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Mercato auto europeo in crescita (+3,6%) con l’Italia che fa da traino (+7,6%), ma si dimentica le elettriche

Mercato auto europeo in crescita (+3,6%) con l’Italia che fa da traino (+7,6%), ma si dimentica le elettriche
Il gap con gli altri Paesi leader della mobilità elettrica resta profondo: Italia in ultima posizione (18,9% di penetrazione), sul podio Regno Unito (41,1%), Germania (36,7%) e Francia (35,1%).

IN QUESTO ARTICOLO

Il mercato europeo delle autovetture mantiene un andamento positivo anche nel mese di maggio 2026, registrando una crescita del 3,6% con 1.152.523 immatricolazioni rispetto alle 1.112.216 unità dello stesso mese del 2025. Questa performance rafforza il trend espansivo osservato sin dall’inizio dell’anno, spingendo le immatricolazioni complessive dei primi cinque mesi a quota 5.824.814 (+4,5% su base annua rispetto ai 5,57 milioni del 2025). Il mercato, tuttavia, sconta ancora un ritardo strutturale rispetto ai livelli pre-crisi, posizionandosi a un -16,0% nel confronto con lo stesso periodo del 2019.

Riguardo i paletti imposti dall’Unione per le auto elettriche, il Direttore Generale di UNRAE Andrea Cardinali spiega: “L’UNRAE valuta in modo critico il fatto che si continui a ragionare esclusivamente in termini di obblighi e prescrizioni, focalizzandosi alternativamente solo sul fronte dell’offerta oppure su quello della domanda. l contesto è più articolato e l’attenzione va posta maggiormente sui fattori abilitanti – fiscalità, agevolazioni strutturali, infrastrutture di ricarica e costo dell’energia – oltre a considerare i consumatori stessi più al centro di queste discussioni rispetto a quanto avvenuto finora”.

Mercato auto europeo: le immatricolazioni a maggio 2026

Analizzando i cinque Major Market, il mese di maggio mostra un quadro prevalentemente positivo, con la sola eccezione della Spagna che registra un lievissimo calo (-0,8%). La Germania evidenzia una sostanziale stabilità (+0,1%), mentre i rialzi più marcati si osservano in Italia (che guida con un +7,6%), nel Regno Unito (+7,1%) e in Francia (+3,7%).

A maggio l’Italia scende di nuovo in terza posizione per volume mensile, e la mantiene anche nel cumulato dei primi cinque mesi, come già in aprile, registrando comunque una crescita molto dinamica (+9,4%), a fronte dei risultati pur positivi di Regno Unito (+8,7%), Spagna (+5,8%) e Germania (+3,6%), e della leggera contrazione della Francia (-0,6%).

Leggi Anche: Tornano gli incentivi auto per il 2026, ma riguardato solo GPL e metano, veicoli commerciali e stazioni di ricarica.

QUANTE RICARICABILI CI SONO?

Passando all’analisi delle vetture ricaricabili, il mercato italiano fatica ad abbandonare le retrovie europee. A maggio, la loro penetrazione complessiva si è fermata al 18,9%, suddivisa tra un 8,8% di vetture elettriche pure (BEV) – con oltre il 34% dei volumi concentrato su un unico brand e modello – e un 10,1% di ibride plug-in (PHEV).

Il gap con gli altri Paesi leader resta profondo: Italia in ultima posizione tra i Major Market, con il Regno Unito che guida, forte di una quota ECV del 41,1% (BEV 27,3%, PHEV 13,8%), seguito da Germania al 36,7% (BEV 25,0%, PHEV 11,7%), Francia al 35,1% (BEV 29,1%, PHEV 6,0%) e Spagna al 23,1% (BEV 10,8%, PHEV 12,3%). Nel totale del mercato europeo, a maggio le ECV coprono il 34% di share: BEV al 23,3% (+5,9 p.p.) e PHEV al 10,7% (+0,9 p.p.). Il dato al netto dell’Italia porta la quota BEV al 25,5% e PHEV al 10,8%.

Estendendo lo sguardo all’intero periodo gennaio-maggio, lo scenario non muta. La Penisola resta il fanalino di coda per diffusione di veicoli a ricarica elettrica (ECV al 16,7%, di cui BEV 8,2% e PHEV 8,5%). Le distanze con i partner europei sono molto marcate: il Regno Unito si posiziona al 37,0% di quota ECV (BEV 23,9%, PHEV 13,1%), la Germania al 35,0% (BEV 23,9%, PHEV 11,1%), la Francia al 33,1% (BEV 27,8%, PHEV 5,3%) e la Spagna al 21,4% (BEV 9,4%, PHEV 12,0%).

Nel totale del mercato europeo, nei primi 5 mesi le ECV coprono il 31,6% di share: BEV al 21,4% (+4,3 p.p.) e PHEV al 10,2% (+1,7 p.p.). Il dato al netto dell’Italia porta la quota BEV al 23,5% e PHEV al 10,5%.

 

Sul fronte istituzionale, la Commissione ha recentemente presentato il Pacchetto di primavera del Semestre europeo, aprendo alla possibilità di includere nella clausola di salvaguardia nazionale per le spese di difesa – il cui tetto aggiuntivo è fissato all’1,5% del PIL – anche un margine dello 0,3% annuo per misure di sostegno energetico nel triennio 2026-2028, entro un limite cumulativo dello 0,6%. Per l’Italia, tale flessibilità si tradurrebbe in una concessione del valore di circa 14 miliardi di euro, derivabili direttamente dalle risorse rilasciate da Bruxelles.

“Questo margine rappresenta un’occasione concreta da utilizzare come fonte di finanziamento per defiscalizzare la transizione energetica delle flotte aziendali, tema sul quale l’UNRAE ha elaborato e promosso nei tavoli istituzionali uno specifico schema di possibile applicazione”, afferma Cardinali.

LE FLOTTE AZIENDALI EUROPEE

In relazione alla proposta di Regolamento per i veicoli aziendali puliti, il primo testo di compromesso del Consiglio dell’UE lascia sostanzialmente inalterato l’impianto delineato della Commissione, con obiettivi estremamente sfidanti che non tengono conto della reale diffusione delle vetture BEV nei singoli Stati membri, rischiando così di penalizzare nazioni come l’Italia (equiparata alla Francia, seppur con una quota BEV pari a nemmeno un terzo). In Consiglio, il dibattito sta quindi evidenziando posizioni divergenti tra gli Stati membri, con la composizione di assi tra Paesi che esprimono valutazioni critiche e chiedono maggiore flessibilità, tra cui l’Italia e la Germania, e altri, quali Francia e Spagna, che sostengono pienamente la proposta.

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