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Il futuro dello stabilimento Marelli a Bologna, venduto per 1 euro

Il futuro dello stabilimento Marelli a Bologna, venduto per 1 euro
Lo stabilimento Marelli di Crevalcore ceduto alla cifra simbolica di un euro: lo rileverà l’azienda piemontese Tecnomeccanica.

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Un altro epilogo per uno stabilimento italiano legato all’automotive. Lo storico stabilimento Marelli di Crevalcore, a Bologna, annunciò la chiusura lo scorso settembre: i proprietari la definirono inevitabile, con un calo del fatturato del 30% in 5 anni, dovuto principalmente all’incapacità di adattare la produzione ai nuovi motori elettrici. Stavolta, però, potrebbe esserci un lieto fine.

 

La storia dello stabilimento Marelli di Crevalcore

Magneti Marelli nasce nel 1919 da un accordo tra l’azienda elettromeccanica Ercole Marelli e Fiat. Marelli è lo storico fornito di componenti per ammortizzatori e batterie del costruttore nazionale. E Fiat, nel 1967, ne prese il controllo totale e iniziò una forte espansione estera. Furono decenni fortunati, nel 2017 Marelli vantava 43mila dipendenti (di cui circa 10mila in Italia) e un fatturato da 8,2 miliardi di euro.

Poi ci fu la già storica fusione tra FCA e PSA e la Magneti Marelli fu sacrificata, venduta al gruppo giapponese CK Holdings – a sua volta controllato dall’americano KKR – per 5,8 miliardi di euro. Perse anche il Magneti del nome e divenne, semplicemente, Marelli. La promessa strappata dalla famiglia Agnelli era quella di mantenere intatti gli 11 stabilimenti e i 7.200 posti di lavoro in Italia.

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Ma la transizione ai motori elettrici pesò enormemente sull’azienda, con KKR pesantemente indebitato proprio a seguito dell’acquisizione di Marelli. A settembre 2023 fu annunciata la chiusura, con il conseguente licenziamento dei 299 lavoratori rimasti.

L’intervento del governo

Di fronte alla prospettiva dei 299 lavoratori lasciati a casa, la Regione Emilia-Romagna e il ministero delle Imprese e del Made in Italy guidato da Adolfo Urso decisero di agire, organizzando incontri per favorire la vendita di Marelli ed evitare così la chiusura di baracca e burattini. In meno di sei mesi si sono fatti avanti 5 papabili compratori, che sono diventati 2 a seguito delle prime trattative e delle verifiche istituzionali: la piemontese Tecnomeccanica e l’americana Niche Fusina.

Tecnomeccanica ha portato sul tavolo la garanzia dell’assunzione di almeno 152 dei 299 dipendenti entro la fine del 2024 e investimenti da 22 milioni di euro per continuare a produrre componenti di auto (cosa che Tecnomeccanica già fa). Promettendo inoltre di ampliare la produzione entrando anche nel settore delle luci e delle batterie elettriche.

Niche Fusina, parte del gruppo Data, attiva nella filiera dell’alluminio, prevedeva 15 milioni di investimenti per una reindustrializzazione completa dello stabilimento (la società è infatti estranea all’automotive e attiva nella filiera dell’alluminio) e l’assunzione di al massimo 130 lavoratori entro il 2028.

Marelli venduta e Tecnomeccanica per un euro

La continuità produttiva e il salvataggio dei contratti di un maggior numero di lavoratori ha spinto Urso a optare per la vendita a Tecnomeccanica, sancita nel pomeriggio di lunedì 12 marzo. Tecnomeccanica comprerà Marelli (e i macchinari provenienti dallo stabilimento francese di Argentan in chiusura) al costo simbolico di 1 euro.

L’azienda con sede a Novara si è impegnata a garantire le stesse condizioni economiche e contrattuali ai 152 lavoratori riassunti, e un trasferimento presso altri stabilimenti Marelli o incentivi per le uscite e le pensioni anticipate ai 147 dipendenti in esubero.

A sostenere il piano anche contributi regionali e un investimento della partecipata statale Invitalia fra i 5 e i 10 milioni di euro.

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