Pirelli è ufficialmente tornata a trazione italiana con la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione per il triennio 2026-2028, che vede il ritorno di Marco Tronchetti Provera alla presidenza, al posto del manager cinese Jiao Jian.
Nell’ultima assemblea degli azionisti, il blocco cinese ha votato contro l’approvazione del bilancio e la lista della componente italiana, formalizzando una spaccatura insanabile all’interno della governance.
Perché Pirelli torna italiana
La transizione a una guida interamente italiana è il risultato di una precisa strategia industriale e politica. La holding Camfin di Tronchetti Provera ha deciso di non rinnovare gli accordi con i cinesi, isolandoli di fatto all’interno del consiglio d’amministrazione.
Attivazione del Golden Power
Tramite l’uso dello strumento normativo del Golden Power il governo italiano ha emesso un decreto che ha ridotto drasticamente l’influenza di Pechino . Pur mantenendo il 34,1% delle quote, a Sinochem è stato imposto il limite di soli 3 consiglieri su 15 e il divieto di esprimere ruoli apicali.
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Una scelta che non è andata giù ai soci cinesi: Pechino ha definito le misure italiane “discriminatorie”, sostenendo che ledano i legittimi diritti economici e societari previsti dallo statuto del gruppo. I soci cinesi hanno depositato ricorsi gemelli al TAR del Lazio chiedendo l’annullamento dei vincoli governativi e Sinochen sta valutando di disinvestire in Pirelli.
Obiettivo: il mercato statunitense
L’allontanamento dall’orbita cinese si è reso necessario per blindare il business in Nord America. Le restrizioni USA vietano l’adozione di tecnologie cinesi sui veicoli, minacciando lo sviluppo dei sensori intelligenti Cyber Tyre di Pirelli, lo pneumatico “intelligente” dotato di un sensore interno in grado di raccogliere dati stradali, usura e aderenza per dialogare direttamente con il software dell’auto.
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