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Dove sta andando Fiat? Torino pare sempre meno rilevante per Stellantis

Dove sta andando Fiat? Torino pare sempre meno rilevante per Stellantis
Con la vendita dello stabilimento di Grugliasco e la chiusura dello storico centro in Polonia, si ridefinisce la mappa della produzione che fu FCA.

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Se Roma è la vera capitale e Milano quella economica, per lungo tempo Torino è stata la capitale industriale dell’Italia repubblicana. Sede del fiore all’occhiello del Made in Italy, esempio mondiale di avanguardia ed efficienza in campo automotive. Dicevi Torino e dicevi Fiat.

Poi Fiat diventò FCA e FCA è entrata a far parte di Stellantis. Gli orizzonti si espandono e gli obiettivi vengono ricalibrati su base mondiale, Torino non è più il centro e anche le sue storiche succursali assumono una rilevanza sempre minore nelle dinamiche del nuovo colosso.

 

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Grugliasco in vendita

Poco prima di Natale 2023, nella grande fabbrica che domina la località di Grugliasco, in provincia di Torino, è stata allestita una festiva tavola da soli 7 posti: bastavano ad accogliere gli operai, che un tempo erano più di 2mila. Finisce così la mitica storica dello stabilimento di Grugliasco, ex polo del lusso dell’impero costruito da Sergio Marchionne, dove si producevano i gioielli a motore targati Maserati.

Se ne va un altro pezzo di FCA, messo in vendita da Stellantis (l’annuncio riguardante lo stabilimento si poteva trovare sul famoso portale Immobiliare.it, poi rimosso). Era stata proposto come luogo ideale per la costruzione di dimore di lusso o di moderni loft. D’altronde, lo stabilimento, di oltre 210 mila metri quadrati, era stato ristrutturato appena 10 anni fa, quando prese il nome di Agap, acronimo di Avvocato Gianni Agnelli Plant.

stabilimento grugliasco maserati

Nata Carrozzeria Bertone nel 1959, la sede di Grugliasco era quella che aveva visto nascere le Maserati Quattroporte e Ghibli, modelli che hanno contribuito al rilancio del brand a livello mondiale, e inizialmente ci si aspettava di proseguire sulla stessa strada. Poi fu Stellantis e la produzione Maserati è passata a Mirafiori, i 200 operai della provincia sono quasi tutti stati ricollocati.

Chiude lo stabilimento polacco

Nel corso dell’ultimo mezzo secolo, parte della famiglia Fiat era emigrata, mettendo radici in Polonia. Erano gli anni ’70 e nella località di Bielsko-Biala sorse lo stabilimento che, per decenni e fino ad oggi, ha prodotto molti motori marchiati Fiat, in particolare il noto 1.3 Multijet diesel. Un powertrain poco idoneo alle nuove norme europee sulle emissioni.

Sono ancora da avviarsi le trattative riguardo il futuro dei 486 operai impiegati nello stabilimento. Molti, probabilmente, saranno trasferiti nei vicini poli Stellantis di Tychy o Skoczów (dove è in produzione la nuova Alfa Romeo Milano). Altri, forse, avranno modo di contrattare un accordo finanziario in cambio delle dimissioni.

Nubi sul futuro di Mirafiori

Ma resta sempre Mirafiori, forse. Quello che un tempo fu lo stabilimento cuore di Fiat, con il record di 60mila lavoratori del 1971, nel 2022 non superano le 11.835 persone impiegate. E del milione di auto prodotto cinquant’anni fa, si è arrivati a qualche centinaio in più di 85.000 vetture prodotte nel 2023. È un calo orchestrato e ricercato. Stellantis ha smesso di investire su Mirafiori o, meglio, ha iniziato a farlo in un modo tutto diverso.

mirafiori-fiat

Cospicue somme sono destinate ai dipendenti – dagli operai ai dirigenti – che si mostreranno disposti a presentare dimissioni volontarie. Nelle mail arrivate ai lavoratori Stellantis si chiede l’adesione a un programma chiamato Costruisci il tuo futuro, che prevede un incentivo economico per lasciare il posto di lavoro.

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D’altro canto, l’ad di Stellantis Carlo Tavares ha annunciato un investimento da 40 milioni di euro per la creazione del primo polo di economia circolare del brand. Così, Mirafiori passerebbe da centro produttivo a grande ricicleria green (prettamente per la carrozzeria, le componenti tecnologiche dovrebbero essere trasferite altrove). Ed è già stato inaugurato il Battery Technology Center, per testare le performance delle batterie elettriche.

Tutto ciò, agli occhi di operai e sindacalisti non servirebbe però a garantire i posti di lavoro né tantomeno a crearne di nuovi.

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