Il Festival di Sanremo, lo sappiamo, è quasi più celebre per le polemiche che ogni anno lo riguardano che per la musica, e anche nel 2022 – nonostante un successo quasi mai visto – non sono mancate.

Tra le controversie del 2022 quella che ha forse fatto più parlare di sé, con echi soprattutto su Instagram e Tik Tok nonché sullo stesso palco dell’Ariston, è quella contro Plenitude, la nuova società di Eni Gas e Luce in cui il colosso italiano riunirà le energie rinnovabili e le attività retail.
Eni e l’Organizzazione del Festival sono stati accusati di Greenwashing, la prima perché considerata una delle 100 aziende più inquinanti al mondo; la seconda per non essere coerente con i propri obiettivi di sostenibilità (questa è stata la prima edizione a cui dovrebbe seguire, secondo le promesse, un’analisi dell’impatto ambientale dell’evento).
Ma l’operazione del colosso petrolifero italiano è solo una facciata, o c’è di più?
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COS’È PLENITUDE?
Ma che cos’è, esattamente, Plenitude? Caratterizzata dal classico Cane a sei zampe, ma qui dipinto di verde e sovrastato da un sole, è una nuova società che riguarda solo ed esclusivamente la divisione Eni Gas e Luce, ovvero la parte di Eni che poco ha a che fare col petrolio, e che da quando è nata si occupa delle utenze. Tra l’altro, di recente ha acquisito Be Charge per incrementare l’impegno alla sua transizione ecologica.
Plenitude sarà quotata in borsa entro la fine del 2022, con Eni che manterrà la quota di maggioranza. La società, guidata da Stefano Goberti, ha l’ambizioso compito di azzerare le emissioni entro il 2040, dando quindi ai suoi clienti energia 100% green.
Plenitude studierà proposte sia per utenze domestiche che aziendali, e soprattutto sarà impegnata nella realizzazione di una rete capillare di colonnine per veicoli elettrici, passando dalle attuali 6.500 a ben 31.000 entro il 2030. Si tratta di un numero tre volte superiore a quello attuale, da raggiungere in circa 8 anni: sembrano tanti, ma quando si tratta di investimenti di questo tipo sono un lasso di tempo piuttosto breve.

Sempre sfruttando le energie rinnovabili, Plenitude prevede di raggiungere già nel 2025 più di 6 Gigawatt di capacità installata e di superare i 15 nel 2030, con una crescita sostenuta da un piano di investimenti di circa 1 miliardo di euro tra il 2022 e il 2025.
Tutto questo, si badi bene, non sostituisce l’attività principale di Eni, ma al momento la affianca. Secondo il Piano Strategico 2021-2024, infatti, la crescita nella produzione di idrocarburi continuerà ancora fino al 2024 del 4%, una percentuale ancora piuttosto alta e addirittura superiore rispetto al precedente piano 2019-2025.
Va detto, però, che è difficile che un’azienda stravolga la sua struttura e il suo business model dall’oggi al domani, perché troppo costoso sia in termini di pura economia, sia in termini di persone.
COSA INTENDIAMO PER “GREENWASHING”
Tutto questo, presentato a Sanremo, ha portato ad Eni delle accuse di greenwashing, da parte di molti utenti dei social nonché dallo stesso artista Cosmo al termine della sua esibizione sul palco dell’Ariston.
La cosa non dovrebbe stupire: il tema dell’ecologia è stato molto presente all’ultima edizione del festival. Slogan di Cosmo a parte, l’intera canzone del gruppo rock siciliano “La Rappresentante di Lista” è la visione di un futuro catastrofico dove i cambiamenti climatici hanno devastato la terra, raccontata in toni allegri e colorati.
In generale, gli artisti, specie se così giovani, portano in musica temi molto cari al loro pubblico altrettanto giovane, e l’ecologia è particolarmente seguita dalla Generazione Z.
Le polemiche sono state però incentivate da Greenpeace, la quale ormai sappiamo essere particolarmente attiva contro l’automotive e l’industria petrolifera. A sua volta, però, la onlus non è esente da controversie soprattutto legate alla trasparenza, e dalle quali non ne è ancora uscita completamente ripulita.
Per fare un breve riassunto, il greenwashing, che si può tradurre come “Ambientalismo di facciata”, è una strategia di comunicazione di alcune aziende, organizzazioni ma anche istituzioni politiche volta a costruire un’immagine fintamente positiva per quanto riguarda il profilo dell’impatto ambientale, per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dagli effetti negativi per l’ambiente causati dalla propria attività, o dai propri prodotti.
Sono numerose le aziende che ultimamente sono finite nel mirino dei social e delle organizzazioni ambientaliste, l’ultima delle quali è per esempio Coca-Cola (intesa come gruppo), quando a gran voce annunciò di utilizzare solo plastica riciclata per le sue bottiglie, senza però rilasciare molti dettagli su come stesse pianificando di rendersi un’azienda davvero sostenibile.

Il greenwashing si caratterizza infatti per la vaghezza delle informazioni rilasciate, per vantare caratteristiche del prodotto che non vanno a risolvere l’impatto ambientale (appunto la plastica riciclata), o ancora per enfatizzare caratteristiche “green” irrelevanti e inutili al fine di una scelta consapevole e sostenibile.
LA STRATEGIA DI ENI E LE SUE CONTROVERSIE
Al contrario, il green marketing vede le aziende dichiararsi responsabili sociali del ciclo di vita dei loro prodotti, ma soprattutto si distingue per la verificabilità dell’effettivo impatto ambientale. In questo senso, sembrerebbe che almeno Plenitude sia un’operazione concreta da parte di Eni: sia perché sappiamo l’attuale grande impatto ambientale della società, comunque tra le 100 aziende più inquinanti al mondo; sia perché Eni è al lavoro per diventare carbon neutral da diversi anni, con risultati più o meno convincenti.
Per esempio, nel 2020 Eni è stata condannata a una multa di 5 milioni di euro dall’Agcm per pubblicità ingannevole in merito alla pubblicizzazione di un nuovo gasolio come “green”, pur rimanendo di origine fossile e per questo altamente inquinante. In quel caso non solo era un risultato poco convincente, ma era del vero e proprio greenwashing.
Altre controversie di Eni che abbiamo conosciuto in questi anni riguardano alcune delle sue controllate: in Nigeria, ad esempio, alcuni partner dell’azienda hanno causato e continuano a causare disastri ambientali nel Paese, per esempio distruggendo l’ecosistema del Delta del Niger a causa della fuoriuscita di petrolio dagli oleodotti.
Azioni e polemiche contro Eni sono quindi spesso condivisibili, e la stessa società ha indubbiamente ancora molto lavoro da fare per migliorarsi.
GAS NATURALE E IDROGENO
C’è un altro lato della medaglia. Seppur sono lontani i tempi di Enrico Mattei, Eni è da quando è nata una delle aziende più avanti per quanto riguarda il gas naturale, soprattutto il metano. C’è un’intera città a dimostrarlo, nel Comune di San Donato milanese (MI), che non a caso si chiama Metanopoli.

Più di recente, insieme ad Enel, Eni è al lavoro per la ricerca e lo sviluppo di idrogeno verde con elettrolizzatori alimentati da energia rinnovabile, posizionati vicino a due raffinerie Eni e affinché l’idrogeno verde possa rappresentare un’opzione di decarbonizzazione.
Eni ha del resto l’obiettivo dichiarato di aumentare la sua capacità di produzione di idrogeno verde a più di 2 Gw entro il 2030, ed è al lavoro per nuovi progetti in Italia e Regno Unito sempre per quanto riguarda questo gas.
È DAVVERO GREENWASHING?
In queste operazioni, legate più a Eni Gas e Luce che alla Eni “originale”, rientra anche Plenitude. La nuova società, insomma, va vista come “qualcosa a sé”. Una nuova società, di nuova concezione, all’interno di un gruppo piuttosto diversificato e legato ancora agli idrocarburi, in una sua stessa fase di transizione.
E se certo c’è ancora molto da fare, forse questa volta non è il caso di parlare di greenwashing.
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