, Spagna e Svezia. La prima perché produce molto per i marchi automobilistici tedeschi (pensiamo a Magna Steyr), le altre due per motivi simili. La Spagna, per esempio, ha chiesto di rivedere i dazi perché Cupra produce in Cina la nuova Tavascan, anche se per ora ha annunciato che i dazi non influiranno sui prezzi di vendita.

La Svezia, invece, ha Volvo e Polestar, parte del gruppo cinese Geely responsabile anche di un enorme progetto di riqualificazione a Göteborg. E vetture come Volvo EX30 e Polestar 2 sono prodotte in Cina, anche se la prima dal 2025 sarà realizzata anche in Belgio.
Tuttavia, al pari della Spagna, e come già aveva fatto a luglio, si è astenuta perché ha “ricevuto segnali molto positivi dalla commissione, che auspicabilmente potranno procedere con soluzioni individuali per l’industria automobilistica e in particolare per Volvo Cars. La posizione della Svezia è che la cosa migliore sarebbe che Cina e UE riescano a raggiungere insieme un accordo sul problema” – ha dichiarato il referente svedese Benjamin Dousa.
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LE REAZIONI CINESI
Le aziende cinesi attive in Europa hanno criticato la decisione dell’UE. La citata Zhejiang Geely Holding ha definito il voto “non costruttivo”, avvertendo che i dazi potrebbero ostacolare le relazioni economiche e commerciali tra l’UE e la Cina, danneggiando infine le aziende europee e gli interessi dei consumatori.
MG Motor ha dichiarato che i nuovi dazi non influenzeranno i prezzi dei veicoli elettrici in Francia e Italia per ora, mentre BYD ha promesso di mantenere i prezzi stabili fino alla fine dell’anno.
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