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Perché oggi è più difficile prendere la patente: costi triplicati, guide obbligatorie e quiz selettivi

Perché oggi è più difficile prendere la patente: costi triplicati, guide obbligatorie e quiz selettivi
Fino agli Novanta, prendere la patente costava in media un terzo o poco più di uno stipendio base. Oggi costa quasi come una mensilità intera, e il test è anche più difficile.

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Se i giovani sembrano meno interessati a rendersi autonomi con l’auto è anche perché fare la patente oggi è una faccenda decisamente più complicata e costosa rispetto ai tempi dei loro genitori (per non parlare dei loro nonni).

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Patenti sempre più costose

Oggi fare la patente tramite autoscuola costa mediamente tra 950€ e 1.500€, i prezzi sono molto variabili a seconda del numero di guide e della regione dove si fa la patente (nelle grandi città del Nord i pacchetti base delle autoscuole partono già da cifre molto alte, toccando facilmente i 1.300-1.500 euro).

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Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, prendere la patente B in Italia è diventato più caro (tra i 120 e i 150 euro in più) a causa di una serie di riforme burocratiche e normative. L’aumento delle ore di guida obbligatorie da 6 a 8 (non si possono fare esercitazioni private con i parenti usando il Foglio Rosa se prima non sono state completate e completate tutte e 8 le ore certificate), un maggiore compenso fisso per gli  esaminatori della Motorizzazione Civile e rincari legati ai diritti di segreteria e amministrativi dovuti alla Motorizzazione Civile.

Negli anni Novanta si spendeva un terzo

Negli anni ’90 prendere la patente in autoscuola costava mediamente tra le 400.000 e le 600.000 lire tutto compreso (calcolando l’inflazione sono circa 450 euro odierni).

Negli anni ’90 non c’erano guide obbligatorie da sostenere prima dell’esame (l’obbligo di fare delle guide con l’istruttore è stato introdotto per la prima volta solo nel 2012) e il quiz era più semplice. Il numero dei quesiti era sempre 30, ma si potevano fare fino a 4 errori (oggi 3) e veniva dato più tempo (30 minuti vs i 20 attuali). 

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Mentre oggi il tasso di bocciatura è del 40% negli anni ’90 era fra il 10 e il 15%.

Negli anni ’50? L’esame era una “chiacchierata”

Negli anni ’50 l’esame di teoria era esclusivamente orale, anche gli analfabeti potevano prendere la patente. L’ingegnere della Motorizzazione Civile faceva alcune domande sul funzionamento del motore e sui segnali stradali, che all’epoca erano pochissimi rispetto a oggi. I primi quiz cartacei – le famose schede – sono arrivate solo negli anni ’70.

Il traffico nelle città era una frazione di quello odierno, l’esaminatore saliva a bordo e chiedeva di fare un breve giro, qualche svolta, una partenza in salita e una retromarcia. Se non si “grattava” troppo con il cambio (che all’epoca non era sincronizzato), la promozione era assicurata.

Il costo della patente si aggirava intorno alle 15.000 lire e lo stipendio medio mensile di un operaio o di un impiegato oscillava tra le 30.000 e le 50.000 lire. Di conseguenza, prendere la patente richiedeva circa un terzo o metà di uno stipendio mensile.

L’Italia stava vivendo la motorizzazione di massa. Lo Stato, la Fiat e l’intera economia spingevano affinché gli italiani comprassero automobili e le Motorizzazioni Civili avevano il compito di agevolare l’accesso alla guida, non limitarlo. Infatti si è passati dalle circa 200.000 patenti all’anno dei primi anni ’50 alle oltre 600.000 alla fine del decennio. Un risultato impossibile da realizzare con il 40% dei candidati respinto alla teoria, come avviene oggi.

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