L’Associazione nazionale ciclo motociclo accessori (Ancma) ha presentato i dati di settore, attraverso uno inedito studio condotto da Bain & Company Italia.
La filiera moto e bici in Italia oggi vale complessivamente 14,8 miliardi di euro. Il settore contribuisce con un gettito vicino a 180 milioni di euro alle entrate tributarie.
Mentre il 2024 dell’auto dovrebbe concludersi in negativo, con immatricolazioni attorno a 1,58 milioni di nuove targhe, molto inferiori alle attese (il governo sperava in 2 milioni), i motocicli crescono del +42% in tre anni (dal 2020 al 2023) e il fatturato della filiera bici segna un +50% sul 2018, attestandosi a a 2,7 miliardi di euro.
Il successo delle moto
Dallo studio emerge che il settore del motociclo ha un fatturato di 9,5 miliardi di euro.
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Il mercato nel suo complesso dal 2020 al 2023 ha fatto segnare una crescita media annua del 12%.
Nel post-Covid funzionano bene non solo gli scooter, ma anche le moto, che rappresentano il 45% delle immatricolazioni, mentre 10 anni fa erano il 34%.

Si tratta di veicoli tradizionalmente più legati alla passione, al turismo e allo svago, ma che ora – grazie al successo delle medie cilindrate – si prestano a soddisfare anche le esigenze di pendolarismo.
In crescita la filiera moto del +50%
L’andamento positivo del mercato si è tradotto in una crescita del fatturato di tutta la filiera moto, che tra il 2020 e il 2023 ha fatto segnare un +50%, e in un aumento della profittabilità media per gli operatori in aumento dal 4,2% al 6%.
Cresce anche il numero degli addetti del 7%, attestandosi a poco più di 36mila diretti (84mila con indiretti e indotto).
Moto da esportazione
Degno di nota il saldo della bilancia commerciale dei motocicli con +470 milioni di euro, confermando la qualità e il ruolo centrale dell’Italia nell’export.
Anche la componentistica Made in Italy afferma la propria leadership nell’alto di gamma, con un valore medio delle parti esportate di 33 euro al kg contro i 19 dell’import.
Le patenti A crescono 6 volte di più delle patenti B
Il fatto che moto, scooter e ciclomotori piacciano agli italiani lo si vede anche dalla crescita del numero delle patenti A, che oggi sono una su cinque di quelle rilasciate.
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Si tratta di un totale di 280mila patenti A, in crescita del +6% dal 2013 al 2023. Nello stesso periodo le patenti B per le auto registrano un +1%.
Le biciclette
Più in chiaroscuro il settore delle biciclette, che dopo il +18% nel 2020 sul 2019 dovuto al bonus bici (oltre 2 milioni di pezzi venduti) ora vede una flessione media annua del 17% tra il 2021 e il 2023.
Nonostante il calo dei volumi, la filiera bici ha comunque registrato un aumento significativo del fatturato: 2,7 miliardi di euro nel 2023, cioè +50% sul 2018 (dovuto all’aumento dei prezzi e al successo delle e-bike).
Gli effetti della pandemia hanno impattato sulla profittabilità del settore: a causa della crisi delle catene di approvvigionamento i margini sono infatti tornati ai livelli del 2019, passando dal picco del 7,6% nel 2021 al 3,2% nel 2023. A risentire maggiormente di questo scenario sono stati i componentisti e i venditori di accessori che hanno perso quasi dieci punti di margine.
In ogni caso il settore ciclo, come quello moto, continua a segnare un saldo positivo nell’export, a dimostrazione della forte domanda di prodotti Made in Italy sui mercati internazionali: la bilancia commerciale indica infatti +75 milioni di euro (soprattutto per quanto riguarda pedali, manubri e cambi).
“Oggi produciamo il 17% delle bici costruite e assemblate in Europa (2 milioni)”, spiega il presidente di Ancma Mariano Roman.
Bene anche l’occupazione: in due anni (2020-2022) il numero degli addetti nella produzione di bici e componenti è cresciuto del 16%, passando da 15.200 unità a 17.600.
La crescita delle e-bike
In un contesto di grandi trasformazioni, l’elemento più rilevante è stato il rapido incremento delle e-bike, salite fino a oltre 330mila unità vendute nel 2022, con una penetrazione del 20% sul totale (era il 3% nel 2015 e l’11% nel 2019).
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Anche qui, come nel mercato dell’auto, scontiamo l’esposizione della filiera italiana alle forniture di componenti elettrici dall’Asia (che esporta l’87% dei chip), oltre che alla variabile di fattori macroeconomici e geopolitici.
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